Tarasov, lo zar del salto con l'asta

Il campione russo Maksim Tarasov, oro olimpico nel salto con l’asta (Foto: Itar-Tass)

Il campione russo Maksim Tarasov, oro olimpico nel salto con l’asta (Foto: Itar-Tass)

La storia del campione russo, oro ai Giochi di Barcellona del 1992, numero uno olimpico, mondiale ed europeo

Una di quelle notti che scrivono pagine inattese nella storia dello sport mondiale. Le Olimpiadi di Barcellona 1992, le Olimpiadi del Dream Team Usa di basket, di Carl Lewis nell’atletica, di Aleksandr Popov nel nuoto, sono state il momento di gloria per Maksim Tarasov, campione russo, oro nel salto con l’asta.

Non l’unico clic indimenticabile nella sua lunga carriera. Quindici anni fa, agli Europei di Budapest del 1998, Tarasov saliva sul gradino più alto del podio. E dodici mesi dopo si aggiudicava anche i Mondiali di Siviglia, scollinando oltre quota 6 metri (6.02). A un meeting (Atene) arrivava anche a 6.05, suo limite personale.

Dunque, un campione vero. Uno dei pochi eletti a scalare oltre i sei metri. Ai Giochi spagnoli, l’unico favorito era Sergei Bubka. Il migliore di sempre nella disciplina. L’anno prima Bubka era andato oltre quota 6,10 metri, in due occasioni. Nessuno deve ancora avvicinarsi, a quella vetta.

Trentacinque record mondiali, 43 volte oltre i 6 metri, che due anni dopo porterà l’asticella a 6.14 metri (all’aperto) al Sestriere, nel 1994. E che l’anno precedente al record sulle Alpi italiane, si portava a 6.15 metri al coperto, a Donestsk. Dopo l’ucraino, i candidati al podio erano il connazionale Rodion Gataullin e il sudafricano Okkert Brits, anche loro finiti oltre i sei metri. Tarasov era un outsider. Poi, la gara. Per Bubka, tre salti falliti a 5.70 centimetri. Eliminato a una quota irrisoria per lui, così come per Brits e Gataullin. Spuntava Tarasov, a quota 5.80.

Il balzo della vita, oro. E una delle più grandi sorprese che la letteratura sportiva possa raccontare. Per intenderci, alla pari con la prima sconfitta di Mike Tyson per il mondiali dei pesi massimi contro James “Buster” Douglas a Tokyo nel 1990. Oppure la battuta d’arresto di Steffi Graf, nel primo turno a Wimbledon 1994 contro la  sconosciuta americana Lori McNeil. Oppure la Nazionale di calcio danese, che vinceva gli Europei 1992 – in finale contro la Germania – dopo esser stata addirittura ripescata al posto della Jugoslavia, a causa della guerra dei Balcani.

E nulla toglie alla grandezza di Tarasov la mancata partecipazione alle Olimpiadi di Atlanta, quattro anni dopo. Non era riuscito a saltare la misura minima imposta dalla federazione russa, che non lo inserì tra i convocati per i Giochi americani. Ma la sua pagina di storia era già stata scritta.

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