Amore a prima vista

Papa Francesco durante una celebrazione liturgica (Foto: Reuters/Vostock Photo)

Papa Francesco durante una celebrazione liturgica (Foto: Reuters/Vostock Photo)

Cos'hanno in comune Sergei Esenin, Valentin Sokolov e Papa Francesco per la poetessa russa Natalia Stepanova?

"Negli anni Settanta, durante l’esame di Scienze comuniste, un insegnante mi chiese: Lei crede in Dio?, Sì, credo in Dio, gli  risposi. Dio è amore?, puntualizzò  l’insegnante, Dio è Poesia, dissi. Ebbi il massimo dei voti…" (da Socialismo, Capitalismo, Religione  di E. Stepanov)  

Dunque, la Poesia come una delle vie del Signore, come un dono.

Per me la Poesia è un modo di essere: mistico e di perdono. Di perdono per quelli che mi hanno amato, chissà, che io ho amato, e sono tanti, e anche per quelli che non mi amano, e sono parecchi. Di perdono per me stessa, perché siamo ben lontani dall’amare. La Poesia è un mondo intorno a me e oltre, è parte di me ed io sono  parte di tutto, ed io non sono niente. Voglio pensare la Poesia come un dono di luce, un dono  di eterna giovinezza.

Giovinezza uguale primo  amore. Oltre a un compagno di classe, il mio primo amore fu Esenin. Amavo i suoi versi, così come li amava e come li ama tuttora tutta la gioventù russa. Del mio compagno di classe non ricordo più il nome, ma l’amore lirico per Esenin rimase sempre con me. Fu un amore a prima vista. Io ci credo nell’amore a prima vista, così come ci credono milioni di persone, che ne furono colpite nella sera del 13 marzo 2013. 

Roma, una serata piovosa, sulla loggia centrale della Basilica Vaticana, che dà su piazza San Pietro, gremita di gente in attesa, esce un uomo di 76 anni, vestito di bianco, e dice: “Fratelli e sorelle, buonasera!”. È stato come un tuffo al cuore, come una commozione.

Sono una credente di confessione ortodossa, ma è solo un dettaglio, perché prima di tutto sono cristiana. “Ho scelto di chiamarmi Francesco, come il poverello di Assisi”, ha detto il nuovo Pontefice, e noi lo amammo subito. Noi, il popolo di Dio, e lui è il nostro pastore: Papa Francesco, vescovo di Roma.

Durante l’omelia della messa della domenica delle Palme, il Papa disse tre parole: gioia, croce, giovani. E, parlando della croce, ho voluto tradurre per voi alcuni versi di un poeta russo, Valentin Sokolov (1927–1982).

Lo deposero dalla croce,
Facendo attenzione,
I Suoi discepoli e la Madre,
In Lui venerarono il  Figlio di Dio.

Liberarono dai chiodi
Il Suo corpo profanato,
Egli, che accolse la morte per la gente,
Necessitava essere toccato dalle carezze,
Non dei tuoni dei regali osanna
Ma di sommesse e calde esclamazioni.

L’hanno lavato, facendo attenzione,
Discepoli Suoi e Madre,
In Lui venerarono il Figlio di Dio…

“Dalla volta celeste fluivano gocce di luce…” 

Il poeta Valentin Sokolov passò la maggior parte della sua vita nel gulag; vi fu detenuto per la Poesia, e vi morì, per la Poesia. “Era forte,  era un uomo russo di grande forza interiore e tenerezza – non era né un intellettuale né un mugik -, ma era tutto ciò che contiene in sé la nazione russa: e la saggezza, e l’audacia, e l’anarchica rivolta,e la cordialità sincera”, scrisse di lui K. Kovalev. 

“Non  abbiate paura della tenerezza”, dice Papa Francesco, e i versi di Valentin sono colmi di tenerezza per il Figlio di Dio. E di speranza. “E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza!”. Quasi a pregarci dal sagrato di San Pietro, il Papa.

Oggi, quando i valori morali, le speranze e i sogni sono considerati una mera retorica, udire queste parole, pronunciate dalla massima autorità ecclesiastica, fa bene al cuore e ci si sente meno soli, “noi uomini, quaggiù, prede dei  venti” (U. Polignano).

Ma, allo scadere dell’ora,
le divinità del nulla
capiranno
di essere uomini;
e sfileranno,
nel  tramonto,
con ali di cera spezzate…
(C. Pederzani)

Papa Francesco è, finalmente, un pastore delle genti della Terra, colui, che è sceso dai palazzi apostolici tra la gente, come un uomo libero tra gli uomini.

“Non siate mai uomini e donne tristi - raccomanda - Gesù è un amico, è un fratello, anche come un Re accolto…” 

E noi abbiamo  accolto con gioia, amore  e  stupore questo  Papa, “venuto dalla fine del mondo”. Proprio con quell’amore, che fu predicato da molti e forse mai così  sentito, come dal cuore di quest’uomo: un semplice tra i semplici, un umile tra gli umili, che viene a vivere la passione del cuore di Gesù tra i più poveri.

“E solo dall’alto della croce, ti si può comprendere, cielo”, Valentin Sokolov. 

Buona Pasqua e buona speranza a tutti!

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