Il lato oscuro delle medaglie

Squadra dei soccorsi al lavoro (Foto: Vitaliy Belousov / RIA Novosti)

Squadra dei soccorsi al lavoro (Foto: Vitaliy Belousov / RIA Novosti)

Non solo gioia e vittorie. Come in tutte le altre competizioni sportive, anche ai Giochi si va incontro a terribili infortuni...

La gioia della vittoria e la cocente sconfitta. Questo è quello che gli spettatori e noi, che collaboriamo allo svolgimento dei Giochi, vediamo ogni giorno. Tuttavia c’è un’altra faccia della medaglia, non altrettanto piacevole, ma in ogni caso parte ineliminabile del grande sport. Ogni giorno alle Olimpiadi, così come nelle altre competizioni sportive, qualcuno si procura un trauma. In una frazione di secondo il sogno di qualcuno si distrugge. Il servizio medico per le competizioni sportive si basa, ovviamente, sul lavoro dei medici. Ma c’è anche una grande quantità di volontari a supportarli con la traduzione, l’organizzazione del trasferimento d’emergenza in ospedale, la comunicazione sugli incidenti e quant’altro possa essere d’aiuto. Per un aiuto operativo e di qualità è necessario creare condizioni favorevoli ed è proprio questo a pesare sulle spalle dei miei colleghi. Sfortunatamente, capita piuttosto spesso di ricorrere ai servigi di questa squadra affiatata.

Le competizioni che si svolgono negli stadi al chiuso non sono eccessivamente a rischio infortuni, il massimo che succede lì, di regola, sono lesioni e stiramenti. Tuttavia la situazione è ben più complessa: gli incidenti seri, che mettono a rischio la partecipazione alle tappe successive delle competizioni, sono praticamente all’ordine del giorno. La maggior parte degli incidenti che richiedono l’intervento medico avviene durante gli allenamenti e le competizioni sciistiche, di freestyle, di snowboard e salto dal trampolino. I volontari che lavorano su queste discipline, con aria tranquilla, raccontano che dopo i primi giorni ci si fa l’abitudine. Io invece proprio non riesco ad affrontare gli infortuni con tranquillità. Quando lo stadio si paralizza e trattiene il fiato e nell’aria cala un silenzio gelido, è impossibile continuare a svolgere il proprio ruolo a sangue freddo. Tuttavia bisogna prendere il coraggio a due mani e continuare a lavorare sperando con tutte le forze che la situazione si risolva per il meglio.

Dopo ogni nuovo infortunio al centro stampa inizia il trambusto. Le informazioni non arrivano mai tempestivamente, per questo c’è sempre un brusio di desolazione e di mancanza di notizie. I giornalisti corrono, senza riuscire a trovare il proprio posto, telefonano e telegrafano continuamente alle proprie redazioni: “È caduto… errore suo… Si è afferrato il gomito… Sembra che si sia alzato e sia riuscito a camminare da solo… Ma per ora non si sa niente…”.

Persino gli atleti, per i quali gli infortuni costituiscono la routine, non riescono ad affrontarli con tranquillità. È duro vedere un grande atleta, consapevole di essersi appena ripreso da un forte e complesso infortunio, voltarsi bruscamente e bloccarsi con gli occhi sbarrati dopo aver sentito il suono secco della caduta. Il suono della caduta si distingue molto facilmente da qualsiasi altro suono: è più secco e allo stesso tempo più fragoroso, distinto. Non lo si percepisce in televisione, ma nella vita reale è proprio quel suono ad essere foriero di problemi. Segue un gran movimento di medici, di persone che corrono da qualche parte, telefonini che squillano, urla. Ma è proprio con quel suono che comincia tutto.

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