Diritti rosa, il network della solidarietà contro la paura

In Russia si discute per creare una legge ad hoc relativa al problema della violenza domestica (Foto: Tatiana Plotnikova For Rr)

In Russia si discute per creare una legge ad hoc relativa al problema della violenza domestica (Foto: Tatiana Plotnikova For Rr)

Attraverso le leggi la sfida della politica e il ruolo della Duma di Stato

Nonostante la presenza di alcuni articoli del Codice penale russo che colpiscono chi provoca danni fisici con percosse e torture, le pene per i colpevoli sono molto blande.

Irina Sokolova, vice presidente alla Duma della Commissione per la Famiglia, le donne e l’infanzia, giudica inefficace la legislazione che riguarda il problema delle violenze domestiche. È convinta dell’assoluta necessità di una legge specifica che garantisca aiuto e protezione concreti da parte dello Stato alle vittime.

Una bozza sul “Controllo e la prevenzione delle violenze domestiche” dovrebbe essere inoltrata alla Duma entro l'autunno 2013.

Tale documento suggerisce la creazione di un registro delle vittime delle violenze domestiche e lo sviluppo di un network di centri di accoglienza ai quali possano rivolgersi le donne maltrattate. Leggi di questo tipo sono già in vigore in 89 Paesi, compresi alcuni della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), rivelandosi molto efficaci. Per esempio, in Moldavia il tasso dei casi di violenza domestica è diminuito del 30 per  cento dopo l’entrata in vigore della nuova legge, in Ucraina è sceso del 20 per cento.

Già in passato in Russia erano state presentate bozze di disegni di legge, ma i risultati ottenuti sono stati pochi. Chi si oppone alla bozza attuale afferma che il Codice penale russo di fatto già prevede tutto ciò che è necessario per punire i colpevoli e cita gli articoli sui danni fisici colposi alle persone, le percosse, le minacce di morte e la tortura. Ciò nonostante, Salia Murzabaeva, membro del Comitato della Duma per la protezione della salute, dice che «di solito la legge in vigore al momento funziona in questo modo: finché non scappa il morto o qualcuno resta gravemente ferito, è molto difficile punire l’aggressore». Inoltre, le punizioni previste per la violazione di tali articoli sono blande. Un aggressore può essere condannato a tre o quattro mesi di prigione e poi far ritorno a casa.

L'articolo è stato pubblicato sul numero cartaceo di "Russia Oggi" del 30 maggio 2013

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