La conquista di Sapporo

Galina Kulakova (Foto: Itar Tass)

Galina Kulakova (Foto: Itar Tass)

Galina Kulakova, mito dello sci di fondo russo. Tre ori in una sola Olimpiade. E una carriera sempre ai vertici

Tre medaglie d'oro in una sola Olimpiade. Otto podi complessivi ai Giochi invernali in 12 anni, tra il 1968 e il 1980. Tra i tedofori della fiaccola olimpica in viaggio nelle scorse settimane verso il Mar Nero c'era anche Galina Kulakova. Il mito dello sci di fondo sovietico degli anni Settanta. La miglior fondista in assoluto tra i Giochi di Grenoble e Lake Placid, soprattutto sulla lunga distanza. Quattro ori, due argenti, due bronzi. Era suo il primato di trionfi fino all'ampliamento del programma femminile, avvenuto negli anni Ottanta. In mezzo, anche nove ori, cinque argenti e quattro bronzi ai Mondiali e 39 titoli sovietici. Insomma, una leggenda.

Il suo nome è legato soprattutto ai Giochi olimpici di Sapporo 1968, in Giappone. Un'edizione storica. La prima in Asia dei Giochi invernali, quattro anni dopo quelli estivi, a Tokyo. Sapporo era la sede prescelta nel 1940. Un anno prima aveva inizio la Seconda Guerra Mondiale. E le ostilità belliche prima, poi quelle politico/economiche motivarono lo spostamento di 30 anni della competizione.

L'edizione giapponese faceva parlare di sé non solo per le performance sulla neve o sul ghiaccio. C'era l'incognita del meteo, per le gare di montagna disputate a pochi chilometri dal mare. C'era la grande guerra sostenuta dal Comitato olimpico internazionale (Cio) contro il professionismo. Soprattutto nello sci alpino. Nell’hockey su ghiaccio, per esempio, colossi come l’Unione Sovietica e la Cecoslovacchia, composte da professionisti (nei Paesi dell'Europa orientale non c’era distinzione tra dilettantismo e professionismo), venivano ammesse alle gare.

E il Canada decise di non partecipare per protesta (così anche nel 1976), contro i “dilettanti di stato” sovietici, che erano già trattati come professionisti. E il titolo finiva ovviamente allo squadrone dell’Urss davanti agli Stati Uniti. Il fenomeno austriaco della discesa Karl Schranz, conosciuto come l'”aquila nera” e che guadagnava più di tutti, si oppose all'agguato al professionismo. E fu squalificato dalle Olimpiadi. In gara, la Kulakova saliva sul gradino più alto del podio nella cinque chilometri e dieci chilometri individuale e nella staffetta. Quattro anni dopo a Innsbruck era trovata positiva all'efedrina, stimolante per diminuire il senso di fame. Senza essere sospesa dal Cio.  

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