In piazza in ricordo di Nemtsov

La marcia in ricordo di Nemtsov.

La marcia in ricordo di Nemtsov.

: Iliya Pitalev/RIA Novosti
Si è svolta a Mosca una marcia in memoria dell’esponente dell’opposizione, ucciso nel 2015. Ma la manifestazione non ha raccolto le adesioni sperate

L’opposizione liberale indipendente ha tenuto la sua prima manifestazione di massa di quest’anno: la “Marcia di Nemtsov”, definita così in memoria dell’ex primo vice premier della Federazione, Boris Nemtsov, assassinato due anni fa. La manifestazione si è svolta nel centro di Mosca il 26 febbraio e ha visto l’adesione di 15.200 persone, un numero inferiore rispetto alle 24.000 del 2016 e alle 50-70.000 del 2015.

Questa azione di protesta è forse stata l’unica vera manifestazione dell’opposizione, da quando due anni fa Nemtsov è stato ucciso. Non si ricordano altre dimostrazioni di massa di questa entità. Potrebbe essere il segnale che nessuno pensa di tornare a protestare attivamente come in passato. Neppure gli stessi leader del movimento di opposizione. I “cittadini esasperati” che manifestavano nel 2011 e nel 2012 in Piazza Bolotnaya e sul Prospekt Sakharov chiedendo dei cambiamenti oggi non scendono più in strada a protestare e non pensano di farlo. Questa marcia commemorativa è forse l’unica eccezione.

Ieri e oggi

“Allora a preoccupare queste persone era l’idea di venir privati dei propri diritti politici e chi protestava non apparteneva alle fasce povere della popolazione, al contrario. Ma per loro era importante avere la possibilità di scegliere chi doveva esercitare il potere”, spiega a Rbth Dmitrij Stepanov.

La marcia nel centro di Mosca. Fonte: ReutersLa marcia nel centro di Mosca. Fonte: Reuters

Oggi Stepanov ha 37 anni e lavora come esperto di marketing in un’azienda informatica. Era stato uno dei primi a scendere in piazza dopo le elezioni del 2011 rivendicando il rispetto delle regole elettorali e il ripristino della libertà di espressione per tutti i cittadini. Ricorda che di colpo è avvenuto nelle coscienze di alcuni un ribaltamento delle convinzioni, simile a un terremoto: da una condizione in cui “i diritti democratici stavano gradualmente arretrando, ma continuavano a esistere” si stava passando alla “assenza di diritti politici”.

E poi è accaduto ciò che doveva accadere: la gente è scesa in piazza, ma chi li guidava non è stato in grado di proporre una strategia chiara. “Abbiamo perso la nostra battaglia. Oggi scendono a manifestare nelle strade di Mosca poco più di 300 persone. In tutta la Russia si arriva al massimo a 1.500-2.000 manifestanti. Le altre centinaia di migliaia di persone attendono di vedere come si svilupperà la situazione perché per il momento non riescono a capire perché dovrebbero protestare, né cosa otterrebbero dalle proteste”, spiega. Tuttavia, Dmitrij continua a partecipare alle manifestazioni, è una di quelle 300 persone che continuano a lottare per affermare la propria linea. “Ma vado solo alle manifestazioni autorizzate”, precisa.

Le sue parole sembrano essere in sintonia con le dichiarazioni dei leader dell’opposizione. Oggi la delusione è il sentimento predominante, sostiene l’ex deputato della Duma Dmitrij Gudkov, e tutte le pulsioni di protesta si sono trasferite nelle cucine. “Il problema sta nella modalità della protesta. Quella era una protesta emotiva, spontanea, sempre viva. Oggi invece si è trasformata in routine”, afferma Gudkov, intervistato da Rbth.

