Vernice di primavera

Mosca vista dal basso di un'italiana. I post
Credit: Niyaz Karim

27 aprile 2013
C'è un odore, a Mosca, che in maniera inconfondibile sa di primavera: è l'odore di vernice. Con lo spuntare dei primi germogli sugli alberi, lungo le strade si incontrano file di operai accovacciati per terra. Pennello in mano e barattolo di vernice poco lontano. Un esercito di imbianchini e addetti comunali che, dalle prime ore del mattino fino al tramonto, dipingono con pazienza i cancelli dei cortili e piantano viole pansé nelle aiuole.

Se ne stanno chini, in silenzio. Qualcuno lavora, ricomponendo quel tappeto fiorito che torna a dare colore alla città. Altri supervisionano dall'alto. Forse per controllare che il lavoro venga fatto come si deve. Forse per assicurare un turnover che garantisca riposo alle gambe stanche dei colleghi più volenterosi.

Squadre di operai, perlopiù di origine centro-asiatica, ridanno il colore ai cancelletti e alle inferriate. Giallo e verde. Giallo e verde. Queste, perlomeno, le tonalità che risaltano nel quartiere dove abito io, dove le recinzioni dei parco giochi e le staccionate delle aree verdi tornano a splendere dopo il rigido inverno. Niente mascherine. Niente protezioni. L'odore di tintura risale lungo le vie, aspettando i moscoviti che con il calare del sole escono dagli uffici.

Intere squadre di operai a Mosca lavorano per far fiorire nuovamente le aiuole e per rinfrescare la vernice delle staccionate (Foto: Sara Donadini)

Quando anche le panchine lungo le strade finiscono sotto le spennellate degli operai, il pericolo è quello di ritrovarsi con il sedere a strisce. E i pantaloni irrimediabilmente macchiati di vernice. Per evitare questi spiacevoli inconvenienti, gli arredi urbani più a rischio vengono tappezzati di cartelli che intimano ai passanti di non sedersi e di non toccare.

Il pericolo però è che una folata di vento o la bravata di qualche ragazzino, strappi via gli avvisi. Un po' come è successo a me poche sere fa: arrivata davanti al portone di casa, stanca da una giornata come al solito frenetica, ho avuto la tentazione di abbandonarmi sulla porta, in attesa che qualche mio coinquilino rispondesse al citofono, dal momento che il codice apri-porta risultava bloccato.

La punta del naso si è ben presto rizzata, però, sospetta. Arricciando le narici ho cercato di capire da dove provenisse quel forte odore di colore fresco. Ovviamente veniva da lì, dalla porta di casa sulla quale stavo per accasciarmi ormai priva di forze. Nessun cartello, ovviamente, segnalava il passaggio degli imbianchini. Solo una chiazza vicino alla maniglia lasciava intuire che, poco prima di me, qualcun altro evidentemente si era già lasciato andare su quella porta. Che ora, con quel suo forte odore, ricordava a tutti che a Mosca era proprio sbocciata la primavera.

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