Churkin, il diplomatico che ha cercato di avvicinare Russia e Usa

Vitalij Churkin, rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, morto il 20 febbraio a New York.

Vitalij Churkin, rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, morto il 20 febbraio a New York.

: Getty Images
Così è stato definito il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, morto ieri a New York. Rbth ripercorre i suoi interventi più sferzanti

Un “grande diplomatico”. Un “uomo buono che ha fatto di tutto per livellare le differenze tra Russia e Usa”. Sono solamente alcune delle parole espresso in ricordo di Vitalij Churkin, rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, morto ieri a New York a seguito di un infarto. Moltissimi i messaggi di cordoglio arrivati dai leader di diversi Paesi. E se la portavoce del Minisitero russo degli Esteri Maria Zakharova lo ha definito “un grande diplomatico, un uomo a noi molto vicino”, l’ambasciatrice Usa all’Onu Samantha Power lo ha descritto come “un maestro della diplomazia, un uomo buono che ha fatto il possibile per superare le differenze tra Usa e Russia”.

Il rappresentante della Gran Bretagna Matthew Rycroft ha parlato di lui come di un “gigante della diplomazia” e di una “persona meravigliosa”. Tuttavia in diverse occasioni i buoni rapporti tra colleghi hanno ceduto il posto a discussioni e scontri, soprattutto quando Churkin si ritrovava a esporre la posizione di Mosca, che egli ha sempre difeso in modo chiaro e inequivocabile. Rbth ricorda alcune sue affermazioni riprese dalla stampa internazionale.

“Come se fosse Madre Teresa”

Nel dicembre 2016, rispondendo alle critiche di Samantha Power che accusava il regime siriano e la Russia di aver fatto diverse vittime ad Aleppo, in Siria, Churkin affermò: “L’ambasciatrice Usa ha costruito il proprio discorso come se fosse Madre Teresa. Che si ricordi il Paese che rappresenta! Che ricordi la storia del suo Paese! E che non si azzardi a giudicare da una posizione di superiorità morale o di altro tipo. Io sono della convinzione che solo la storia e Dio potranno stabilire chi ha la colpa di cosa”.

L’Onu non è né una Chiesa né un teatro

Con l’inizio della guerra civile in Siria, Churkin si è ritrovato più volte a diver rispondere alle critiche dei colleghi. Nell’ottobre 2016, ad esempio, descrivendo la situazione ad Aleppo, il vicesegretario generale dell'Onu per i problemi umanitari Stephen O'Brien citò un verso del poeta medievale Robert Burns. La risposta di Churkin non si fece attendere: “Se volessimo un sermone andremmo in chiesa e se volessimo ascoltare delle poesie andremmo a teatro. Qui ci si aspetta un’analisi obiettiva di ciò che accade. E lei non è stato in grado di farla”.

Il perdono per i peccati commessi in Siria

“Cari colleghi, molti di voi dovrebbero pregare e chiedere perdono dei propri peccati in Siria, in Iraq e in molte altre situazioni che tutti noi conosciamo”, ha detto Churkin rispondendo alle accuse di alcuni colleghi occidentali che puntavano il dito contro Mosca per l’uccisione di civili in Siria.

La Crimea e le Malvine

Così come molti politici russi, anche Churkin difendeva la teoria che la Crimea fosse parte inalienabile del territorio russo. Nel febbraio 2017, rispondendo agli ambasciatori inglese e americano che esortavano la restituzione della penisola all’Ucraina, Churkin disse: “Nella Costituzione degli Stati Uniti appaiono le magnifiche parole “Noi, il popolo”. Ebbene, il popolo di Crimea ha espresso la propria ferma volontà attraverso un referendum (il 16 marzo 2014, ndr). E in quel referendum il 93% della popolazione ha votato a favore dell’adesione della Crimea alla Russia”. Churkin propose quindi all’ambasciatore inglese di “restituire le isole Malvine o Gibilterra”, prima di dare lezioni a Mosca.

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