L’ultima lettera di Edward Snowden

Edward Snowden, la talpa del Datagate, in teoria potrebbe ottenere la naturalizzazione in Russia dopo 5 anni di residenza legale nel Paese (Foto: Reuters)

Edward Snowden, la talpa del Datagate, in teoria potrebbe ottenere la naturalizzazione in Russia dopo 5 anni di residenza legale nel Paese (Foto: Reuters)

L’ex dipendente della Cia è costretto a rimanere nella zona transiti dell’aeroporto Sheremetevo di Mosca. "Russia Oggi" ha chiesto allo scrittore di fantascienza Leonid Kaganov di fantasticare su come potrebbe evolvere la sua vita

Edward Snowden trascorre più di tre anni nella zona transiti dell’aeroporto Sheremetevo di Mosca. In questo lasso di tempo, impara la lingua russa e diventa una vera e propria attrazione locale.

Tranquillo, sorridente e amichevole, è amato da tutti i dipendenti della zona transiti. La barista gli porta i cioccolatini; il giornalaio gli regala il quotidiano del giorno prima; la donna delle pulizie gli porta a lavare i vestiti e gli agenti di sicurezza gli lasciano costose bottiglie di alcolici, l’acqua minerale, i tagliaunghie e gli altri oggetti vietati in aereo, che sequestrano ai passeggeri, durante i controlli. Tra i viaggiatori, poi, si diffonde una credenza comune, secondo cui toccare il tallone di Snowden mentre dorme, porti fortuna: il volo andrà bene e non subirà ritardi.

Una mattina, Snowden si presenta al centro Internet dell’aeroporto e chiede che gli venga lasciato un computer: dice di voler mandare una lettera a The GuardianThe Washington Post e alcuni blog russi. Snowden rimane seduto davanti al Pc per circa 40 minuti. Dopodiché lo spegne, ringrazia il personale e si dirige, correndo, verso i bagni.

Da allora, nessuno lo ha mai più rivisto. La sua lettera è diventata famosa e ha fatto molto scalpore all’aeroporto Sheremetevo. Vi riportiamo, di seguito, il testo integrale:

Passeggeri di tutto il mondo! Sono rimasto deluso dalla zona transiti dell’aeroporto Sheremetevo!

Molto di quello che ho visto qui, mi ha davvero disilluso. Ho riflettuto a lungo se divulgare o meno i segreti della zona transiti. Volevo accertarmi che ciò potesse servire agli interessi legittimi della società. E alla fine ho deciso di agire.

Fino a poco tempo fa conducevo una vita piuttosto confortevole. Avevo un sacco a pelo in un angolino, proprio accanto alla presa di corrente, dove non c’erano spifferi, ma, sì, aria pulita e una bella vista sugli aerei che si librano in volo dalla pista di decollo. Il cibo era discreto e avevo accesso al bagno. Avevo anche un lavoro: rilasciavo autografi ai passeggeri in cambio di denaro e, nei fine settimana, dopo aver sistemato davanti a me una scatola per le offerte, predicavo l’avvento di una società futura libera. Avevo una famiglia fantastica: l’ex agente segreto russo, Anna Chapman, acquistava tre volte alla settimana un biglietto per gli Stati Uniti e veniva nella zona transiti. Dal momento che non le era permesso volare negli Stati Uniti e non la lasciavano salire sull’aereo, cedeva il suo biglietto e rimaneva a farmi compagnia fino al mattino. Di recente, siamo stati anche uniti in matrimonio da Gérard Depardieu, che, in viaggio da Parigi alla Cecenia, si era fermato inaspettatamente nel nostro sacco a pelo.

Ma tutto questo fa ormai parte del passato. So che d’ora in poi dovrò soffrire a causa delle mie azioni. I dipendenti di Sheremetevo inizieranno a darmi la caccia per cercare di vendicarsi. Ma non ho rimpianti. Sarò soddisfatto se le leggi immorali e le impunità che si verificano nelle zone di transito, che tanto amo, saranno rivelate. Voglio davvero che la mia lettera sia al centro dell’attenzione e mi auguro che possa dare adito a un acceso dibattito. Sono pronto a sacrificare tutto, perché non posso permettere che le zone di transito continuino a violare la privacy, il comfort e la libertà dei passeggeri di tutto il mondo. So che sono destinato a trascorrere il resto della mia vita qui, in una cabina dei bagni maschili, chiusa dall’interno, per evitare che il personale dell’aeroporto mi sbrani. Mi piazzerò nella cabina numero 1, o in quella successiva, qualora la prima sia occupata, non appena finirò di scrivere questa lettera. Quindi, ascoltatemi!

