La gloria di Sarunas

Sarunas Marciulounis (Foto: Dmitri Donskoy / Ria Novosti)

Sarunas Marciulounis (Foto: Dmitri Donskoy / Ria Novosti)

Marciulounis, stella del basket sovietico. La sua carriera tra i due versanti della cortina di ferro

Un altro pezzo di Urss che finisce nella cristalleria americana. Sarunas Marciulounis, stella del basket sovietico, un diamante puro da poco selezionato nella lista dei cinque nuovi ammessi alla Hall of Fame 2014. In pratica, la Walk of Fame hollywoodiana del basket. Marciulounis ha fatto male agli statunitensi, attore protagonista dell'Urss che vinceva l'oro ai Giochi olimpici di Seul 1988. Anche sul parquet c'era già aria di divisione. In piena perestrojka, con i venti - e i guadagni - dell'Occidente che stimolavano la fantasia di tanti atleti sovietici. Tra cui, il Principe del Baltico, Arvydas Sabonis e Rimas Kurtinaitis. Campioni che strinsero patti tra di loro, uniti verso il successo in Corea del Sud. C'era da battere dopo decenni il mito statunitense, tra campioni Nba – come Mitch Richmond, nella Hall of Fame assieme a Marciulounis – e stelle come David Robinson (San Antonio Spurs) che arrivavano dal college.

Senza dimenticare che Sarunas era stato scelto solo al sesto giro nel draft Nba 1987 dai Golden State Warriors, poco dopo il titolo di miglior giocatore sovietico dell'anno. Ma a vedere il tramonto sulla baia di San Francisco ci finirà solo due anni dopo, con lo scalpo degli americani sul collo, poche settimane dopo la caduta del Muro di Berlino. Dopo il successo in finale ai Giochi sudcoreani, una lezione che portò gli Usa a ristabilire l'ordine mondiale alle Olimpiadi di Barcellona 1992 con il Dream Team (Michael Jordan, Magic Johnson, Larry Bird e gli altri nove cestisti più forti del mondo nella stessa squadra), i nativi lituani della nazionale, tra cui Marciulounis, decisero di farsi fotografare con la medaglia d'oro senza i compagni russi.

Era la polaroid della fine sportiva di un impero che ha aperto la strada ai fuoriclasse europei della pallacanestro degli anni Novanta e Duemila. Da Andrei Kirilenko a Tony Parker, da Dirk Nowiztki a Danilo Gallinari, Pau Gasol e tornando indietro, Toni Kukoc che vinceva titoli con i Chicago Bulls di Jordan: tutti devono qualcosa, forse tutto, ai primi campioni come Marciulounis (primo sovietico nella Nba), Sabonis, il compianto serbo Drazen Petrovic che per primi sono saltati su un aereo oltre l'Atlantico. In un universo nuovo, senza conoscere lingua, usi, costumi del basket occidentale. Giudicati, sottovalutati da allenatori e stampa sportiva statunitense, come avvenne per Marciulounis a Golden State. Per l'ex sovietico, sette anni nel palazzetti Nba con la riconosciuta fama di tiratore micidiale. Con un rilascio di palla forse mai visto nella Lega dei fenomeni.  

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