Nuove tensioni con l'Ucraina, le reazioni di Mosca al sabotaggio

Checkpoint sul confine russo-ucraino.

Checkpoint sul confine russo-ucraino.

: Andrej Iglov/RIA Novosti
Dopo che l’Fsb russo ha accusato Kiev di aver tentato di organizzare una serie di attentati terroristici in Crimea, la Federazione ha davanti a sé un compito non facile: quello di non raccogliere le provocazioni. A detta di alcuni esperti, l’intento era quello di produrre effetti a lungo termine e il nodo cruciale non sarebbe tanto la Crimea quanto il Donbass

Nuovo strappo nelle già complesse relazioni tra Mosca e Kiev. Il 10 agosto la Russia ha accusato l'Ucraina di aver organizzato degli attentati terroristici nel territorio della Crimea. I sabotatori ucraini, come conferma il Servizio federale di sicurezza della Federazione Russa (Fsb), farebbero parte delle forze speciali dell’Ucraina. Dopo essersi divisi in due gruppi, avrebbero cercato di penetrare in Crimea portando con sé ordigni esplosivi artigianali, oltre a munizioni, granate, mine e armi. I sabotatori sono stati arrestati. Dagli interrogatori l’Fsb ha appreso che nella penisola è attiva un’intera rete dei servizi segreti. Negli scontri sono morti due ufficiali russi.

Le azioni dell’Ucraina sarebbero “un gioco molto pericoloso” e la Russia non intende passar sopra a  “simili episodi”, ha affermato il Presidente Vladimir Putin, che ha definito le azioni del governo ucraino una “pratica terroristica”. Putin ha anche precisato che ora qualunque summit sulla regolamentazione del conflitto nel sud-est ucraino e nel Donbass, in conformità con gli accordi del Formato Normandia, non ha più alcun senso (il prossimo summit era programmato per settembre, ndr).

I vertici del governo ucraino negano qualunque legame coi terroristi catturati e definiscono l’incidente come una “pura fantasia” e un pretesto per lanciare “le ennesime minacce di interventi militari all’indirizzo dell’Ucraina”. Secondo la versione ucraina, sarebbero stati i militari russi a sparare contro le guardie di frontiera dell’Fsb e l’Ucraina ha intenzione di chiedere la convocazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Uno degli uomini arrestati dai servizi segreti russi. Secondo l'Fsb, il gruppo stava organizzando una serie di attentati in Crimea. Fonte: screenshot dal video concesso dal Centro di pubbliche relazioni dell'FsbUno degli uomini arrestati dai servizi segreti russi. Secondo l'Fsb, il gruppo stava organizzando una serie di attentati in Crimea. Fonte: screenshot dal video concesso dal Centro di pubbliche relazioni dell'Fsb

La reazione di Mosca

L’Fsb ha reso noto che le persone arrestate (cittadini di nazionalità russa e ucraina) stanno già confessando. Si sa che volevano colpire degli obiettivi turistici e che avevano con sé un ordigno esplosivo con una potenza pari a 40 kg di tritolo. A quanto affermano i sabotatori, non era loro intenzione farlo esplodere in presenza di persone, ma progettavano di organizzare una serie di esplosioni in varie località della penisola per seminare il panico e “annientare il turismo”.

A ogni modo uno dei gruppi avrebbe superato il confine russo-ucraino su un veicolo appartenente all’esercito ucraino, mentre l’altro avrebbe scelto un percorso alternativo per collocare l’ordigno già predisposto.

A detta degli esperti consultati da Rbth, la reazione di Mosca a questo incidente dipenderà solo dalla posizione assunta dall’Ucraina: “Non possiamo metterci a bombardare degli obiettivi militari ucraini solo perché un gruppo di agenti dei servizi di sicurezza ha tentato di provocare delle esplosioni. Violeremmo il diritto internazionale”, afferma Frants Klintsevich, vice presidente della Commissione Difesa e Sicurezza del Consiglio Federale. Ma, a detta di Aleksandr Khramchikhin, vice direttore dell’Istituto di Analisi politica e militare, è possibile che le forze di sicurezza russe eseguano altre operazioni analoghe nel caso l’Ucraina continui ad attuare simili provocazioni.

Intanto Mosca si limita a ricorrere a delle misure doplomatiche, a dei moniti, e a organizzare operazioni dell’intelligence all’interno del Paese. Secondo fonti del giornale Kommersant, nel nord della Crimea sarebbero già state dispiegate truppe e unità corazzate supplementari. “Per noi reagire è terribilmente complicato. Nessun Paese al mondo ammetterebbe di aver inviato dei gruppi di sabotatori. E oggi l’importante è non fornire nessun pretesto perché si accusi la Russia di attuare una politica di aggressione nei confronti dell’Ucraina. Non deve volare neppure una pallottola sopra il territorio ucraino”, sostiene Andrej Suzdaltsev, vice rettore della Facoltà di Economia mondiale dell’Alta scuola di Economia di Mosca.

Il caso del Donbass

Una parte degli esperti vede in ciò che è accaduto non solo una provocazione, bensì una “strategia calcolata” dell’Ucraina.

“Non è tanto un problema che riguarda la Crimea, quanto il Donbass”, ritiene Suzdaltsev. La Crimea è un territorio a parte e tuttavia è proprio la lotta contro l’est in rivolta a costringere l’Ucraina ad agire in questo modo.

Kiev cerca un’opportunità per inasprire le relazioni con la Russia per non rispettare gli accordi di “Minsk-2” e poter accusare Mosca di intenzioni aggressive, dichiara nell’intervista alla testata Rbk Aleksej Chesnakov, direttore del Centro per lo Studio delle congiunture politiche, vicino al Cremlino. A detta di Suzdaltsev, la leadership ucraina avrebbe bisogno di conseguire in vista delle elezioni qualche risultato positivo, come il ritorno del Donbass in seno all’Ucraina, e con la presenza della Russia alle sue spalle è impossibile liberare il territorio.

Ma la verità è che l’Ucraina si è messa da sola in una situazione difficile. L’Fsb ha riferito dei fatti avvenuti in Crimea solo alcuni giorni dopo l’incidente, dopo aver raccolto le confessioni degli arrestati. Leader dei sabotatori sarebbe il 39enne Evgenij Panov, collaboratore del Servizio sicurezza del Ministero della Difesa ucraino. “Noi abbiamo anche due cadaveri: due vittime uccise dagli ucraini in territorio russo. Si tratta di un affare molto grave”, ricorda Suzdaltsev. In una situazione che appare così chiara e con le testimonianze degli interrogatori registrate, “il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non correrà il rischio di appoggiare unilateralmente Poroshenko”, sostiene Klintsevich.

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