1. La barista vende ai visitatori zucchero usato! Mette accanto a ciascuna tazzina di caffè tre zollette, ma se un passeggero le lascia sul piattino, lei le rimette nella loro scatola per poi rifilarle al prossimo!

2. La donna delle pulizie pulisce i lavandini e le tazze dei water con lo stesso straccio! Sì, sì lo stesso!

3. Gli addetti alla sicurezza non rispettano le regole di servizio! Quando, durante i controlli, sequestrano ai passeggeri oggetti che non possono essere trasportati nel bagaglio a mano, non fanno un inventario di queste cose per, poi, a fine giornata, disfarsene! No! Le bottiglie di bevande costose se le portano a casa loro, dopo il lavoro! I coltellini svizzeri li regalano agli amici, mentre i tagliaunghie li danno alle donne o ai gay! I petardi e le stelle filanti di Capodanno, invece, li portano a casa per i figli!

4. Il giornalaio contrabbanda mappe di Mosca! E non le segna sugli incassi del chiosco, ho controllato! Le compra da qualche parte e le mette in vendita a un prezzo più alto, intascandosi il ricavato, senza dichiarare nulla o rilasciare lo scontrino.

5. E ora la cosa principale. Tutta la zona transiti è sorvegliata da telecamere di sicurezza, ma alcune di loro sono nascoste! Oltre alle telecamere principali, che si vedono, appese al soffitto, al centro di ogni settore, ci sono anche alcune nascoste! Esse sorvegliano segretamente i passeggeri, ignari della loro esistenza! Alcune sono camuffate da rivelatori di fumo, altre sembrano la testa di un bullone, fissato nel muro! L’amministrazione della zona transiti vi spia di nascosto, qualsiasi movimento voi facciate, senza che voi ve ne rendiate conto!!!

Ecco, questo era tutto quello che volevo raccontarvi. Rimarrò seduto in una cabina dei bagni dell’aeroporto Sheremetevo finché non mi offriranno rifugio nella zona di transito di un qualsiasi aeroporto, in Ecuador o in Honduras. Se ciò non avverrà, sono pronto a rivelare, anche a costo di doverlo gridare da dietro la porta del mio bagno, la posizione esatta di tutte le telecamere nascoste nelle sale d’attesa! Non ho altra scelta, se non dire la verità ai passeggeri. Non mi considero un eroe, perché agisco anche nei miei interessi: non voglio vivere in una zona di transito, dove regna l’illegalità e le persone vengono spiate di nascosto. Mi auguro che la mia lettera possa essere letta da tutti i passeggeri del mondo!

Cordialmente,

Edward Snowden

30 luglio 2017

Zona di transito dell’aeroporto Sheremetevo di Mosca, Russia

Trascorrono tre giorni. Le telecamere di sicurezza mostrano la cabina bloccata e nessuno che ne esce. A volte si sentono provenire dei sospiri dolenti dal suo interno. Il quarto giorno, dalla cabina, riecheggia una voce soffocata, ma convinta:

“Visitatori dei servizi igienici! Sono rimasto deluso dalle cabine dei bagni! Quello che ho visto qui, mi ha davvero tolto ogni illusione sulle cabine dei bagni! Non posso più rimanere in silenzio. Questa volta, qualcosa da perdere ce l’ho, giacché non ho trascorso così male questi tre giorni: la cabina era piuttosto asciutta, avevo qualcosa su cui sedermi e avevo sempre acqua e carta. Ma questo fa ormai parte del passato e non ho rimpianti. Visitatori dei servizi igienici, dovete sapere questo: la carta non si rompe mai dove c’è la perforazione! Vi hanno imbrogliato! Ditelo a tutti!

Addio!”

Si sente schioccare la maniglia dello sciacquone, l’acqua scorrere e, poi, il silenzio. La porta della cabina viene forzata ma di Snowden neanche l’ombra.

Da allora, nessuno lo ha più rivisto. Solo i pescatori della Moscova dicono di aver scorto qualcuno, simile a Snowden, nuotare lungo il corso d’acqua in direzione dell’Ecuador. Ma, del resto, chi crede ai pescatori?

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