Stanislav Pozdnjakov, l'anti-Montano

L'esultanza di Stanislav Pozdnjakov (Foto:Reuters)

L'esultanza di Stanislav Pozdnjakov (Foto:Reuters)

Un ritratto dello sciabolatore più grande di tutti i tempi, mentre sono in corso i Mondiali di scherma a Budapest

Aldo Montano, il più forte degli schermidori italiani degli ultimi anni, non ha perso occasione per ricordarlo anche negli ultimi giorni, alle prese con le qualificazioni ai Mondiali di Budapest. Sei anni fa il livornese perdeva la finale dei Mondiali, in scena a San Pietroburgo, contro Stanislav Pozdnjakov.

L’uomo più medagliato nella storia della disciplina. E uno dei simboli dello sport targato Russia. Montano era il talento emergente, il temperamento. Che s’infrangeva contro un monumento di quelli che lasciano traccia nelle letteratura sportiva mondiale. Una sfida tra il nuovo che avanzava e la vecchia scuola russa.

Il bis avveniva ai Giochi di Pechino 2008, con il russo più volte a una sola stoccata dalla vittoria su Montano. Che stavolta reagiva, parava e rilanciava colpo su colpo. E vinceva, chiudendo al possibile quinto oro olimpico di Podnjakov in altrettante partecipazioni.

Quattro ori (sciabola a squadre a Barcellona 1992, sciabola individuale e a squadre ad Atlanta 1996, ancora oro nella sciabola a squadre a Sidney 2000, più un bronzo nella competizione a squadre ad Atene 2004), sette titoli mondiali, undici europei.

Una bacheca inarrivabile per qualsiasi altro schermidore. Per molti suoi colleghi, la passione per la scherma del fuoriclasse russo è arrivata con la lettura dei Tre Moschiettieri, romanzo popolare scritto da Alexandre Dumas. Per il piccolo Stanislav, la strada verso la leggenda aveva inizio a nove anni. Tifoso di calcio, dello Spartak Mosca, notava all’interno dello stadio del club la locandina di una scuola di scherma olimpica.

“Lì partì il mio sogno. Mi dissi: un giorno riuscirò ad avere al collo una medaglia olimpica”. Pozdniakov sceglieva la sciabola, innamorato della tuta da gara dello schermidore, che gli ricordava tanto l’armatura di un cavaliere medioevale.

La prima storica medaglia, poco più che 19enne, ai Giochi di Barcellona 1992. Per una carriera, che per successi ed esempio per un’intera generazione ricorda molto la grande cavalcata dell’italiana Valentina Vezzali, più giovane di Pozdnjakov (40 anni) di un anno.

Ore e ore in pedana. Movimenti perfetti. Una tecnica d’attacco che è tuttora oggetto di analisi per i giovani tiratori di scherma. Con la scherma che produce grandi ascolti in tv, quasi fosse il calcio o il basket.  

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