La perestrojka green sulle coste del Nord

La costruzione di una nuova centrale nucleare (Foto: Afp)

La costruzione di una nuova centrale nucleare (Foto: Afp)

Le bonifiche delle scorie nucleari richiederanno anni ma la strada è tracciata

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, sulle coste nordoccidentali della Russia si sono accumulati tantissimi rifiuti: non soltanto barili di carburante, tecnologie militari abbandonate per veicoli e aerei, residui di lubrificanti infiammabili e antenne radar, ma anche un deposito di sottomarini nucleari dismessi dalla flotta della Marina militare russa, con reattori e scorte di combustibile nucleare esaurito.

Si tratta quindi di uno dei maggiori problemi ecologici della regione, anche se va precisato che non tocca esclusivamente la Federazione. Il pericolo maggiore dal punto di vista nucleare è rappresentato dal K-27: ogni reattore contiene infatti 90 kg di uranio-235. "Bastano cinque litri d’acqua nei reattori per rendere la situazione critica e innescare una reazione a catena incontrollabile", assicura Boris Stepennoj, ricercatore presso l’Istituto Kurchatov.

Per risolvere questa e altre questioni, al summit canadese di Kananaskis è stata istituita una partnership globale del G8 (l'organizzazione rappresentativa dei Paesi a maggiore tasso di industrializzazazione) con l'obiettivo di contrastare la diffusione delle armi di distruzione di massa e dei materiali a queste collegate, considerati i pericoli connessi a un loro possibile utilizzo.

Negli ultimi dieci anni le coste nordoccidentali della Russia sono state ripulite da 192 sottomarini nucleari, oltre che da una grande quantità di combustibile nucleare già esausto. E questa è soltanto una parte del lavoro che attende l’ente statale Rosatom. Dopo il passaggio di consegna delle ex basi militari del Ministero della Difesa russo a Rosatom erano stati creati nella zona nordoccidentale alcuni depositi di compartimenti del reattore dei sottomarini nucleari, nella baia di Sajd (dove ora sono posizionati già 54 blocchi) e nell’Estremo Oriente Russo, nella baia Razbojnik (dove quest’anno si inizieranno a sistemare altri blocchi del reattore).

Basti considerare che 50 tonnellate di combustibile nucleare usato sono state portate fuori per essere trattate in maniera adeguata, garantendo la sicurezza. Ne sono rimaste 40 tonnellate, ed entro il 2020 l’obiettivo dovrà essere centrato.

Anche grazie all'utilizzo di tecnologie italiane, sono state messe a punto strategie efficienti di recupero per eliminare ogni residuo di nucleare.

Attualmente gli Stati che partecipano al programma di partnership globale del G8 sono 24 e il termine d’azione è stato prolungato al 2022. La scelta del primo governo che beneficerà degli aiuti nell’ambito della partnership globale è ricaduta sulla Russia.

La Federazione ha inoltre suggerito di realizzare progetti comunitari per trasformare la regione nordoccidentale del Paese in un luogo che risulti ecologicamente salubre. I successivi pretendenti agli aiuti comunitari sono gli ex Paesi dell’Urss, quali l’Ucraina e il Kazakhstan.

Nel 2003 è stato firmato un accordo quadro sul programma multilaterale nucleare ed ecologico della Federazione Russa, da cui prende le mosse anche questa cooperazione. L’Italia è un membro attivo di questa iniziativa. In dieci anni sono stati siglati 42 contratti per un totale di 177 milioni di euro, indirizzati in particolare al riutilizzo di cinque sottomarini nucleari, mentre proseguono i lavori per il recupero di un altro sottomarino della classe “Oscar-2”. In tal modo il volume totale della cooperazione italo-russa nell’ambito della partnership globale del G8 raggiunge i 275 milioni di euro.

Sul fronte italiano partecipa al programma la società “Sogin”, impegnata in Italia nel riciclaggio dei rifiuti delle centrali atomiche. Con riferimento all’ambito di questo progetto, nel cantiere navale della Fincantieri (La Spezia), la Sogin ha costruito l’imbarcazione “Rossita”, che è stata mandata in mare nel dicembre del 2010.

La nave con certificazione "ice class" è destinata a lavori in condizioni complicate nella regione artica. In particolare viene impiegata per il trasporto del combustibile nucleare esausto e dei materiali di riciclaggio dei sottomarini nucleari provenienti dalle ex basi costiere nella Russia nordoccidentale. La nave è stata progettata per l’ingresso e la sosta nei bacini portuali di Murmansk.

L'articolo è stato pubblicato sul numero cartaceo di "Russia Oggi" del 30 maggio 2013

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