Le sorti dell'Anzhi con Guus Hiddink

Vignetta di Niyaz Karim

Vignetta di Niyaz Karim

Rinnovata la panchina del tecnico olandese al club del miliardario Kerimov, ma una corsa a ostacoli attende il calcio del Daghestan

La giostra del calciomercato estivo ha iniziato a girare, col suo consueto tourbillon di voci e indiscrezioni. Il Manchester United, il Chelsea e il Real Madrid hanno già tutti nominato i loro nuovi dirigenti sportivi o lo faranno a breve. I tifosi attendono col fiato sospeso: il passaggio di David Moyes all’United ha creato un posto vacante all’Everton, che potrebbe causarne un altro al Wigan, e così via. Si tratta di una reazione a catena che potrebbe colpire anche l’Anglian Combination-Division 5, nel 2017.

Ampiamente considerato come uno dei migliori allenatori del mondo, l’olandese Guus Hiddink è stato spesso citato quale possibile ingaggio per i top club inglesi. Hiddink allena da ormai un anno e mezzo la squadra russa dell’Anzhi Makhachkala, nel Caucaso del Nord. Qualora dovesse tornare alla Premiership, verrebbe accolto in maniera leggermente diversa rispetto a qualche anno fa. Non sarebbe più il “fortunato Guus”, ricordato con affetto dai tifosi del Chelsea per il suo “incantesimo” vincente a Stamford Bridge, nel 2009: l’ex calciatore olandese, infatti, inizia ormai a dimostrare tutti i suoi 66 anni, ora che le cose all’Anzhi non stanno andando come dovrebbero.

Quando, un anno fa, arrivò all’Anzhi, molti pensarono che questo sarebbe stato il suo ultimo grande ingaggio prima del pensionamento, con il proprietario della squadra, il miliardario di origine daghestana, Sulejman Kerimov, intenzionato a rilanciare il team mediante ingaggi stellari. Alla fine, però, le cose sono andate diversamente. La squadra non è riuscita a vincere il titolo nel campionato russo né a qualificarsi per la Champions League. Ciò ha originato un’accesa protesta contro il coach olandese. A testimoniarlo, uno striscione apparso sugli spalti e raffigurante Hiddink mentre ruzzola giù dalle scale, con la scritta “Passo dopo passo” (la risposta standard che l’allenatore olandese era solito dare alle domande sul perché la sua squadra non stesse vincendo).

La vera risposta è semplice: all’Anzhi si stanno rendendo conto che ci sono cose che il denaro non può comprare. Sono pochi i giocatori di fama internazionale disposti a trasferirsi a Makhachkala, capitale di una regione tristemente nota per l’elevato numero di atti di terrorismo e violenza. Agli ingaggi stellari di Samuel Eto'o e Roberto Carlos non sono seguiti altri altrettanto illustri, nonostante l’Anzhi alloggi i suoi giocatori a Mosca, a circa 2.400 chilometri dallo stadio di “casa”. Nel frattempo, anche la Uefa si rifiuta di disputare competizioni europee a Makhachkala.

Il fatto che l’Anzhi giochi le sue partite dell’Europa League in stadi semivuoti non aiuta di certo la situazione. Come se non bastasse, il destino ha voluto mettere un altro bastone tra le ruote al team di Kerimov: le bombe alla maratona di Boston hanno reso il Daghestan ancor più famoso di quanto non l’avesse reso finora l’Anzhi.

Gli insulti razzisti contro i giocatori di colore dell'Anzhi, da tifoserie russe avversarie, hanno causato ulteriori problemi alla squadra, così come le accuse di una partita truccata, dove però l’Anzhi non sarebbe sospettato di nessuna violazione.

Tutto ciò ha oscurato un fatto importante: gli investimenti di Kerimov hanno creato diversi posti di lavoro in una regione poverissima. È stato costruito uno stadio, un altro è in fase di progettazione e una nuova accademia giovanile darà presto ai giovani locali nuove opportunità e prospettive. Dal momento che Kerimov non ha mai dichiarato pubblicamente di avere una passione per il calcio, forse l’Anzhi è solo una campagna per migliorare le sorti della sua città natale. Il magnate ha senza dubbio dato un po’ d’orgoglio a questa povera regione.

A Mosca, i cittadini daghestani sono spesso evitati dai russi etnici a causa del loro aspetto, o di uno stereotipo diffuso, secondo cui sarebbero tutti estremisti islamici. Tuttavia, nella capitale russa, le partite dell’Anzhi, attirano ancora oggi migliaia di tifosi, che indossano con orgoglio i colori giallo, verde e viola della squadra. Per quanto esorbitanti possano essere gli ingaggi del club di Kerimov, il sostegno morale dei tifosi rimane incommensurabile.

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