L'Ideologia di una superpotenza e i progetti promossi nella Russia contemporanea

Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin (Foto: Reuters / Vostock Photo)

Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin (Foto: Reuters / Vostock Photo)

L'esortazione di Putin a formulare un'idea nazionale non è certo una novità per l'era post-sovietica; lo stesso obiettivo era stato fissato già da Eltsin nel 1996: ce ne parla l'analista politico Bardan Bagdasarian

L'ideologia statale in Russia è vietata dalla Costituzione. Tale divieto costituzionale si aggira mediante il ricorso a una visione ideologica analoga, quella dell'“idea nazionale”. L'esortazione di Putin a formulare un'idea nazionale non è certo una novità per la Russia post-sovietica. Lo stesso obiettivo se l'era prefisso già Eltsin nel 1996. La novità consiste nel capire quale ideologia verrà adottata dalla Russia. L'intervento di Putin al Forum del Club Valdai testimonia la volontà da parte del potere di attuare questa svolta ideologica. 

In passato l'ideologia della Federazione Russa si esprimeva di fatto nella formula della Russia “come grande nazione europea”, che coincideva con la linea storica dell'occidentalismo russo. Erano apparsi come occidentalisti Gorbaciov, Eltsin, Medvedev e da principio anche lo stesso Putin. Nell'élite tardo-sovietica riscuotevano successo le teorie sulla convergenza dibattute in ambiti ristretti. Il futuro del Paese era visto nella sua integrazione in un Occidente ipertecnologizzato.

Il nuovo dispositivo geopolitico veniva individuato in un'“Unione del ricco Nord”. Tuttavia, l'inasprimento dei rapporti con gli Stati Uniti verso la fine della presidenza Eltsin, al tempo dei bombardamenti della Yugoslavia, portò a una correzione dei piani strategici. Anziché di un’integrazione nell'Occidente, la leadership politica russa cominciò a parlare di un'integrazione nell'Europa di cui la Russia si sarebbe considerata in un mondo europeo unito non solo una semplice componente, ma anche la potenziale leader.

L’esito dell'acquisizione di questa ideologia fu che il principale orientamento nella prassi statale e governativa risultò l'ostentazione da parte della Russia del successo delle sue riforme di tipo occidentale mediante l’intenso utilizzo di una retorica liberista finalizzata a convincere l'Occidente che questo fosse un modello adeguato per la Russia.

Vennero elaborati progetti appropriati allo scopo. I più brillanti esempi in tal senso furono la riforma del sistema educativo russo secondo le linee della Conferenza di Bologna e l'introduzione del diritto minorile. Tuttavia, con le elezioni presidenziali del 2012, risultò evidente come sul piano ideologico il progetto di una Russia “grande nazione europea” non avesse trovato realizzazione. Il suo fallimento venne imputato a una serie di cause.

La prima era che l'Europa, e più in generale l'Occidente, non avevano accolto la Russia nella loro comunità, non riconoscendole di fatto un livello di civiltà paragonabile al proprio; la seconda che le riforme di tipo occidentale in Russia erano fallite, provocando la distruzione del sistema di vita del passato senza però crearne uno nuovo; e la terza che la maggior parte della popolazione russa non aveva accettato l’ideologia filo-occidentale. Il rifiuto dell’Occidente era invece dettato dalla conservazione di abitudini di tipo imperiale della Russia e del suo potenziale di superpotenza (il “neoimperialismo putiniano”).

Nell’ideologema accolto dall’élite russa della “grande nazione europea” era insita una contraddizione che si manifestava nel divario della scelta tra il modello della grande potenza russa e quello dell’europeismo russo. La necessità di operare una scelta provocò una scissione all’interno dell’élite russa. Putin ha optato per l’idea della grande potenza e di ciò è una palese testimonianza il testo dell’intervento del Presidente russo al Forum del Club Valdai.

In tale scelta non vi è nulla che preluda a delle prospettive… C’è il progetto di una grande nazione statunitense, di un grande Regno Unito (enfatizzato nella definizione di Stato Britannico) e di una grande Cina (quale “Stato di Mezzo”)… E accanto a essi coesiste naturalmente anche il progetto di una grande Russia.

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L’adozione del concetto di grande potenza non poteva esimersi da una consona esibizione di grandezza e molti progetti dell’era putiniana sono un inevitabile specchio del prestigio della grande potenza russa. Tutte le sfere dell’apparato statale sono improntate a tale logica: la grande potenza tecnologica si manifesta attraverso il progetto dell’alta velocità, del sistema satellitare globale di navigazione e la presentazione della candidatura all’Expo 2020; il grande esercito nazionale con lo svolgimento, nel 2013, delle più grandi manovre militari mai effettuate dai tempi dell’Unione Sovietica; le grandi opere si promuovono con la realizzazione del ponte più imponente del mondo che collegherà Vladivostok all’isola Russkij; i grandi progetti in ambito scientifico mediante la creazione del polo d’innovazione tecnologica di Skolkovo presentato come la Silicon valley russa; i grandi progetti architettonici attraverso la realizzazione nell’era di Putin di 8 megaedifici nella Federazione Russa, il più alto dei quali è il Mercury City Tower, un grattacielo alto 338 metri, che in futuro dovrebbe essere superato per dimensioni dalla Federation Tower di 385 metri di altezza e dal Lakhta Center di 463,7 metri; la grande molteplicità di chiese e confessioni religiose si manifesta attraverso la costruzione, nel periodo post-sovietico, di imponenti luoghi di culto per tutte le confessioni religiose russe. Per la religione ortodossa russa è stata eretta la cattedrale di Cristo Salvatore di 103 metri d’altezza; per l’Islam sei tra le più imponenti moschee d’Europa, incluse la moschea di Nizhnekamsk, la moschea Cuore di Cecenia di Grozny e quella di Kazan, Kul-Sharif. Per i buddisti è stato costruito il più grande tempio europeo, la “Dimora d’oro di Buddha Shakyamuni”.

Per promuovere la grande potenza culturale russa è stata inaugurata la Biblioteca Presidenziale Eltsin e si sono svolte grandiose celebrazioni in occasione di giubilei storici; per promuovere la grande potenza sportiva hanno avuto luogo a  Kazan le Universiadi 2013, in cui la Russia ha conquistato il record assoluto di medaglie, e sono in preparazione i Giochi olimpici invernali del 2014 e i Mondiali di calcio del 2018.

Infine, la reintegrazione post-sovietica nell’Unione doganale della Comunità economica eurasiatica (EurAsEC) testimonia il conseguimento di un grande status geopolitico.

La logica di tutti questi progetti alquanto dispendiosi era già insita nell’interpretazione, fornita da Putin nel 2004, dell’“idea nazionale” basata sul presupposto di una nazione “in grado di competere in tutto”. Il progetto di una grande potenza russa viene promosso secondo tipiche strategie di mercato. Tuttavia, una parte significativa di tali progetti progetti si attua solo separando lo Stato dal paese reale e simili progetti non solo non appaiono una locomotiva per lo sviluppo del Paese, ma assorbendo denaro dall’economia russa, non fanno che rafforzare le disparità già esistenti nel processo di sviluppo.

Bardan Ernestovich Bagdasarian è docente di Storia e vice direttore del Centro di Studi sul pensiero politico e sull’ideologia

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