Al ristorante, quando prenotare diventa una sfida

Mosca vista dal basso di un'italiana
Credit: Niyaz Karim

10 gennaio 2013
“Pronto, buongiorno, vorrei prenotare un tavolo per questa sera”. Compleanno di un’amica. Oltre una decina gli invitati. Decidiamo di sperimentare un raffinato ristorante azerbaigiano affacciato sulle rive della Moscova. Telefoniamo quindi per riservare un tavolo. Non si sa mai, pensiamo. D’altronde è venerdì. Magari non troviamo posto. “Saremo in dodici. Arriveremo verso le otto”.

Un locale dove si mangia bene, mi avevano assicurato. Pietanze dell’Est: plov e dolmà, involtini di carne chiusi dentro foglie di vite dal sapore esotico. Me ne aveva parlato una stravagante manager italo-russa, conosciuta durante una serata conclusasi inaspettatamente a bere birra all’interno di un lussuoso atelier di moda.

“Sì, pronto? Le dicevo, vorrei riservare un tavolo. Come? Non si può prenotare per telefono? E perché non si potrebbe?”. Tuu tuu tuu. “Hanno riattaccato!”, tuona la mia amica con il cellulare in mano, incredula. Beh, sarà caduta la linea, dico io. Pur sapendo che non sempre le buone maniere sono di casa, tra sconosciuti, a Mosca.

Facciamo un secondo tentativo. Questa volta più agguerrite di prima. “Pronto, buongiorno. Vorrei prenotare un tavolo per questa sera per dodici persone. Ma sul serio non si può riservare per telefono? E come dovrei fare? Come dice? Devo passare di persona? Ma se abito quasi a un’ora di metro da lì!”.

I ristoranti moscoviti, per tutti i gusti e per tutte le tasche (Foto: RiaNovosti)

Missione fallita. Ce ne restiamo così, a bocca aperta e sguardo incredulo, a fissare un telefono ormai muto. A questo punto mi sorge un dubbio. Forse in Russia non è usanza riservare un tavolo per telefono? A quanto pare no, mi assicurano altre amiche russe, interpellate successivamente. Certo, dipende dal ristorante, precisano. Forse i locali più piccoli non consentono prenotazioni. Altri, mi spiegano, le accettano solo previo pagamento anticipato.

Scene da commedia dell’assurdo, per me, un'italiana qualunque, abituata a fermare un tavolino anche all’ultimo minuto, se possibile, pur di trovare posto nella pizzeria preferita vicino casa.

Niente da fare. Mosca non si piega: ci avviamo, meste meste, verso il ristorante. Dove, 45 minuti di metro dopo, riusciamo a toglierci la soddisfazione di prenotare il nostro tavolo. Anche senza telefonata.

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