Io cercavo la via azzurra

Il poeta Aleksandr Blok insieme a Liubov Mendeleeva (Foto: Ria Novosti)

Il poeta Aleksandr Blok insieme a Liubov Mendeleeva (Foto: Ria Novosti)

Natalia Stepanova indaga l'amore mistico per la vita del poeta simbolista Aleksandr Blok

Il 23 giugno 2013, stando al calendario ortodosso, era la festività di Pentecoste. Gli ortodossi russi di Roma festeggiano la Pentecoste nelle chiese russe di Santa Caterina Protomartire d’Alessandria e di San Nicola Taumaturgo. Le nostre parrocchie all’estero sono un angolo della Russia per coloro che per un motivo o per un altro si trovano a vivere in giro per il mondo. Tra loro s’incontrano studenti, letterati, impiegati, diplomatici, emigranti, avventurieri, badanti, viaggiatori, turisti, pellegrini, artisti, monaci, sacerdoti.

Dopo una salita abbastanza impegnativa della via Monte del Gallo, finalmente, approdo anch’io alla chiesa di Santa Caterina. All’entrata mi accolgono l’odore dell’incenso e un mare di teste femminili, coperte dai fazzoletti dalle fogge tra le più bizzarre. Tra i fedeli, che sono tutti rigorosamente in piedi, alcuni bambini ridono, parlano, piangono, corrono, entrano ed escono dalla chiesa; questi bambini dagli occhi azzurri e dalle testoline d’oro color di grano maturo, “… un azzurro, un azzurro, azzurro sguardo”. Eccola, la nostra azzurra, messianica, mistica Russia.

Tra la gente in preghiera scorgo una signora abbigliata con cura e buon gusto: è Marina, un’amica gentile e appassionata di poesia, arte, letteratura. Dopo una lunga ed estenuante liturgia ci troviamo tutti nel refettorio parrocchiale, a condividere il pasto domenicale come da tradizione. Brindiamo alla festa di Pentecoste con un rosso dei Castelli Romani.

La tavola del nostro refettorio è un punto d’incontro e di condivisione, e non solo del cibo. Le signore si scambiano novità, pettegolezzi, libri di preghiere, indirizzi e offerte di lavoro. Gli uomini servono le donne, versando loro del vino e dell’acqua e sono alquanto cavallereschi!

Ma veniamo a noi. Io e Marina, dopo aver parlato del più e del meno, parliamo di Blok. Sì, proprio lui, il più romantico, il più mistico, il più misterioso poeta russo.

Io cercavo la via azzurra

E gridavo, stordito dalla gente;

Avvicinandomi alla soglia d’oro,

Mi placai davanti alle Tue porte.

Passasti Tu nelle sale remote,

Maestosa, silenziosa e severa.

Io portavo dietro di Te il velo

E guardavo le Tue perle.

“Blok  non era di questo mondo - dice Marina, visibilmente commossa (Blok è il suo poeta preferito). – Egli prendeva le straordinarie immagini della sua poesia da un altro mondo, non il nostro, e le trasmetteva, le trasportava, letteralmente, al lettore”.

Personalità magnetica e leggendaria della poesia russa tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, Aleksandr Blok nacque a Pietroburgo nel 1880. Sposato con la bella Liubov Mendeleeva, ebbe una vita sentimentale travagliata. Marina, riferendosi alle fonti letterarie russe, asserisce che il suo rapporto con la moglie era di natura platonica, proprio perché egli era assolutamente inadatto alla vita terrena e aveva totalmente sublimato la figura della moglie.

“Ogni vero, grande poeta ha il dono non solo di una voce unica e ineffabile, ma quello, umanissimo, di un particolarissimo modo, e inimitabile, di amare le cose, la vita inesauribile che ferve e si tramuta inafferrabile”, scrisse nella prefazione alla raccolta di Blok “ Il silenzio fiorisce”  Bruno Carnevali.

Possiamo dire che Blok amasse la vita? Di certo è che amava la sua mistica Musa, la Bellissima Dama. Visse di appassionata venerazione e sublimazione, dovuta a una misteriosa figura femminile.

Se Blok amasse la vita come la possiamo intendere noi nella nostra realtà, non saprei dire; se, viceversa, l’amasse “in un modo particolarissimo e inimitabile, che ferve e si tramuta inafferrabile” in un’esistenza mistica, è palese. Amava infinitamente la vita come un’espressione femminile inafferrabile e non di questo mondo; sembra quasi che non la desiderasse viva, reale, fatta di carne e ossa, ma di spirito squisito e sublime, e, anche così, distante e sfuggente. Possiamo dire che la sua Musa fu il Mistero stesso e una fatale attrazione del Poeta?

Le cose si sono compiute,

I giorni si sono contati.

Qui abbiamo pregato

Presso il fiume sonnolento.

Là i ghiacci sono andati

Nei giorni di primavera.

E obliati, i giorni!

Come lontani!

Il mio giorno compiuto

Ha finito se stesso.

Il mio spirito nudo

Canta per tutti.

Stanco, innamorato,

Io attendo te,

Cupo, insonne,

Freddo come il ghiaccio.

Morì all’età di 40 anni, nel 1921: un anno funesto per la Russia, un anno di terribile carestia. Il poeta si spense tra atroci sofferenze e la causa della sua morte rimane tuttora un mistero. L’autore di "La Rosa del Mondo",  D. Andreev, suppone che Blok morì, avendo violato la legge della dimensione degli Spiriti, rifiutando la vita nella dimensione della realtà, così come noi la conosciamo nella nostra veste mortale.

Recammo alla Santa Madre di Dio

Sulle braccia in argentea bara

Il nostro sole spento nel martirio

Alessandro, il puro cigno.

(M. Tsvetaeva)

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta