Pasternak e un'odissea in aeroporto

Il senso dei russi per l'umorismo

Passeggeri in attesa all'aeroporto di Sheremetevo di Mosca (Foto: Georgy Kurolesin / RIA Novosti)

Passeggeri in attesa all'aeroporto di Sheremetevo di Mosca (Foto: Georgy Kurolesin / RIA Novosti)

Estrarre un sorriso da ogni situazione. Un aspetto del carattere dei cittadini della Federazione che resta impresso nella memoria. E che serve per combattere anche la noia da sala d'attesa. Un reportage che inizia con uno strano incontro alla dogana dello scalo di Sheremetevo...

Dieci anni fa, quando arrivai in Russia per la prima volta, l’aeroporto Sheremetevo di Mosca era molto diverso da come appare oggi, al punto da essere definito una “casa degli orrori”. Al momento dell’imbarco, a Nuova Deli, avevo notato con stupore che sul mio aereo viaggiavano molti sikh (seguaci del Sikhismo, una religione monoteista nata in India nel XV secolo, ndr); non sapevo che nella bassa stagione si trasferissero in massa a Mosca. In seguito scoprii che erano diretti in Canada, e che si sarebbero fermati nella capitale russa giusto il tempo di fare scalo. Per me, e per pochissimi altri passeggeri a bordo, la Russia rappresentava invece la destinazione finale.

Mentre mi incamminavo a passo lento verso il controllo passaporti, cercando di farmi largo tra tutti quei viaggiatori in transito, un agente - appartenente, immagino, al Servizio federale guardie di frontiera -, mi avvicinò. “Toronto? Toronto?”, chiese, guardandomi con fare quasi minaccioso. “No signore”, risposi con garbo. “Ho una coincidenza interna per un’altra città russa”. Alzando il tono di voce e assumendo un piglio da sergente, l’uomo mi domandò perché mi trovassi nella fila sbagliata. Stupito dal suo atteggiamento nei miei confronti, gli chiesi se fosse per caso arrabbiato. “NO!”, rispose con enfasi. “Non sono arrabbiato”. Ma sul volto aveva stampata un’espressione terribile.

Oggi il personale di Sheremetevo è composto per lo più da individui giovani e cordiali. Non è raro vedere un agente dell’immigrazione sorridere, e in tutto l’aeroporto si respira un clima decisamente più rilassato - che tuttavia può nascondere delle sorprese. Di recente mi è capitato di assistere a una conversazione profondamente filosofica tra due agenti doganali: le donne, sedute nei pressi del metal detector, stavano discutendo nel dettaglio le qualità salienti delle poesie di Boris Pasternak. Ma appena una viaggiatrice, che sembrava quasi seguire ed e apprezzare la conversazione, poggiò il bagaglio sul nastro trasportatore, una delle due le  gridò: “Signora, non metta il bagaglio in quel modo!”. Il suo volto sprizzava rabbia. Eppure, nel giro di una frazione di secondo riprese la conversazione su Pasternak e la poesia.

Di fronte a quella “tipica” situazione russa dovetti sforzarmi di non ridere - ma non riuscii a nascondere un sorriso. Una reazione di fronte alla quale l’espressione serena che sino a quel momento aveva allietato i volti delle due si trasformò repentinamente in uno sguardo pieno di sospetto. Non c’è dubbio che le due, dotate di una sorprendente capacità di mutare di umore nel giro di pochi secondi, avrebbero potuto essere delle ottimi attrici. Per loro era normale amministrazione.

Naturalmente gli aeroporti non sono gli unici luoghi dove capita di assistere a situazioni simili. Ricordo la “gentile” esercente di un negozio sotto casa che il più delle volte mi accoglieva con un severo “che vuoi?”. Sembrava mi volesse morto. Certi giorni, però, vedendomi arrivare mi sorrideva felice. Capitava di rado, a dire il vero. Feci l’abitudine a quel suo modo burbero, al punto da rimanere interdetto ogni volta che a Mosca qualcuno mi rivolgeva un sorriso. In Russia non esistono sorrisi finti: quando un russo ti sorride, lo fa perché gli viene dal cuore.

Personaggi di questo tipo rendono interessante la vita di tutti i giorni in Russia. Come quella donna delle pulizie che agli impiegati dell’ufficio dove lavora fa la ramanzina sull’importanza della puntualità. Un tempo era l’orgogliosa cittadina di un paradiso socialista dei lavoratori, ma detiene ancora un certo potere. Nella Russia capitalista di oggi esisterà forse una sorta di gerarchia, ma la donna delle pulizie riesce ugualmente a farsi ascoltare - sotto minaccia di versare dell’acqua sporca sugli abiti dei suoi interlocutori. Nessuno neo-capitalista oserebbe rischiare di farsi inzaccherarsi gli abiti alle otto del mattino di una giornata lavorativa!

C’è chi si lamenta dei giovinastri, ma io trovo che in Russia anche loro possano essere divertenti. Forse se non esistessero il Paese sarebbe noioso quanto la Svizzera. Ricordo che una volta scivolai sul ghiaccio. Al vedermi a terra, tre ragazze - che avevano alzato il gomito - scoppiarono in una fragorosa risata. Invece di ignorarle e andarmene, come avrei dovuto fare (con il senno di poi siamo tutti più saggi), commentai in russo, con tono sarcastico “molto divertente”. Le tre allora presero di mira il mio accento, e quando dissi loro che erano delle sciocche, venni addirittura attaccato a colpi di palle di neve. Essere un uomo non presenta alcun vantaggio quando si ha a che fare con tre donne che ricordano delle tigri siberiane! Lo scontro finì male - per me. Un episodio simile non potrebbe accadere nel mio Paese, dove le donne, anche quando sono di buon umore, si comportano con rispetto e evitano possibili scontri con gli uomini.

La parola d’ordine in Russia è “umorismo”: i russi trovano qualcosa di buffo in ogni situazione, e questa è probabilmente una delle caratteristiche essenziali del loro animo. Nei dieci anni che ho trascorso in questo Paese, raramente ho vissuto attimi noiosi. Se solo altri Paesi mi dessero tanti motivi per ridere, come la Russia, la vita sarebbe davvero divertente.

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