Il Donbass e quella pace ancora lontana

Da sinistra, i ministri degli Esteri Pavlo Klimkin (Ucraina), Jean-Marc Ayrault (Francia), Frank-Walter Steinmeier (Germania) e Sergej Lavrov (Russia) riunitisi a Berlino l'11 maggio per discutere della questione del Donbass.

Da sinistra, i ministri degli Esteri Pavlo Klimkin (Ucraina), Jean-Marc Ayrault (Francia), Frank-Walter Steinmeier (Germania) e Sergej Lavrov (Russia) riunitisi a Berlino l'11 maggio per discutere della questione del Donbass.

: Reuters
Nessuna stretta di mano fra i Paesi del “Quartetto di Normandia”, riunitisi la settimana scorsa a Berlino nel tentativo di risolvere il conflitto nell'Ucraina orientale. Posizioni divergenti soprattutto sulle possibili elezioni nella regione

Non si vede la luce in fondo al tunnel dell'ormai interminabile conflitto in Ucraina orientale. L'11 maggio, infatti, i ministri dei Paesi del “Quartetto di Normandia” riunitisi a Berlino non sono riusciti ad arrivare a una soluzione, soprattutto per via del dissenso in merito alle elezioni nell'irrequieto Donbass. Elezioni che fanno parte di un pacchetto di misure approvato a Minsk nel febbraio dello scorso anno dagli stessi leader del “Quartetto di Normandia” e che servirebbe per arrivare finalmente a una soluzione pacifica. Si presume che tali elezioni riconosciute da Kiev permetterebbero di avviare un processo politico che potrebbe portare alla coesistenza pacifica del Donbass con il resto dell'Ucraina. La necessità di svolgere le elezioni è riconosciuta da Mosca, Berlino e Parigi.

La posizione della Russia

Solo l'Ucraina non è pronta per le elezioni in Donbass, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo l'incontro a Berlino. Secondo lui, Kiev e il Donbass dovrebbero negoziare direttamente tra loro le elezioni, ma finora "non vediamo una grande volontà da parte di Kiev di aprirsi al dialogo".

Lavrov ha sottolineato che all'incontro è stata ribadita l'importanza di realizzare tutti i punti dell'accordo di Minsk: oltre all'organizzazione delle elezioni nel Donbass, l'adozione della legge sullo statuto speciale della regione, l'approvazione delle modifiche alla Costituzione dell'Ucraina e l'amnistia.

Mosca ritiene che l'attuazione di questi accordi sia ostacolata da Kiev, che la scorsa estate ha adottato in prima lettura gli emendamenti alla Costituzione, ma poi il processo si è fermato a causa della posizione dei radicali.

La posizione dell'Ucraina

Non mancano però le accuse di Kiev alla Russia. Le autorità ucraine ritengono che prima delle elezioni debbano essere affrontati i problemi di sicurezza nel Donbass. "Non possiamo parlare di elezioni finché non sarà garantita la sicurezza, qui e adesso. Se non c'è la sicurezza, non può esserci un periodo preparatorio alle elezioni", ha dichiarato al termine della riunione il numero uno del Ministero degli Affari Esteri dell'Ucraina, Pavel Klimkin.

Secondo Kiev, questo implica il ritiro delle truppe russe dall'Ucraina orientale. I funzionari ucraini infatti insistono nell'affermare che si trovano qui migliaia di soldati russi. Allo stesso tempo, vengono enunciate cifre che variano ampiamente. Il presidente Poroshenko aveva parlato di circa 200mila militari russi, il Ministero degli Esteri ucraino invece ha parlato di circa 34mila uomini. Ma Mosca nega categoricamente la presenza di truppe russe nel Donbass e chiede a Kiev di fornire prove di quanto afferma.

Kiev ritiene che parte integrante della soluzione ai problemi di sicurezza sia anche la chiusura del confine tra la Russia e l'irrequieto Donbass. Questo per impedire la fornitura delle truppe russe che sono presumibilmente stanziate lì. Secondo Kiev, queste misure dovrebbero precedere le elezioni, da svolgere secondo la legislazione ucraina ed evitando l'amnistia dei militari volontari della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk.

A questo Mosca risponde che una tale sequenza degli eventi e la riluttanza a concedere le amnistie contraddicono gli accordi di Minsk, secondo i quali le elezioni precedono il passaggio del controllo dell'area da parte di Kiev all'estero. Inoltre, secondo Sergej Lavrov, i timori di Kiev per la sicurezza durante le elezioni è un "problema artificiale".

Il processo di Minsk 

In questo contesto, Klimkin ha dichiarato che, a causa del dissenso tra i rappresentanti del “Quartetto di Normandia”, il processo di Minsk in generale può essere sospeso. Tuttavia, secondo il direttore dell'Istituto Internazionale di expertise politica Evgenij Minchenko, la sospensione del processo di pace porterà alla graduale statalizzazione delle repubbliche autoproclamate del Donbass. In tal caso, Kiev perderà completamente la capacità di riportare le regioni separatiste sotto il proprio controllo.

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