Professionisti del calcio. E della Rivoluzione

I fratelli Sarostin (Credit: Itar Tass)

I fratelli Sarostin (Credit: Itar Tass)

I fratelli Starostin e la fondazione dello Spartak Mosca. Dagli inizi ai fasti durante l'epoca di Stalin

Il calcio, dalla Rivoluzione d’Ottobre a Stalin. Con la Krasnaja Presnja, la squadra degli operai di Mosca. Che diventerà nei decenni lo Spartak Mosca, club più popolare prima dell’Urss, poi della Russia. I proprietari della società moscovita erano i fratelli Starostin, figli di un cacciatore delle tenute imperiali. Nel corso degli anni Venti il pallone nell’ex Urss cominciava a essere sempre più praticato. Soprattutto nei quartieri della capitale, nonostante le turbolenze create dalla Rivoluzione e i danni prodotti dalla guerra civile.

Presto la Presnja diveniva ben più di un club che rappresentava un pezzetto di Mosca. Arrivava il professionismo. Gli interessi crescevano. Così come le pressioni imposte dalla politica sul pallone. E Nikolaj Starostin, uno dei fratelli-proprietari del club, decideva così di fondare una polisportiva. Perché c’era da confrontarsi con altre, potenti squadre militari. Dal Cska Mosca - il team dell’Armata Rossa - passando per la Dinamo (commissariato degli Interni) o la Lokomotiv (Ferrovie). Nel 1935 nasceva lo Spartak Mosca. Con il nome Spartaco che si riferiva a una famosa rivolta degli schiavi. Lo Spartak non dipendeva da alcun ministero del governo sovietico ma dal Kmosomol, l’Unione comunista della gioventù. Per questo motivo, diventava il riferimento pallonaro degli operai nelle fabbriche. Nell’anno successivo all’esordio dello Spartak partiva la Soviet League. Arrivavano subito successi, con il titolo nazionale nel 1938 e 1939.

Ma nel 1936, anno del varo della nuova Costituzione sovietica, lo Spartak viveva il suo momento di gloria:la Piazza Rossa veniva ricoperta da un enorme tappeto di erba. E la prima e la seconda squadra dello Spartak Mosca giocavano davanti agli occhi di Stalin. Il segretario del Pcus. Il club diventava argomento di interesse non solo di operai ma anche della politica, spettacolo, cultura. Poi, l’inferno per i fratelli-proprietari del club. La sofferenza dei gulag, la prigionia in Siberia o a nord dell’Artico. Avevano un nemico: il capo dei servizi di sicurezza (NKVD) e responsabile diretto delle repressioni staliniane, Lavrentij Berja.

Un appassionato di calcio, presidente della Dinamo Mosca. L’inimicizia con Nikolaj Starostin risaliva a una partita amatoriale persa nel 1920, nelle fila di una squadra georgiana. Berja lo catturava con una pistola puntata alla tempia. E anche gli altri fratelli erano arrestati, torturati, processati nel 1942. Dieci anni di libertà vietata. Con Nikolaj che era conteso dai vari gulag, sollevato così dalle espiazioni più severe purché facesse l’allenatore delle Dinamo locali. Addirittura corteggiato dal figlio di Stalin. Prima della libertà, per tutti i fratelli. Con Nikolai che sarà poi responsabile tecnico dello Spartak Mosca fino alla sua morte.

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