“La gente non se la sente più di scendere in piazza in nome di slogan politici e non solo perché ha smesso di credere in una possibilità di cambiamento. Molti hanno paura. C’è stato un processo per il caso della Bolotnaya e ci sono state delle incriminazioni per i post pubblicati sui social network. Questo ha creato un clima di paura e una persona normale ci pensa cento volte prima di scendere in piazza ed esporsi a un tale rischio”, dice a Rbth Ilya Yashin. Lo Stato a questo riguardo ha espresso una posizione chiara e l’ha ribadita più volte: la legge è legge ed è uguale per tutti; nessuno può rendersi responsabile di disordini massa e di violenze nei confronti delle forze dell’ordine. “Lo Stato non dev’essere brutale, ma ha l’obbligo di far rispettare queste regole certe. Altrimenti… corriamo il rischio di dover affrontare gli stessi problemi che si sono dovuti affrontare nel ’17”, ha dichiarato il Presidente della Federazione Russa, alludendo alla rivoluzione del '17.

Ma nel complesso, se escludiamo l’opinione di chi concorda sul fatto che ci troviamo in una fase di stagnazione globale, le opinioni dei leader dell’opposizione sul potenziale di protesta divergono da quelle delle persone comuni. Ciò che viene proposto oggi dall’opposizione non sembra affatto funzionare.

La disgregazione

A detta di Pavel Salin, direttore del Centro di Studi politologici dell’Università di Scienze della Finanza presso il governo della Federazione Russa, “il futuro della protesta politica poggia su una base socio-economica” e oggi quasi nessuno è in grado di tradurre il malcontento economico e sociale in slogan politici.

La marcia nel centro di Mosca. Fonte: Iliya Pitalev/RIA NovostiLa marcia nel centro di Mosca. Fonte: Iliya Pitalev/RIA Novosti

“Il più immenso potenziale di protesta si cela nella sfera sociale ed è legato al peggioramento del tenore di vita, ciò risulta evidente a molti. E inoltre, questo dato riguarda in misura prevalente chi appartiene alle fasce più povere. Risulta chiaro anche solo dalle statistiche delle vendite delle automobili: le vendite delle auto di categoria economica affondano, mentre quelle delle auto di lusso sono stabili. Ai nodi sociali irrisolti si aggiunge anche il problema dei nuovi parcheggi a pagamento (a Mosca il costo è di 3,2 dollari l’ora; secondo un sondaggio del Centro Levada il 57% dei moscoviti è favorevole ai parcheggi a pagamento nel centro della città, ndr) afferma Sergej Markov, direttore generale dell’Istituto di Studi politici, struttura vicina al Cremlino.

Tuttavia, a suo avviso, il potenziale delle proteste sembra essersi ormai congelato: una delle ragioni è che in questa congiuntura di crisi nelle relazioni tra Russia e Occidente la maggioranza dei cittadini considera le proteste contro il governo come antipatriottiche. L’altra è che l’opposizione si è screditata con la sua linea sulla crisi ucraina. “Si possono avere opinioni diverse sulla questione della Crimea, ma appoggiare apertamente un regime russofobo non può che procurare danni notevoli all’opposizione”, ritiene Markov.

I leader dell’opposizione parlano spesso di disparità delle condizioni, alludendo all’accesso ai media e alla quasi totale mancanza di risorse amministrative. “Bisogna pensare a una corsa, dove solo io devo correre tutti i 400 metri, mentre i rappresentanti del potere corrono solo gli ultimi 100. Partiamo nello stesso momento, ma a me tocca affrontare un altro giro con gli ostacoli”, spiega Gudkov.

Ma chi continua ancora a partecipare ai meeting individua in altre cause la radice del problema. “Non so chi coltivasse l’aspettativa che la morte di Nemtsov ci avrebbe unito. Le forze dell’opposizione non possono unirsi perché non hanno in comune lo stesso obiettivo di battersi per ottenere dei profondi cambiamenti nella società russa”. A detta di Stepanov, l’unico obiettivo che perseguono è quello di non scomparire dalla scena politica e continuare a esistere.

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale