Berzin, mostro sacro del ciclismo

Evgeni Berzin (Foto: Eric Houdas / Wikipedia)

Evgeni Berzin (Foto: Eric Houdas / Wikipedia)

Caschetto biondo, occhi di ghiaccio e un motore al posto delle gambe: Evgeni Berzin, per anni speranza russa delle due ruote, trionfò al Giro d’Italia battendo i re del pedale italiano

La maglia rosa per 19 giorni in fila. Sino all'arrivo a Milano. Da quasi sconosciuto delle due ruote, nel Giro d'Italia confezionato su misura per il mito spagnolo della bicicletta, Miguel Indurain. Evgeni Berzin è stata la speranza russa del ciclismo degli anni Novanta. Caschetto biondo, occhi di ghiaccio, una passione viscerale per l'Italia, dove ha vissuto a lungo anche a fine carriera. E una specie di motore nelle gambe per le gare a cronometro.

I primi acuti in pista: nel 1988 diventava campione nazionale in Urss e campione del mondo d'inseguimento (categoria allievi). Poi il passaggio in maglia russa e l'amore per le strade italiane. Ha vinto la corsa Rosa a 24 anni, esattamente 20 anni fa, all'esordio della scalata al terribile Mortirolo, Dolomiti, una delle salite più dure d'Europa. Contro mostri sacri del pedale italiano: Gianni Bugno, Claudio Chiappucci. Battendo Indurain a cronometro, specialità in cui il gigante navarro non perdeva da anni. In precedenza, aveva già fatto centro al Giro del'Appennino e alla Liegi – Bastoigne – Liegi, una delle classiche di primavera del Nord, tra Belgio e Olanda. Insomma, Berzin era un outsider al posto giusto, nel momento giusto.

Aveva la stessa età di Marco Pantani. Dieci anni fa moriva il Pirata. Due gemelli diversi: il romagnolo aveva più fame di successi del russo, sorretto invece da un incredibile talento naturale, dalla pedalata potente e di classe. E quel Giro d'Italia lo vinse lui, nonostante Pantani mostrasse per la prima volta al ciclismo italiano le sue impressionanti qualità in salita che portava alla mente le imprese del passato.

Bandana al vento, strappi a ripetizione sempre sui pedali, Indurain mollava, così Bugno e Chiappucci. Berzin no. Anzi, il russo aveva già passato il traguardo per primo sul traguardo in salita a Campitello Matese, nella crono di Follonica, nella cronoscalata di Passo del Bocco. Il successo al Giro d'Italia cambiava la sua carriera. Togliendogli – grazie a superingaggi, sponsor, notorietà – la fame di vittorie. Mai più centrerà un risultato così importante: secondo posto al Giro d'Italia 1995, due giorni in maglia gialla – quella del leader in classifica – al Tour de France 1996, dove vinse una strepitosa cronometro sempre contro Miguel Indurain. Poi, anonimato e il ritiro, nel 2000. 

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