La sfida di Lubov al termine dell'impero

Lubov Egorova (Foto: Sergei Kompanichenko / Ria Novosti)

Lubov Egorova (Foto: Sergei Kompanichenko / Ria Novosti)

Lubov Egorova e la dissoluzione dell'Urss. Simbolo della prima squadra di sci di fondo della Csi. Una campionessa tra due epoche
Lubov Egorova
(Foto: Sergei Kompanichenko / Ria Novosti)

Una medaglia d’oro per un totem che non c’era più. Assente dalle carte geografiche, non nel cuore degli atleti. Lubov Egorova, il gradino più alto del podio nello sci di fondo, 15 chilometri a tecnica libera, ai Giochi invernali di Albertville, Francia, 22 anni fa. Un metallo pesante: sulle Alpi francesi, era il primo della squadra mosaico della Comunità stati indipendenti (Csi), nata dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica. Con il cronometro che misurava la frequenza della storia sportiva: in gara per la prima volta, la Germania riunificata dopo la caduta del Muro di Berlino, avvenuta tre anni prima. E la separazione jugoslava aveva prodotto il team croato e sloveno.

Inoltre era la prima edizione olimpica non boicottata - e nessun Paese fu rispedito indietro dall'organizzazione - negli ultimi 30 anni, mentre il 1992 fu l'ultimo anno con Giochi estivi e invernali. La Egorova scendeva in pista con la divisa dell'Urss, sulla tuta la gloriosa sigla Cccp, all'altezza del polpaccio.

Il suo trionfo veniva festeggiato con l'inno olimpico, in alto finiva la bandiera a cinque cerchi. Perché fino alla conclusione delle Olimpiadi di Barcellona la strada per i 13 Paesi nuovi lasciati in eredità dai sovietici era barrata, per volere del Comitato olimpico, il Cio. La Egorova batteva il mito Elena Vjalbe, russa di Magadan. La Vjalbe era la favorita d'obbligo, la dominatrice di un'era sportiva, anche lei finita in un limbo diplomatico: il marito, Urmas, avrebbe gareggiato il giorno successivo al suo podio – fondista nella 30 km - ma sotto la bandiera estone.

Una polaroid familiare che fotografava la condizione degli atleti sovietici dopo la fine dell'Urss. Ma che alimentava la fame dei successi. Soprattutto della Egorova. "Lubov", che in russo significa "amore", saliva sul gradino più alto del podio anche nella dieci km a inseguimento, battendo la campionessa italiana Stefania Belmondo, che invece riusciva a superarla nella 30 km a tecnica classica. E contribuiva anche all'oro della Csi nella staffetta 4x5 km, davanti a Norvegia e Italia.

Nel medagliere invece la Csi finiva seconda, alle spalle della Germania di nuovo conio, con 26 medaglie (nove ori, sei argenti, otto bronzi), superando potenze come Norvegia, Austria, Italia, la Francia padrone di casa. Alla fine, per la Egorova tre ori, due argenti. Poi, altre cinque medaglie a Lillihammer '94 e una squalifica per doping, negli anni successivi. Con la prima che è però diventata leggenda.  

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