Spartak, un pezzo di storia tra Highbury e Luzhniki

Il monumento eretto allo stadio Luzhniki di Mosca in memoria dei tifosi morti il 20 ottobre 1982 durante gli scontri al termine della partita Spartak-Haarlem (Foto: Ria Novosti)

Il monumento eretto allo stadio Luzhniki di Mosca in memoria dei tifosi morti il 20 ottobre 1982 durante gli scontri al termine della partita Spartak-Haarlem (Foto: Ria Novosti)

Il club della capitale, allora poco conosciuto in Occidente, strabiliava nel 1982 vincendo 5-2 sul campo dell'Arsenal. Tre settimane dopo, il massacro di Mosca, un dolore mai cancellato

Un mese per scrivere la storia. Nel bene e nel male. Una storia ancora viva, poco più di 30 anni dopo. Lo Spartak Mosca nel 1982 era una potenza calcistica poco conosciuta nell’Occidente. Con fuoriclasse, come il portiere Rinat Dasaev, che era stato tra i protagonisti nel Mondiale vinto pochi mesi prima dall’Italia. E che sarebbe entrato nella leggenda sei anni dopo, Europei 1988, con la nazionale sovietica del colonnello Lobanovsky.

I sovietici erano dei carneadi anche per l’Italia. Anche perché le condizioni politiche in Urss impedivano al club della capitale di rendersi famosa nei principali stadi europei. Al potere c’era Leonid Brezhnev, segretario del Partito Comunista. E solamente dopo la sua morte, avvenuta il 10 novembre di quell’anno, iniziò un nuovo capitolo di storia con Mikhail Gorbaciov.

Un lento ma progressivo percorso di liberalizzazione delle strutture politiche ed economiche dell’Urss. Sei settimane prima della scomparsa di Brezhnev, lo Spartak Mosca giocava la gara di ritorno dei 32mi di Coppa Uefa contro l’Arsenal. Successo 3-2 all’andata, al Lenin Stadium di Mosca, il ritorno era a Highbury.

Quarantamila spettatori a ridosso del terreno di gioco, uno stadio leggendario. L’Arsenal era favorito. Anche perché la stagione dello Spartak – il campionato in Urss seguiva il corso dell’anno solare – era appena cominciato. La sorpresa: inglesi dominati 5-2 ed eliminati dalla Coppa.

Uno dei primi segnali del calcio russo che segnerà gli anni Ottanta. Non solo Dasaev ma talenti come Romantsev, Gavrilov, Cherenkov, il capocannoniere Rodionov. A Highbury (ora l’Arsenal gioca all’Emirates Stadium) nessuna squadra vincerà con un risultato così netto.

Un’impresa non seguita in Urss. La tv inglese Bbc chiedeva troppi soldi per cedere i diritti della partita. “L’Arsenal ha ricevuto una lezione nell’arte del calcio totale dallo Spartak Mosca”, scriveva The Guardian.

Per i russi la favola diventava tragedia appena tre settimane dopo. Turno successivo di Coppa Uefa, al Luzhniki arrivava l’Haarlem, club olandese. Lo Spartak conduceva 1-0. A pochi minuti dal triplice fischio finale, molti tifosi stavano già sfollando, ma il secondo gol russo, firmato da Sergei Shvetsov scatenava l’inferno.

Con scontri tra chi lasciava l’impianto e chi voleva rientrare per festeggiare. Morivano 67 tifosi, secondo le fonti ufficiali, 360 secondo gli organi di stampa. Il massacro di Mosca. Che presenta ancora oggi molti lati oscuri, soprattutto per le famiglie delle vittime.

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