Ilya Kovalchuk, quando al cuor non si comanda

La stella russa dell'hockey americano è tornata a casa, allo Ska San Pietroburgo, e si prepara a guidare la nazionale russa contro gli Usa a Sochi 2014

Ora è lo sceicco dell’hockey. Ilya Kovalchuk, uno dei miti russi (e mondiali) del ghiaccio, 11 anni nel professionismo americano, nella National Hockey League (Nhl), 417 gol, 399 assist con le maglie degli Atlanta Trashers e dei New Jersey Devils. Pochi giorni fa ha deciso di tornare a casa, in Russia, nella Kontinental Hockey League, allo Ska San Pietroburgo, ricoperto da un contratto da circa 15 milioni di euro l’anno.

Il più pagato di tutti i tempi. Ha lasciato di sasso gli americani, che se lo ritroveranno contro molto presto. Ai Giochi olimpici invernali di Sochi 2014, con Russia e Usa nello stesso gruppo eliminatorio (A). Kovalchuk e gli altri assi russi potranno sfidare i mostri sacri della Nhl, che hanno avuto l’autorizzazione a prendere parte alla manifestazione, fermando il campionato nazionale.

Kovalchuk aveva un contratto con il New Jersey sino al 2025. Era una delle stelle della Lega. Ha vinto la nostalgia del suo Paese, dove è leggenda. Partita 12 anni fa, quando la Khl non era ricca e competitiva come ora. Kovalchuk era scelto alla prima posizione nel draft Nhl da Atlanta, primato assoluto per un giocatore russo dall’altro lato dell’Oceano Atlantico. Una patente di grandezza assoluta.

Il campione russo andava negli Stati Uniti con la maglia numero 17, un omaggio a Valerij Charlamov, icona sovietica dell’hockey degli anni '70. Quando i dilettanti – fortissimi - sovietici osavano rendere la vita complicata e in qualche caso battere i mostri americani.

Per lui, stagioni da oltre 50 reti. Nel 2003/2004 anche il titolo di miglior marcatore della Lega (41 gol). Nella sua bacheca manca la Stanley Cup, il titolo nazionale. Il russo ha partecipato solo in tre occasioni ai playoffs. Con Atlanta nel 2006/2007, due volte con i Devils, compresa la finalissima nel 2011/2012 persa contro i Los Angeles Kings.

Il legame con la Russia, nonostante le 11 stagioni vissute in America, non si è mai allentato. Kovalchuk si rifugiava nella Khl in entrambe le serrate (nel 2004 a Kazan, nel 2012 allo Ska San Pietroburgo) della Nhl, tornei sospesi per i contrasti tra sindacato atleti e proprietari delle franchigie per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro.

Ed è stato il trascinatore della sua Nazionale. Il debutto avveniva nei Giochi olimpici invernali di Salt Lake City 2002. Tre reti in sei gare, Russia sul terzo gradino del podio. Sue sono state le due reti decisive per il successo nei Mondiali 2008 contro il Canada. E l’anno successivo era il miglior giocatore del torneo, conducendo la Russia al bis, sempre contro i canadesi. 

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta