Le babushke, il volto autentico della Russia nella società lanciata verso il futuro

Mosca vista dal basso di un'italiana
Credit: Niyaz Karim
Credit: Niyaz Karim

9 settembre 2013

Uno dei legami più autentici che la Russia di oggi ha mantenuto con il suo passato è quello con le babushke, letteralmente le "nonne", ma il termine ha molte sfumature e viene usato per estensione in riferimento a tutte le donne anziane.

Nella cultura popolare, la babushka è la depositaria di una saggezza infinita ed è il pilastro di quelle famiglie allargate, dove ancora convivono più generazioni sotto lo stesso tetto.

Come ogni buona nonna, la babushka russa eccelle in cucina e nel prendersi cura degli adorati nipotini, che d’estate accoglie nella sua dacha e d’inverno rallegra con le sue favole e con deliziose marmellate rigorosamente fatte in casa.

Anche i proverbi testimoniano che la babushka “sa sempre cosa è meglio”, per esempio si usa dire “nemmeno tua nonna sa se pioverà o farà sole”, quando il risultato di un’azione è incerto o imprevedibile.

Foto: Lucia Bellinello/Russia Oggi

Un'anziana signora vende fiori vicino a una fermata metropolitana di Mosca (Foto: Lucia Bellinello/Russia Oggi)

I russi continuano a considerare le loro babushke un “orgoglio nazionale”, come dice la mia coinquilina, ma purtroppo dopo la fine del comunismo la vita per molte di loro si è fatta davvero molto difficile. In un Paese in cui la mortalità degli uomini resta drammaticamente alta, molte donne rimangono sole e per tirare avanti devono continuare a lavorare anche in tarda età.

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A Mosca, poi, dove il costo della vita è più alto che nel resto del Paese, queste nonnine si incontrano ovunque e svolgono i mestieri più diversi: le si può vedere in tutte le portinerie dei palazzi, in ogni stanza dei musei, intente ad azionare le scale mobili della metro oppure fuori dalle stazioni, a distribuire giornali gratuiti o a vendere fiori. Le più sfortunate, invece, si riducono a chiedere l’elemosina ai passanti indaffarati.

Il mio incontro più divertente con le babushke moscovite è avvenuto insieme a un’amica, nel buio di un teatro, dove uno stuolo di vecchine controllava i biglietti e accompagnava gli spettatori ai loro posti. Dopo aver terminato il suo lavoro di “maschera”, la babushka che ci aveva fatte accomodare venne a sedersi a sua volta su una poltroncina, da dove continuava a sorvegliare la platea e zittire gli spettatori chiacchieroni (le babushke prendono molto sul serio i loro compiti!).

Col passare dei minuti, però, la severa guardiana finì per… iniziare a russare piuttosto rumorosamente e nessuno nel pubblico ebbe cuore di svegliarla.

Tanto, insomma, è l’affetto dei russi per le loro nonnine, che con i loro visi segnati dagli anni e gli immancabili fazzoletti annodati sulla testa continuano a mostrare il volto di una Russia povera e antica, anche negli angoli più moderni di quella che è ormai una capitale lanciata verso il futuro.

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