Ultimo tango a... Mosca

Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim

Niente diete. Niente sveglie all’alba o promesse difficili da mantenere (a me stessa, si intende). I buoni propositi per questo 2014 iniziano con una cosa che sognavo da tempo: il tango. Studiare tango a Mosca potrebbe suonare paradossale. Ma ci sono buone scuole con ottimi maestri. Fanatici, come si definiscono loro stessi.

Ne ho trovata una nascosta tra le viuzze silenziose di Tsvetnoj Bulvar. Per arrivarci bisogna costeggiare la grande circonvallazione Sadovaya-Sukharevskaya, e infilarsi in una stradina laterale dove passano poche macchine e si incontra qua e là qualche produkty o qualche negozio di fiori.

In una saletta piccina al piano terra, due ballerini davano dimostrazione di khastl, il ballo che va tanto di moda tra i giovani russi


Ballerini di tango a Mosca (Foto: Eva Canta)

All’ingresso mi ha accolto Mariya, una ragazza alta alta, con i capelli color paglia raccolti in una lunga coda che le correva giù per la schiena. Mi ha sorriso, con quel sorriso timido e apparentemente diffidente che hanno molti russi. E mi ha indicato dove potevo cambiarmi le scarpe, prima di entrare nella sala prove. 

Insieme a me, altri ragazzi aspettavano l’inizio della lezione: la prima, gratuita, di prova. 

Sono stata molto colpita dal gran numero di russi che amano il tango. Si riuniscono in grandi compagnie, e se ne vanno in giro per il mondo inseguendo i festival organizzati negli angoli più sperduti della Terra. Dall’Europa al Sud America, ma anche nelle città russe minori.

Avendo miseramente fallito nel mio tentativo di convincere i miei amici uomini ad accompagnarmi e a farmi da cavaliere, mi sono presentata da sola. Vicino a me, un ragazzo più o meno della mia età, silenzioso, fissava il pavimento facendo dondolare una gamba accavallata sull’altra. È diventato il mio compagno di danze. Vladimir, si chiama.

Come inizio, a dir la verità, non è stato dei migliori. Mi avrà pestato i piedi non so quante volte, scusandosi in maniera imbarazzata. E io a stento trattenevo le risa. “La prossima volta andrà meglio”, mi ha detto a fine lezione, quasi per farsi perdonare.

Alla domanda del maestro “Perché volete imparare a ballare il tango?”, lui ha risposto: “Per capire meglio me stesso”.  Non so precisamente cosa intendesse dire. Ma mi ha fatto sorridere. E riflettere. E ho capito che anche per lui si trattava di un buon proposito, da raggiungere nel 2014... capire meglio sé stesso, ovviamente. E non imparare a ballare il tango.

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