Il viaggio in Italia del Van Dyke russo

Orest Kiprenskiy e il romanticismo applicato alla pittura. Tra il sogno italiano e l'amore sconfinato per Mariuccia, la sua musa
Il pittore Orest Kiprenskiy
(Foto: Itar Tass) 

Orest Kiprenskiy (1782-1836) fu un celebre pittore-ritrattista. Chiamato da molti il Van Dyke russo, aveva uno stile leggero, elegante, e delicato. I protagonisti dei suoi ritratti erano sempre avvolti da una lieve nebbiolina dal gusto tipicamente romantico. Kiprenskiy trascorse diversi anni in Italia. Trasferitosi a Roma nel 1816, grazie a una borsa di studio dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo, aprì nella città capitolina il suo laboratorio. L’Italia era il sogno di ogni artista russo. Sole, mare e monumenti antichi. Ingredienti molto vicini allo spirito di Kiprenskiy, che si riflettevano nella sua pittura solare. Egli, tuttavia, nutriva una forte nostalgia per la Russia; in Italia, infatti, l’artista non si sentiva fino in fondo se stesso.

Kiprenskiy inviava regolarmente i suoi dipinti a San Pietroburgo, dove era una vera e propria leggenda. Ma la sua reputazione crebbe rapidamente anche in Italia. L’Accademia Fiorentina di Belle Arti gli commissionò, primo fra gli artisti russi, un autoritratto da esporre nella Galleria degli Uffizi. E da lì iniziarono a piovere commissioni su commissioni: tutti volevano una sua opera. All'Italia è legato l’amore più importante di Kiprenskiy, ma anche la sua disgrazia. L’artista si dedicava per lo più a realizzare ritratti di russi che arrivavano in Italia. Un giorno, però, ritrasse un’italiana, una modella professionista, davvero bella, che posò per lui per il dipinto “Tomba di Anakreono” e che successivamente si trasferì a vivere nella casa di Kiprenskiy, sviluppando una relazione molto stretta con il pittore.

Una mattina, la giovane venne trovata morta. E un paio di giorni più tardi, in un ospedale della città, morì, per cause sconosciute, anche il servo di Kiprenskiy, un giovane italiano. Kiprenskiy sosteneva che la modella fosse stata uccisa dal servo, ma non poté provarlo in nessun modo. Per la città iniziarono a circolare strane voci, secondo cui il vero assassino fosse l’artista stesso. Le persone si rifiutavano di accoglierlo nelle proprie case, lo insultavano per strada, e gli lanciavano sassi sulla schiena. I vicini - artigiani e commercianti – minacciavano persino di ucciderlo. Circolavano un sacco di versioni sulla vicenda. È probabile che la modella e il servo avessero una relazione, e che l’artista avesse ucciso prima la ragazza e poi avvelenato il suo amante. O che, effettivamente, il servo avesse ucciso la ragazza e poi Kiprenskiy il servo. Ma nessuno lo sa per certo.

Kiprenskiy aveva anche un’altra modella, una ragazzina di sei anni, chiamata Mariuccia, che servì da inspirazione al pittore russo per diversi ritratti, il più famoso dei quali è "Bambina con ghirlanda di papaveri". La ragazza si ammalava spesso e siccome l’artista ne era particolarmente affezionato iniziò a prendersi cura di lei. La madre di Mariuccia cominciò a ricattare Kiprenskiy e a estorcergli sempre più soldi. Un giorno gliela portò via e solo dopo una lunga e difficoltosa ricerca Kiprenskiy fu in grado di ritrovarla, in una caserma circondata da soldati ubriachi. Kiprenskiy decise allora di avviare le pratiche burocratiche per diventare a tutti gli effetti tutore ufficiale di Mariuccia. Il pittore russo era senz’ombra di dubbio innamorato della ragazza.

Quando Mariuccia compì 17 anni, i due si sposarono, in segreto, senza troppo clamore. A tal fine Kiprenskiy dovette rinunciare alla sua religione e convertirsi al cattolicesimoAndarono a vivere in una piccola casa nella periferia di Roma, ma la loro felicità durò poco. Kiprenskiy fu di lì a poco accusato di falso. C’era chi sosteneva, infatti, che l’opera “Bambina con ghirlanda di papaveri” non fosse un suo dipinto e che Kiprenskiy avesse esibito il lavoro di un altro artista. O di Rubens o di Rembrandt. I colleghi dubitavano sinceramente che egli potesse dipingere così bene. Che un artista moderno potesse dipingere così. E lo avvertirono che “non avrebbero in alcun modo permesso a uno straniero di ingannarli in una maniera così sfacciata”.

Kiprenskiy cercò con tutte le forze di mantenere unita la propria famiglia. Si mise a dipingere paesaggi, molto in voga in quegli anni, realizzò copie di quadri altrui, e iniziò a chiedere prestiti. Presto iniziarono le liti con la moglie. Il pittore aveva creato nella sua mente un'immagine romantica di questa donna, che purtroppo non corrispondeva affatto alla realtà. Quando gli animi si facevano roventi, Kiprenskiy minacciava di fare le valigie e di tornarsene in Russia.  E lei imprecava. Fu così che Kiprenskiy iniziò a bere. Ogni giorno si ubriacava nel bar del quartiere e ne usciva con una scorta di pane che dava ai cani randagi che incontrava per strada. Al pittore piaceva guardare i cani azzuffarsi per un pezzo di pane.

Durante una di queste passeggiate, si prese un forte raffreddore che si trasformò presto in una polmonite. Successe tutto molto in fretta. Dopo solo tre mesi di matrimonio Kiprenskiy morì. E solo qualche mese più tardi, Mariuccia diede alla luce una bambina, Clotilde Kiprenskiy. La donna non volle conservare il ricordo dell’artista russo. Inviò tutti i suoi dipinti, incluso il proprio ritratto da bambina, a San Pietroburgo. Aspettò un po’, dopodiché si risposò. Questa volta con un italiano, un marchese del posto. Orest Kiprenskiy venne, comunque, ricordato per molto tempo a Roma. Egli fu il primo pittore russo a venire apprezzato in Europa.

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