Dietro le quinte del Club Valdai 2013

Un frame tratto dal video

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Alla decima edizione del forum di dialogo internazionale si è parlato di Siria e integrazione euroasiatica, senza dimenticare la questione della corruzione e della giustizia in Russia

La decima edizione del Club Valdai si è rivelata piuttosto lunga rispetto agli standard consueti. Le sessioni di lavoro del forum di dialogo internazionale sono iniziate nella mattinata del 16 settembre 2013 e si sono concluse nella serata del 20 settembre 2013.

Per la prima volta in dieci anni il tradizionale incontro dei membri del Forum Club Valdai con il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin è avvenuto a porte aperte. Questa edizione si è distinta per aver promosso una discussione costante, aperta e interessante.

La peculiarità degli incontri del Club Valdai è che, accanto ai temi in programma, vengono sempre discussi anche uno o due leitmotiv che fanno riferimento a eventi di attualità. Questa volta si è trattato della posizione russa in merito alla risoluzione della crisi siriana e della politica di Mosca nei territori dell’ex Unione Sovietica, in particolare nell’ambito dello sviluppo dell’integrazione eurasiatica e dei complessi rapporti tra Russia e Ucraina.

Entrambe le questioni, sebbene non presenti esplicitamente nel programma ufficiale, sono state discusse in maniera piuttosto attiva, sia nelle varie riunioni che negli incontri a margine. In entrambi i casi, la maggior parte dei partecipanti provenienti da Europa e Stati Uniti hanno espresso una valutazione alquanto prudente e critica, mentre i russi hanno cercato in tutti i modi di spiegare che la soluzione pacifica in Siria è una causa comune e che l’approccio unilaterale è errato. Il processo di integrazione nei territori dell’ex Unione Sovietica, invece, come hanno spiegato i partecipanti russi all’evento, è un progetto economico finalizzato alla sopravvivenza e allo sviluppo di tutti i Paesi che partecipano a questa corsa competitiva che caratterizza il mondo odierno. A volte i russi sono riusciti a convincere le controparti estere, altre no.

I rapporti tra Russia e Stati Uniti sono stati discussi meno del previsto. A quanto pare, gli attriti che si erano creati tra i due Paesi, a partire dalla fine del 2012, sembrano essersi placati dopo i risultati dei negoziati tra Kerry e Lavrov a Ginevra, quando Russia e Stati Uniti sono riusciti, per la prima volta dopo la fine della Guerra Fredda, a proporre, di comune accordo, una soluzione per una crisi davvero complessa. Ora è necessario coinvolgere anche Cina, Europa, India e Brasile. Soprattutto se si considera che la Cina potrebbe fornire il suo contributo finanziario al programma che mira all’eliminazione delle armi chimiche siriane.

Quest’anno il tema ufficiale dell’evento era: “La diversità della Russia per il mondo moderno”. In realtà, però, i partecipanti alla maratona intellettuale non si sono limitati alla sola Russia. Oggetto della loro attenzione e argomento della loro discussione è stata la diversità del mondo intero, a livello politico, economico e spirituale.

I partecipanti sono rimasti particolarmente colpiti dall’estrema suscettibilità dimostrata dai partecipanti europei, dinanzi a qualsiasi critica rivolta ai processi che hanno luogo all’interno dell’Unione Europea. Anche di fronte a semplici preoccupazioni, espresse nella maniera più mite e amichevole possibile. A quanto pare gli europei temono di perdere la loro autorità sulla scena mondiale e stanno cercando di convincere tutti che l’Unione Europea si sta rialzando con successo dalla crisi, anche se per il momento non è stata ancora in grado di dimostrarlo in maniera del tutto convincente.

Per la Russia, come sempre, i temi più delicati rimangono il problema della corruzione e della giustizia. Non a caso, questi problemi sono stati sottoposti all’attenzione di tutti i partecipanti ufficiali russi del forum, sia a livello nazionale che regionale. Ciononostante, per il momento, non si sono ancora osservati dei progressi nella lotta contro questi due “vizi” russi, il che è davvero avvilente.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, un tema particolarmente spigoloso che si è discusso è se la percezione che gli americani hanno di sé corrisponde al modo in cui essi sono visti dal resto del mondo. L’articolo di Putin, pubblicato qualche giorno prima del Club Valdai sul New York Times, è servito da impulso per intavolare la discussione. A mio parere, i colleghi americani non sono stati in grado di rispondere in maniera convincente alla domanda su come l’esclusività degli Stati Uniti si inserisca nel nuovo ordine mondiale.

Per quanto riguarda l’Asia, essa sta cercando un modo per adattare la sua diversità al mondo moderno. E qui convergono, da un lato, il rapido sviluppo economico e una dimensione spirituale incredibilmente ricca e, dall’altro, una serie di conflitti di lunga data, il sospetto reciproco e la concorrenza. La Cina, che cresce a un ritmo molto sostenuto, sta ancora cercando di capire il suo ruolo nel mondo, mentre l’umanità si aspetta già che essa faccia le sue scelte e si assuma le proprie responsabilità.

Gli incontri del Club Valdai sono una piattaforma molto efficace per promuovere il dialogo tra la Russia e l’élite intellettuale mondiale, anche se, purtroppo, non sempre riusciamo a convincere (spesso per ragioni oggettive) i nostri colleghi stranieri della legittimità del punto di vista russo nei confronti di determinate questioni sia di politica interna sia relative all’agenda internazionale.

L’aspetto importante è che gli incontri di Valdai potrebbero rendere il punto di vista russo una parte naturale e necessaria del dibattito intellettuale globale. L’incontro di quest’anno, che è conciso con il decimo anniversario del Club, non è stato che un’ulteriore prova di ciò.

Timofej V. Bordachev è professore associato presso la Facoltà di Affari internazionali della Scuola Superiore di Economia di Mosca, direttore del Centro studi europei e internazionali comprensivi (Cceis) e membro del Club di discussione internazionale Valdai. Ricopre inoltre gli incarichi di vicecaporedattore della rivista “La Russia nella politica globale” e di direttore studi presso il Consiglio per la politica estera e di difesa (Svop). Timofej V. Bordachev detiene un dottorato di ricerca conseguito presso l’Università statale di San Pietroburgo e un master in Studi politico-amministrativi europei conseguito presso il Collegio d’Europa di Bruges

Per leggere l'intervento pubblicato in versione originale su "Russia Direct" cliccare qui

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