Il lato oscuro delle metropoli

Folla nella metropolitana di Mosca (Foto: PhotoXPress)

Folla nella metropolitana di Mosca (Foto: PhotoXPress)

La sicurezza nelle città russe aumenta di anno in anno. Tuttavia, come in tutte le città del mondo, incontri sgradevoli sono possibili. E a volte basta solo parlare...

Uno dei timori più diffusi e malriposti che i turisti nutrono nei confronti della Russia riguarda la violenza per le strade. Fortunatamente, si è smesso di associare al Paese il concetto di mafia, e non si teme più di rimanere vittima di uno scambio a fuoco nei luoghi pubblici. Tuttavia gli stereotipi sulla violenza xenofoba e i malviventi che si aggirerebbero per le strade sono duri a morire. Chiunque abbia visitato Mosca negli ultimi anni può facilmente garantire che la capitale russa è di norma un luogo sicuro − a meno, naturalmente, di non aggirarsi ubriachi alle tre del mattino in qualche remoto sobborgo della città.

Quanto al resto del Paese, è difficile definire una particolare città sicura o pericolosa, dal momento che le condizioni locali variano molto. Un mio amico paragona Khabarovsk e Vladivostok a, rispettivamente, Mosca e San Pietroburgo, poiché le due città costiere, afferma, tendono ad essere meno sicure rispetto alla capitale russa e alla città sulle sponde dell’Amur. Personalmente, non ho mai avuto problemi in nessuno di quei posti, ma tendo a concordare con il mio amico. Anche nella Russia centrale alcune città sono semplicemente amministrate meglio di altre e quindi risultano, per definizione, più sicure. Avendo viaggiato molto in tutto il Paese ho imparato ad attenermi ad alcune norme di comportamento che consentono di sentirsi più sicuri anche nei luoghi più malfamati.

La prima regola è quella di mantenere una postura adatta. Mentre in un Paese come il Giappone un atteggiamento non aggressivo e quanto più docile e sottomesso può essere visto di buon occhio, in molte città russe note per essere violente potrebbe facilmente portarci a situazioni sgradevoli. Una camminata dal piglio sicuro, con la schiena ben dritta, può scoraggiare i potenziali malintenzionati: quelli che i russi chiamano gopniks (malviventi) infatti non apprezzano molto la docilità. Nel caso ci si imbatta in ceffi poco raccomandabili, nulla può essere d’aiuto quanto il dilungarsi in una conversazione.

L’ho potuto constatare personalmente nella città di Irkutsk, in Siberia, dove una sera di autunno mi aggiravo per strada in compagnia di un tedesco e due giovani del posto. Durante la nostra passeggiata ci siamo imbattuti in due giovani che fumavano fuori da un edificio. Chiaramente desiderosi di menare le mani, questi hanno iniziato a provocarci, chiamandoci “gay”. Io li avrei ignorati, tirando dritto, ma uno dei miei amici russi, che non ha un’ottima opinione degli omosessuali, ha rivolto loro, fulmineo, un insulto impubblicabile. Nel giro di un minuto i due sono riusciti a chiamare rinforzi, e ci siamo ritrovati circondati da più di dieci sconosciuti. Il tedesco, non capendo una parola di russo, era pietrificato. La situazione tuttavia non è degenerata. Ci siamo lanciati in una lunga discussione, scambiandoci accuse per circa un’ora. Alla fine, i nostri “nemici” ci hanno stretto la mano e ci siamo lasciati come vecchie conoscenze. Il tedesco, sicuro com’era di essere sul punto di finire coinvolto in una rissa, è rimasto a bocca aperta.

In Russia, se ci si trova nei guai, una parlantina sciolta può fare miracoli se ci si trova nei guai − e non solo con i malviventi. Una volta, quando ancora ero studente, tornai a casa per una breve vacanza a casa, dimenticando di portare con me un documento che dimostrasse che ero iscritto all’università. Al mio rientro in Russia, il funzionario della dogana vedendo il mio visto da studente mi chiese di esibire la tessera universitaria, che non avevo. Giustificai la mancanza del documento elencando tutte le circostanze che mi avevano portato a dimenticarlo a casa prima della partenza. Il funzionario si convinse che ero davvero uno studente, e la lunga fila di passeggeri in attesa dietro di me lo indussero a scrollare il capo e apporre il timbro sul mio passaporto. Io però continuai il mio monologo sino a quando non mi ebbe restituito il documento. Esasperato dalla mia parlantina, era sul punto di chiedermi di tacere. In alcune delle regioni più remote del Paese, è importante che tutti coloro che sono visibilmente stranieri rimangano sempre vigili.

Spesso chi abita in piccole cittadine può avere l’impressione che tutti coloro che vengono dall’estero sono necessariamente ricchi. Tuttavia, in caso di necessità sono proprio gli abitanti delle cittadine più piccole a dimostrarsi spesso più accoglienti e comprensivi. Lo stesso accade con i rappresentanti delle forze dell’ordine, che nel resto del Paese sono molto meno stressati rispetto ai loro colleghi della capitale. Nel corso dell’ultimo decennio, il diffondersi del benessere e le numerose iniziative contro l’alcolismo hanno reso il Paese molto più sicuro. Tuttavia, il buon senso e delle normali precauzioni possono contribuire a tenersi lontani da situazioni potenzialmente rischiose.

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