Un riparo dal freddo

Mosca vista dal basso di un'italiana
Credit: Niyaz Karim
Credit: Niyaz Karim

23 gennaio 2013

Tra le città piene di cani randagi, credo che Mosca sia tra le prime al mondo. Di quattro zampe ce ne sono ad ogni angolo, rannicchiati nella neve, nelle buche scavate nelle aiuole sotto gli alberi. Sono molto amati dai moscoviti, alcuni diventano le mascotte del quartiere, della fermata della stazione della metropolitana, persino del condominio.

Sculture commemorative dedicate a eroici randagi si trovano in città, come quella, per esempio, all'ingresso della stazione della metropolitana Mendeleevskaja.

Certo, non posso dire lo stesso dei cani che vivono in branco e che allora si presentano un po' più aggressivi. Ne sanno qualcosa le mie caviglie, sfuggite per miracolo a un attacco di randagi, quando, in uno dei primi giorni che mi ero trasferita a Frunzenskaya, mi era venuta voglia di una corsettina mattutina nel parchetto sotto casa. Me ne sono tornata a casa a gambe levate.

Ma presi singolarmente, in realtà, questi quattro zampe hanno tanto bisogno di una carezza, di un biscotto, di un pezzo di pane. Così ho incontrato Rocky, un bastardino di taglia media, sempre scodinzolante e amichevole. L'avevo notato da qualche settimana nella mia zona. Mi ero accorta che il freddo intenso minava la sua salute e, soprattutto, i suoi arti.

Qualcuno, però, gli aveva sistemato un giaciglio in un angolo con dei cartoni. E lui mi aspettava tutte le mattine; sapeva che per lui avevo sempre qualcosa. Un'abitudine che avevano preso tanti vicini di casa.

 

Il fenomeno del randagismo a Mosca è molto diffuso (Foto: Alexey Malgavko/RIA-Novosti)

Finché una notte, aprendo il portone condominiale, me lo ritrovo davanti. Sempre scodinzolante e affettuoso. Era accaduto che qualcuno lo aveva lasciato entrare in uno dei giorni più freddi dell'inverno, perché trovasse riparo e calore all'ingresso del condominio, un ambiente molto riscaldato nei palazzi moscoviti. Nessuno poi ha avuto il coraggio di mandarlo via e oggi Rocky, così l'ho chiamato, è diventato il cane da guardia del palazzo.

Caldo e cibo non gli mancano e le sue zampette, non più intirizzite dal freddo, gli servono per fare le feste a chiunque varchi la soglia di quella che è diventata anche la sua casa. 

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