Il sogno infranto di Sergei Gonchar

Sergei Gonchar, una delle leggende dell’hockey russo (Foto: Wikipedia)

Sergei Gonchar, una delle leggende dell’hockey russo (Foto: Wikipedia)

Tra vittorie, speranze e delusioni. La carriera al limite di un idolo dell'hockey su ghiaccio. E la porta chiusa per Sochi 2014

Un polso di ferro. Per una storia da sogno. Senza il finale atteso: la quinta partecipazione in fila ai Giochi olimpici invernali. In Russia, a casa sua, dopo una straordinaria carriera tra i professionisti americani. Sergei Gonchar è una delle leggende dell’hockey russo che vedrà solo in tv le Olimpiadi di Sochi. Fuori dalla lista dei 25 che proverà a contendere l’oro – mai vinto in carriera con la casacca della Nazionale - al Canada dei fuoriclasse della National Hockey League, favorito per il successo finale, nella competizione a cinque cerchi, al via tra meno di un mese. Sarà il miglior atleta dell’ultima edizione della Nhl, Alex Ovechkin, ala sinistra e capitano dei Washington Capitals, a guidare il team russo. Una scelta, l’esclusione di Gonchar, che non scalfisce la carriera del campione, 39 anni, per oltre 15 perno difensivo della Nazionale.

Cinquantadue partite, l’illusione delle Olimpiadi di Nagano 1998, medaglia d’argento con lo squadrone russo, all’ultimo metallo nazionale portato a Mosca, il bronzo a Salt Lake City, 12 anni fa. Una celebrità, primo difensore della scuola russa a mettere a segno oltre 20 reti in una stagione nella National Hockey League, nella stagione 1998/1999. Dall’altro lato dell’Atlantico dal 1994, prima nell’Ahl con i Portland Pirates. Poi, Nhl, tra Washington Capitals, Boston Bruins, Pittsburgh Penguins, Ottawa Senators, Dallas Stars. In mezzo - due volte -, il ritorno in Russia con il Magnitogorsk Metallurg. Cresciuto venerando i fenomeni sovietici tra gli anni Settanta e Ottanta, che battevano gli avversari a piacimento, mettendo in fila medaglie d’oro nei tornei a cinque cerchi.

Da Vladislav Tretiak a Valeri Karlamov. E’ ancora temuto dagli americani per la devastante forza del suo tiro in porta: quando conclude in porta, la rete si gonfia, non si vede il puck che fende l’aria. Nella Lega americana ha giocato più di mille partite, selezionato cinque volte tra gli All Star. Ed è conosciuto anche per aver guadagnato in poco più di dieci stagioni oltre 60 milioni di dollari. Ma gli americani lo adorano dal 2009, in occasione della Stanley Cup vinta con i suoi Pittsburgh Penguins contro i Detroit Red Lions: una serie vinta con un legamento del ginocchio lacerato, con gol decisivo nella terza sfida contro la franchigia del Michigan. Aveva firmato un contratto di due anni con i texani per arrivare in forma all’appuntamento olimpico. Il suo sogno d’oro è svanito.    

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