Le difficili decisioni di Wojtyla e Ratzinger

La poetessa e giornalista russa Olga Sedakova (Foto: archivio personale )

La poetessa e giornalista russa Olga Sedakova (Foto: archivio personale )

La poetessa e giornalista Olga Sedakova parla del suo primo incontro con Papa Benedetto XVI, allora cardinale, al cospetto di Giovanni Paolo II, e ne compara le figure

Durante uno degli incontri con Papa Giovanni Paolo II ebbi occasione di incontrare anche il futuro Papa Benedetto XVI, allora Cardinale Ratzinger. Gli venni presentata come "poetessa" ed egli chiese molto seriamente: "Una vera poetessa? È importante saperlo".

Stupita, gli domandai a mia volta perché. Rispose: "Se ai nostri giorni esistono veri poeti e veri artisti, ciò significa che questo è un mondo non abbandonato dallo spirito".

Indubbiamente oggi quella di Benedetto XVI è stata una decisione molto forte. La spiegazione di allora colpisce per nobiltà. Egli pensa esclusivamente agli interessi della Chiesa, alla quale, in una situazione dinamica come quella attuale, serve una persona in possesso di tutte le proprie forze fisiche. La vecchiaia non permette di far fronte a un tale compito.

Nei confronti di Benedetto XVI ho sempre provato e provo tuttora un profondo rispetto, prima di tutto perché ho letto i suoi lavori. È un teologo profondo e coraggioso. Viene generalmente considerato un conservatore, ma il suo ultimo gesto è estremamente innovativo. Nella modernità nessun Papa ha mai compiuto una simile azione. In genere i papi son morti da papi.

È anche possibile che la sua decisione appaia inaspettata, perché tutti ricordano gli ultimi anni di Giovanni Paolo II, il quale continuò il suo servizio anche quando era profondamente malato e proprio in ciò vide il proprio dovere pastorale. A me sembra che entrambe queste decisioni meritino profondo rispetto.

Nonostante tutte le differenze con il suo predecessore, Benedetto XVI è il prosecutore diretto delle tradizioni di Giovanni Paolo II. E la Chiesa si trova, oggi come ieri, di fronte alla necessità di affrontare nuove sfide.

Nell’ultima frase del suo messaggio, Benedetto XVI dice che consegna la Chiesa al suo Capo, a Cristo. Nessuno certamente ha mai dubitato Chi stesse realmente a capo della Chiesa. Ma nelle tradizioni di particolare ammirazione del Pontefice, la sua figura spesso per molti soppiantava questa tesi iniziale.

Riguardo al futuro non me la sento di parlare; non riesco assolutamente a fare alcun pronostico, tanto più che non appartengo alla Chiesa Cattolica.

L’autrice è poetessa e giornalista

Questo commento è stato pubblicato sull'edizione cartacea di "Russia Oggi" del 28 febbraio 2013

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