Putin: "Noi in campo contro il terrorismo"

Il Presidente russo Vladimir Putin

Il Presidente russo Vladimir Putin

Alexey Nikolsky / TASS
Il Presidente russo, in un'intervista televisiva, è intervenuto sul conflitto siriano e sui futuri piani della Russia: "Non vogliamo farci coinvolgere in conflitti interreligiosi”. E ancora: "È indispensabile unire gli sforzi nella lotta contro il male"

Dalle operazioni militari in Siria alla lotta contro il terrorismo. Dalla corsa agli armamenti alle ambizioni della Russia in politica estera. L’11 ottobre 2015 sul programma televisivo “Voskresny vecher” del canale “Rossiia” è andata in onda un'intervista esclusiva al Presidente della Russia Vladimir Putin. Ecco i punti principali del suo intervento.

Il terrorismo

“È indispensabile unire gli sforzi nella lotta contro il male. Quanto è avvenuto in Turchia fa parte di una sfrontata tattica terroristica. Un'evidente provocazione in corso di campagna elettorale”.

La voce della stampa russa

I nostri colleghi in Europa e negli Stati Uniti dicono di combattere contro il terrorismo, ma noi non vediamo risultati concreti. Ancora di più, in America hanno sospeso il programma di preparazione del cosiddetto Esercito siriano libero. Avevano pianificato inizialmente di addestrare dodicimila uomini. Poi hanno detto che ne avrebbero addestrati seimila. Infine, in totale, hanno addestrato 60 soldati, mentre di fatto contro l'ISIS sono in tutto 4-5 persone a combattere. Hanno speso 500 milioni di dollari. Sarebbe stato meglio darli a noi quei 500 milioni di dollari: avremmo saputo usarli meglio nella lotta contro il terrorismo internazionale”.

La Siria

“Noi abbiamo avvertito in anticipo tutti i nostri partner, specialmente i Paesi della regione coinvolta, sulle nostre intenzioni. Qualcuno dice che ci siamo mossi troppo tardi. Ma vorrei che rivolgeste la vostra attenzione al fatto che nessun altro ci ha mai avvisati della pianificazione di operazioni simili. Noi, al contrario, lo abbiamo fatto”.

“(...) Per quanto riguarda i rimproveri sul fatto che il bersaglio dei nostri attacchi sia l'opposizione moderata e non l'ISIS, noi rispondiamo: poniamo caso che voi conosciate meglio la situazione sul territorio, è da più di un anno che siete presenti sul posto illegalmente, indicateci gli obiettivi, noi li porteremo a termine. (Hanno rifiutato?). Hanno rifiutato”.

La versione dei siriani

Noi ci siamo preparati alle azioni militari. Abbiamo concentrato nel luogo e nei tempi da noi stabiliti una quantità sufficiente di forze, di mezzi, di armi militari. Abbiamo effettuato un'operazione di ricognizione lunga e persistente. (…) Come risultato, dallo scambio di dati, abbiamo ottenuto maggiori informazioni. Cosicché, tutto quanto avviene via terra e via aria non è frutto di azioni spontanee, bensì l'esecuzione di piani precedentemente definiti”.

“Noi non facciamo assolutamente differenza fra sciiti e sunniti. Una parte significativa della nostra popolazione, il 10%, professa l'islam. Anch'essi sono cittadini russi, così come lo sono i cristiani e i giudei. Non abbiamo alcuna intenzione di farci coinvolgere in Siria in conflitti interreligiosi”.

Le armi

“Non si tratta di corsa agli armamenti. (…) Il nostro programma statale di riarmo è stato stilato alcuni anni fa in condizioni internazionali pacifiche. Il programma viene realizzato non al fine di prepararsi ad azioni aggressive, ma per il semplice fatto che gli strumenti in dotazione all'esercito russo, i principali complessi missilistici, i sistemi di difesa sono invecchiati, sono anacronistici. È arrivato il momento di sostituirli”.

“La politica estera della Russia ama la pace, senza alcuna esagerazione. Se si osserva la carta del mondo e si presta attenzione al territorio rappresentato dalla Russia, diventa ovvio concludere che a noi non servono altri territori e neppure le ricchezze altrui. La Russia è un Paese autonomo”.

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