Emomali Rahmon, presidente del Tagikistan dal 1994, è quasi alla fine di questo suo ultimo mandato, il terzo, e potrebbe non ricandidarsi alle elezioni di novembre 2013 (Foto: Photoxpress)
Come per Armenia, Georgia e Azerbaijan, il 2013 è per il Tagikistan l’anno delle elezioni presidenziali. Mancano ancora diversi mesi - si voterà a novembre - ed è presto quindi per fare previsioni, soprattutto perché non è ancora chiaro se l’attuale presidente in carica si candiderà un’altra volta.
Emomali Rahmon è al vertice della piccola repubblica dell’Asia Centrale dal 1994, eletto nel bel mezzo di quella guerra civile, iniziata nel 1992 e finita solo nel 1997, che sconquassò il Paese. Vittorioso alle urne per tre volte di fila (1994, 1999 e 2006) è ormai alla fine di questo settennato e il dubbio sull’ennesima candidatura non è stato ancora ufficialmente sciolto.
Rahmon, che ha appena superato i sessant’anni, è tutto sommato giovane, soprattutto se paragonato ai vecchietti che ancora regnano in Uzbekistan (Islam Karimov compirà nel 2013 75 anni) e in Kazakhstan (Nursultan Nazarbayev ne farà 72).
Che abbia alle spalle quattro lustri al potere rientra da queste parti nella normalità e altri sette anni sullo scranno di Dushanbe non dovrebbero quindi stupire troppo. Certo è che la stabilità politica targata Rahmon significa anche stagnazione e difficoltà economiche, basti pensare che la secondo la Banca Mondiale quasi un tagiko su due vive ancora sotto la soglia di povertà.
Il Paese non è mai uscito dal tunnel e periodicamente è scosso nella sua fondamenta. Gli scontri armati del 2012 nella provincia Gorno-Badakhshan e gli episodi più recenti, a metà tra la politica e la criminalità, come l’arresto dell’ex primo ministro Abdumalik Abdullojonov a Kiev, sono i segnali che la pentola continua a bollire.
Sul fronte internazionale Dushanbe spera in qualche miglioramento dopo l’entrata nel Wto, l’Organizzazione mondiale per il commercio, che avverrà ufficialmente all’inizio di marzo 2013.
I rapporti con la Russia rimangono un punto fermo, dopo le recenti visite del Presidente Vladimir Putin e del ministro degli Esteri Sergei Lavrov. Mosca e Dushanbe hanno rafforzato la loro partnership anche con l’accordo sottoscritto nell'autunno 2012, che permette l’utilizzo della base militare 201 alla Russia sino al 2042.
Non solo è una questione bilaterale, poiché, come ha detto Putin, si tratta di “uno dei maggiori fattori di stabilità in una repubblica con cui la Russia ha speciali relazioni di amicizia e strategiche, uno Stato avamposto per la Csi anche nel complesso rapporto con l’Afghanistan”.
Il Tagikistan è sì lontano dall’Europa, ma la sua stabilità interessa non solo i Paesi più vicini, soprattutto lungo il cammino dei prossimi mesi verso le elezioni d’autunno.
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