Turkmenistan, gas e democrazia

Il presidente Gurbanguly Berdymukhammedov (Foto: Sergei Guneev/Ria Novosti)

Il presidente Gurbanguly Berdymukhammedov (Foto: Sergei Guneev/Ria Novosti)

Nella repubblica centroasiatica, ricca di materie prima che fanno gola all’Europa e non solo, si va alle parlamentari, per la prima volta con due partiti in corsa

La più chiusa delle repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, il Turkmenistan, si sta avviando, a modo suo, verso la democrazia. Nell’autunno 2013 sono infatti in calendario le prime elezioni parlamentari che vedranno in competizione più di un partito.

Se fino a ora era stato il Partito democratico che fa riferimento al presidente Gurbanguly Berdymukhammedov a dominare la Mejlis (l’Assemblea nazionale in cui i 125 deputati sono eletti per cinque anni), questa volta le formazioni in gara sono due. In corsa c’è anche il nuovo Partito degli industriali e degli imprenditori, calato dall’alto, ma che dopo oltre vent’anni di dominio di un unico partito (prima con Saparmurat Nyazov, il Padre di tutti i turkmeni, ora appunto con Berdymukhammedov) offre comunque una possibilità di scelta per i cinque milioni di abitanti del Paese. Per il Turkmenistan si tratta in fondo di un passo storico.

Rispetto alle altre repubbliche dell’ex Urss, dall’Armenia all’Azerbaijan, dalla Georgia al Tagikistan, dove le elezioni presidenziali e parlamentari sono state in questi anni relativamente libere, perlomeno sulla carta, ad Ashgabat le prove di democrazia teorica sono iniziate solo ora. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire.

Ma i ritmi centroasiatici non sono certo quelli occidentali. I primi passi piombati verso il pluralismo vanno anche a braccetto con le aperture economiche verso l’Occidente e anche la partecipazione al Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, non è ormai più un tabù. Il Paese, che ha delle enormi riserve di gas e petrolio sino ad ora sono state indirizzate in parte in Russia (il partner preferito) e in parte in Cina, è entrato nell’interesse anche dell’Europa, alla ricerca di una maggiore diversificazione.

Con l’Unione Europea i rapporti si sono intensificati tramite la Strategia per l’Asia centrale, avviata nel 2011. Il Nabucco è però nato morto e le questioni energetiche sono sviluppate quindi con prospettive bilaterali. Così gli episodi più recenti sono quelli dell’Ucraina, che spera di raggiungere accordi importantiper il gas dopo gli incontri tra Gurbanguly Berdymukhammedov e Viktor Yanukovich, e della  Gran Bretagna, con l’arrivo a Londra di una delegazione turkmena per approfondire la collaborazione nel settore energetico.

Al di là del progresso democratico, pare che quello che interessi di più all’Occidente sia in realtà il gas.

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