La lady di ghiaccio che fece invaghire Nixon

La fuoriclasse sovietica Lidia Skoblikova (Foto: Yuri Somov / Ria Novosti)

La fuoriclasse sovietica Lidia Skoblikova (Foto: Yuri Somov / Ria Novosti)

Lidia Skoblikova, il "fulmine degli Urali", sei medaglie d'oro, incantò l'America partecipando alla prima edizione dei Giochi statunitensi dove le donne gareggiavano nel pattinaggio di velocità

Quando volteggiava, le sue acrobazie non erano solo sportive. Ma mostravano la forza della cultura sportiva sovietica. Del pattinaggio su ghiaccio, era la regina. Lidia Skoblikova, il "fulmine degli Urali". C'era anche lei a Mosca, nella Piazza Rossa, in attesa del fuoco a cinque cerchi per Sochi 2014 che arrivava da Atene. Sì, il "fulmine degli Urali”: così era definita da quotidiani e riviste occidentali. Ammaliati dalla sua bellezza minuta, capelli biondi, occhi blu, fossette sul viso. Sei medaglie d’oro vinte in altrettante gare, tra l’Olimpiade 1960 a Squaw Valley, California e quattro anni dopo, a Innsbruck (Austria).

Sulle Alpi, gradino più alto del podio centrato sui 500 metri, 1.000 metri, 1.500 metri, 3.000 metri. Un primato eguagliato, circa 30 anni dopo, solo dalla fondista russa Ljubov Egorova. Assieme a cinque medaglie mondiali (due ori, un argento, due bronzi). Sboblikova era poco più che ventenne quando si affermava nei Giochi statunitensi. Era la prima edizione in cui le donne gareggiavano nel pattinaggio di velocità. E c’erano preconcetti tra gli addetti ai lavori, secondo cui le atlete non disponevano di forza, rapidità, resistenza, fondamentali nella disciplina. Stereotipi evaporati in gara. In uno scenario da favola, con il villaggio olimpico preparato da Walt Disney, in una valle circondata da montagne.

In America, la fuoriclasse sovietica centrava, oltre ai due ori, anche il primato mondiale sui 1.500 metri. E gli americani s’invaghivano di lei, ben prima che venissero fuori campioni cresciuti in casa come Bonnie Blair o Eric Heiden. E nonostante la freddezza tra le due superpotenze mondiali.

Titoloni sul New York Times, addirittura una proposta di matrimonio avanzata da una coppia che voleva lei sull’altare con il figlio. Mentre rumors dell’epoca raccontavano del numero uno alla Casa Bianca, Richard Nixon, che si sarebbe presentato alla Sboblikova su un volo privato.

Nel 1964, ai Giochi austriaci, la pattinatrice trionfava in quattro gare. Con Sport Illustrated, la Bibbia dello sport statunitense e mondiale, che celebrava il suo talento: “la migliore pattinatrice di velocità che lo sport avesse mai conosciuto”.

E con i ringraziamenti dell’International Union Skating: la sua grandezza rendeva più popolare il pattinaggio di velocità. Insomma, una celebrità dello sport sovietico. Che nel 1996, trent’anni dopo l’ultima medaglia mondiale, entrava a far parte dell’International Hall of Fame femminile. 

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