Vjacheslav “Slava” Fetisov sul piedistallo dell'hockey

Vjacheslav Fetisov, uno dei simboli dell’hockey sovietico (Foto: Reuters)

Vjacheslav Fetisov, uno dei simboli dell’hockey sovietico (Foto: Reuters)

La storia sportiva di un campione considerato uno dei migliori giocatori su ghiaccio della scuola sovietica

La Klm che dominava l’hockey mondiale negli anni Ottanta. Vladimir Krutov, Igor Larionov, Sergei Makarov. Una linea d’attacco olimpica per l’Urss (oro ai Giochi invernali di Sarajevo 1984 e Calgary 1988). Potenza, tecnica, classe. L’eredità della mitica Unione Sovietica del decennio precedente era assicurata.

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E alle spalle del trio offensivo c’era Vjacheslav “Slava” Fetisov, uno dei simboli sovietici sul ghiaccio. Una leggenda popolare. Una storia di successo. Anche nella National Hockey League, al via in questi giorni dall’altra parte dell’Oceano Atlantico.

Fetisov era il leader del Cska Mosca (12 titoli nazionali) e della gloriosa Cccp, con sette allori mondiali, due ori olimpici, una Canada Cup nel 1987. Wayne Gretsky, il totem dell’hockey canadese, lo riteneva il più forte di tutti.

Fin qui, le cifre. Poi, c’è la storia che s’intreccia alla real politik. Un ribelle talentuoso che si sentiva compresso dai rigidi schemi dell’hockey sovietico. E che veniva conteso, sin dai primi anni Ottanta, dal professionismo americano, pronto a coprirlo di dollari. Prima i Montreal Canadiens, poi i New Jersey Devils.

Ma il governo sovietico non acconsentiva al suo passaggio nello sport occidentale. Un governo che il fuoriclasse del Cska Mosca aveva combattuto sin dal 1980, per la libertà degli atleti, denunciando le dure condizioni di vita imposte a lui e i compagni di squadra. Fu minacciato di essere confinato in Siberia, di esser messo da parte in Nazionale. Fetisov non fece alcun passo indietro.

Poi arrivò la perestrojka e nel 1989 Slava, dopo scontri con il tecnico della Nazionale Viktor Tikhonov che gli voleva impedire i Mondiali per le feroci critiche al regime, lasciava l’Armata Rossa per gli Usa. A New Jersey.

Ma il successo arrivava qualche anno – e qualche detrattore – dopo, con i Detroit Red Wings. C’era da vincere la Stanley Cup, unico successo che mancava all’appello. In finale, nel 1997 contro i Philadelphia Flyers trionfavano i Russian Five (Slava Fetisov, Vladimir Konstantinov, Slava Kozlov, Igor Larionov, Sergei Fedorov), la prima linea completamente russa nella storia della Nhl.

Poco dopo il titolo, Slava era vittima di un incidente stradale assieme a Konstantinov, che rimase paralizzato. Per lui decideva di rinviare il ritiro. Promettendogli di portare la Stanley Cup a Mosca. Detroit faceva il bis, Konstantinov stringeva dalla sua carrozzella il trofeo a Mosca, abbracciato da Fetisov, pubblico e compagni. 

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