"Per l'economia un cambiamento da pianificare"

Vignetta di Niyaz Karim

Vignetta di Niyaz Karim

La ricetta dell'ex ministro delle Finanze Alexei Kudrin per migliorare il clima d'affari nel Paese e motivare la sua classe imprenditoriale

La nostra politica economica ha un grande bisogno di semplicità e prevedibilità. Si tratta, paradossalmente, di una buona notizia, per quanto possa apparire scontata. Il modello economico precedente, basato sui ricavi delle esportazioni di idrocarburi e una crescita annuale della spesa pubblica pari al 20-40 percento, non è riuscito ad assicurare un tasso di crescita adeguato.

Contemporaneamente, ogni tentativo di stimolare la crescita tramite delle iniezioni di denaro pubblico è stato vanificato dalla scarsa resa di tali iniezioni. Le iniziative su scala nazionale e i programmi di modernizzazione della Sanità e di altri settori hanno prodotto pochi risultati sostanziali. L’auspicato nuovo modello non dovrebbe prevedere la continua sollecitazione della domanda tramite mezzi “creativi” di ogni tipo, ma piuttosto prefigurare interventi ordinari quali il miglioramento della competitività e della qualità del lavoro e dei servizi; l’incremento dell’efficacia delle spese per capitale – trainata dalla riduzione dei rischi inerenti all’economia russa – e la riduzione dei tassi di interesse (da raggiungere attraverso il contenimento dell’inflazione). Non dobbiamo agire frettolosamente; dobbiamo ridurre i rischi e incrementare gradualmente l’attrattività dell’economia russa.

Secondo un principio fondamentale e tuttavia ineludibile della politica economica (e sottolineo “economica”, non “di bilancio”), in termini reali l’incremento della spesa non dovrebbe procedere più velocemente dell’aumento delle entrate. Lo scorso anno invece le entrate sono aumentate del 3,5 percento mentre la spesa è aumentata del 27 percento rispetto al 2008 (anno che precedette la crisi). Il mondo degli affari, comprese le banche di investimenti, ritengono che un simile squilibrio sia destinato a condurre a un aumento del debito o all’innalzamento delle tasse.

Quando i prezzi a medio termine del petrolio diminuiranno, la logica che è alla base della norma di bilancio introdotta dal governo diventerà evidente. Tuttavia, i recenti dibattiti sulla sua revisione stanno mettendo a rischio la fiducia della comunità degli affari, che ne aveva sostenuto l’attuazione. A preoccupare le banche di investimento sono soprattutto l’ammorbidimento della politica monetaria e creditizia, la revisione della norma di bilancio e il mancato raggiungimento degli obiettivi di inflazione.  

Eppure tra gli scenari “innovativi” e “obbligati” il governo ha previsto di qui al 2030 il sostanziale ammorbidimento della propria politica monetaria e creditizia e un incremento della spesa pubblica, oltre che l’aumento delle riserve internazionali, escludendo in questo modo la scelta degli obiettivi di inflazione. Tra gli scenari approvati dal governo ve ne è addirittura uno che prevede la revoca della politica di inflation targeting, benché la concessione di una simile revoca sia prerogativa della Banca Centrale. Ciò significa, essenzialmente, che non è stata fissata alcuna linea di condotta, e ciò obbliga le imprese a tenere conto, nella propria programmazione, dei relativi rischi.

A determinare il clima degli affari però non è solo l’economia. Le restrizioni legislative sulla vita sociale e politica danno alla classe imprenditoriale l’impressione di un ritorno ai momenti peggiori dell’era sovietica. Dal canto loro, le Ong scorgono nella situazione attuale una repressione della società civile. Eppure è esattamente questa la categoria di persone sulle quali contiamo per gli investimenti e l’innovazione, la modernizzazione dovrebbe poter avere degli alleati all’interno della classe “attiva”. Tuttavia, stando ai più recenti dati sul monitoraggio dell’imprenditorialità globale, la percentuale di russi disposti a fondare una propria impresa oggi è solo del 2,2 percento. Si tratta del peggior dato dal 2006 ad oggi, pari quasi alla metà di quel 4,3 percento di russi che nel 2012 lavoravano in proprio...

Se dobbiamo passare a un modello diverso occorre una transizione ben pianificata. Il cambiamento va progettato minuziosamente. E poiché non si tratta di “far finta” di cambiare, ma occorre raggiungere un risultato di qualità, c’è bisogno che qualcuno sia chiamato a rispondere di tale qualità. Deve emergere una massa critica di funzionari governativi che non siano esclusivamente interessati alla propria sopravvivenza burocratica. Un passo di certo lungi dall’essere ordinario.

Aleksei Kudrin, presidente del Comitato per le Iniziative civili

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