Le Olimpiadi viste da vicino

Un momento della cerimonia di inaugurazione allo stadio Fisht di Sochi (Foto: Mikhail Mordasov)

Un momento della cerimonia di inaugurazione allo stadio Fisht di Sochi (Foto: Mikhail Mordasov)

Nina Orlova, volontaria ai Giochi di Sochi, racconta le ore dell'inaugurazione

L’evento che l’intero Paese stava aspettando, fin da quando, sette anni fa, è stato annunciato che Sochi avrebbe ospitato le Olimpiadi invernali del 2014, finalmente ha avuto luogo. Molti volontari hanno avuto l’opportunità di assistere alla cerimonia di persona, ancor prima del resto del pianeta: i biglietti per assistere alle prove generali erano stati assegnati come incentivo.

La maggior parte di noi, però, non è stata così fortunata. Il giorno della cerimonia ha iniziato a girare la voce che alcuni dei volontari avrebbero avuto il permesso di assistere all’evento dal vivo al Fisht Stadium per riempire tutti i posti rimasti liberi, perché invenduti. Le voci nelle grandi manifestazioni si diffondono assai rapidamente, e così chiunque non era di servizio nel pomeriggio ha firmato per avere uno di quei posti liberi tramite i propri capisquadra e si è recato al Parco olimpico in attesa di conoscere la propria fortuna. Alla fine si è così raccolta una gran folla di volontari, tutti in spasmodica attesa di notizie.

L’atmosfera in un primo momento era alle stelle e allegra, ma poco alla volta ha avuto la meglio la delusione. Naturalmente, la maggior parte di noi non ha avuto nessun posto gratis: soltanto pochi colleghi, i primi ad arrivare e a firmare, sono riusciti a entrare nello stadio durante la cerimonia. Costoro sono rimasti profondamente colpiti da ciò a cui hanno assistito.

Uno di loro, un mio amico, al termine della cerimonia ha perso del tutto la capacità di comunicare con frasi di senso compiuto, e non ha fatto altro che rispondere agli sms che gli inviavo per sapere come era andata con una sfilza di faccette sorridenti e punti esclamativi. Per quanto mi riguarda, quando a pochi minuti dall’inizio della cerimonia di inaugurazione ho capito che non avrei ottenuto nessun posto, ho scoperto che la televisione più vicina si trovava ad almeno venti minuti a piedi di distanza. Per me le Olimpiadi sono iniziate dunque in modo “atletico”: ho iniziato a correre il più veloce possibile per non perdermi l’inizio.

Per molti stranieri, decifrare i messaggi e i significati dei vari episodi della cerimonia di apertura dei Giochi non è stato affatto facile. Ho sentito molti di loro chiedere perplessi chi fosse Zio Styopa (Zio “Campanile”), o perché la troika russa (un tradizionale mezzo di trasporto che prevede tre cavalli affiancati) sia un simbolo nazionale così importante. Ho sentito anche molte spiegazioni, alcune delle quali davvero esilaranti. Per esempio, ho sentito un britannico cercare di persuadere un connazionale che Zio Styopa, il protagonista gentile di molte favole russe per bambini, sarebbe il simbolo dello stato di polizia e della Russia di Putin in generale. Naturalmente, l’accensione della fiamma olimpica e i fuochi artificiali sono il clou di qualsiasi cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi. Non appena è stata accesa la fiamma olimpica, una marea di giornalisti e di addetti ai media che avevano seguito l’evento sugli schermi della televisione nella hall si è precipitata fuori, e per poco non mi ha travolto. Tutti volevano assistere di persona ai meravigliosi fuochi artificiali sopra il parco olimpico. Sono arrivati col fiato corto, ma con grandi sorrisi stampati in faccia.

Sembra che, visti dal vivo, i fuochi lascino un’impressione ancora più forte che visti alla televisione. Mentre tornavamo indietro, dopo la cerimonia, un americano seduto accanto a me sull’autobus si è messo a scrivere freneticamente sul suo cellulare, scandendo ad alta voce il testo del messaggio a mano a mano che lo scriveva. Ha scritto: “Anche se ho visto accadere molte cose strane, difficili da capire o da spiegare, dobbiamo cercare di capirle ed accettarle. Dopo tutto, i russi hanno fatto un ottimo lavoro e hanno fatto del loro meglio per farci comprendere almeno un po’ la loro anima misteriosa”.

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