Il caos prima della festa

Volontari a Sochi (Foto: Ria Novosti)

Volontari a Sochi (Foto: Ria Novosti)

Poche ore. Poi inizierà ufficialmente Sochi 2014. E la nostra volontaria ci guida alla scoperta dei segreti della preparazione della cerimonia d'inaugurazione

Meno di ventiquattro ore. E in questo momento ciascuno dei partecipanti tenta di risolvere nel minor tempo possibile i problemi rimasti, tutti sono concentrati sugli ultimi preparativi. La mente dei volontari è completamente occupata dalle questioni più pressanti: dove alloggiare, dove mangiare bene e come ottenere i biglietti per una delle prove generali della cerimonia di apertura. Alla ricerca della risposta alle prime due domande i miei colleghi si approcciano da stoici e non prestano attenzione alle difficoltà che sorgono.

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dedicate ai Giochi di Sochi

Una mia conoscente ad esempio mi ha raccontato in assoluta tranquillità di come a mezzanotte, prima del turno di lavoro della mattina, si sia trovata ad asciugare l’allagamento nel bagno in seguito all’esplosione di un rubinetto (anche le abitazioni nuove, appena costruite, a volte nascondono delle sorprese). Poi, ha pensato, dormire con il mormorio dell’acqua tutto sommato sarebbe stato anche meglio.

I biglietti per le prove generali sono un incoraggiamento per i volontari che si sono distinti. Adesso quelli che hanno già visto la cerimonia se ne vanno in giro con un ghigno furbo e quando li si incontra non si privano del piacere di ricordare ancora una volta che, dicono, “io so già tutto, ma a voi non è dato sapere”. I dettagli della cerimonia, chiaramente, non sono ancora di dominio pubblico, perfetta dimostrazione dell’efficacia dei nostri training in cui ci è stato chiarito con precisione, che cosa può essere rivelato e che cosa no.

Quanto più ci si avvicina alla cerimonia di apertura tanto più sorgono problemi per i volontari, che rispondono dell’accoglienza degli sportivi e delle delegazioni a Sochi. Loro devono non soltanto accogliere le squadre, indirizzarle al mezzo loro destinato, raccapezzarsi tra le molteplici borse del bagaglio e coordinare le loro partenze, cercando al contempo di essere il più possibile gentili e ospitali, ma anche occuparsi  dei giornalisti. Appena si avvicina l’ora d’arrivo di una qualche squadra famosa, nella stretta sala degli arrivi internazionali inizia il pandemonio. Borse di appartenenza ignota, scatole pesanti, cavi infiniti, reporter che sbucano di qua e di là, sci, carrelli per il trasporto del bagaglio.

E in questo caos non bisogna perdere nessuno e non dimenticare nessuno. Oggi ad esempio è arrivata la nazionale Canadese di hockey e i giornalisti con le loro telecamere hanno invaso la sala arrivi un’ora e mezza prima dell’orario d’arrivo previsto del volo. Chi inciampava continuamente sui loro cavi, un affollarsi di mani , borse, sci impedivano ai reporter di scrivere il loro titolo, qualcuno semplicemente correva per la sala, chiedendo continuamente a tutti i presenti con note isteriche nel tono di voce “allora? Sono già arrivati?”. Presto il flusso di coloro che accorrono si attenuerà e i volontari potranno con sollievo prendere fiato dagli incontri e dai cavi. Ma adesso è proprio questo viavai a dare vita al nuovo edificio dell’aeroporto di Sochi.

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