Donbass, inizia il ritiro delle armi leggere

Incontro a Parigi per discutere il destino del Donbass

Incontro a Parigi per discutere il destino del Donbass

Reuters
Dopo l’incontro di Parigi tra i leader di Russia, Germania, Francia e Ucraina, è stato confermato il ritiro degli armamenti militari di calibro inferiore ai 100 millimetri. Ma resta sempre aperta la questione delle elezioni

Via le armi dal Donbass. Nella giornata di lunedì scorso, nell’autoproclamata repubblica popolare di Lugansk, è stato confermato il ritiro degli armamenti militari ucraini di calibro inferiore ai 100 millimetri. Queste misure sono state concordate in occasione dell'incontro di Parigi sulla situazione ucraina, il cui esito fondamentale è stato quello della conferma della mancanza di alternative all'esecuzione degli accordi di Minsk.

 
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Gli accordi di Parigi, come hanno spiegato i partecipanti stessi dell'incontro, richiedono ad entrambe le parti coinvolte nel conflitto di fare un passo indietro. La questione riguarda innanzitutto le prossime elezioni, che il Donbass ancora intende condurre in maniera indipendente da quelle ucraine. A Parigi è stato consigliato alle repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk di rivedere i propri piani e di organizzare quindi le elezioni nel rispetto della legislazione ucraina. A Kiev, a sua volta, hanno raccomandato invece di varare una legge speciale sulle elezioni nel Donbass, concordandone il testo con le autorità rappresentanti delle regioni ribelli, nonché di attribuire ufficialmente, inserendolo nella costituzione, uno status speciale al Donbass, dichiarando un'amnistia ai partecipanti delle azioni militari.

La stabilità del regime ucraino

“Per il Donbass, eseguire la parte politica degli accordi, compreso il rinvio delle elezioni ad altra data, è più semplice che non per Kiev - ha dichiarato a Rbth Maksim Bratevsky, esperto del Centro per le ricerche europee VSHE -. Per Kiev si tratta in questo caso di una questione di stabilità del regime politico, della stabilità interna del Paese”.

Contemporaneamente, come mette in evidenza Evgeny Minchenko, capo dell'Istituto internazionale della perizia politica, per quanto riguarda il problema delle elezioni, un compromesso può essere facilmente individuato. Esse possono essere indette nel Donbass sulla base di un collegio uninominale e senza la partecipazione dei partiti politici ucraini o regionali.

L'Occidente rifiuta l'appoggio a Poroshenko?

Gli esperti mettono in evidenza che a Kiev, nella persona di Petr Poroshenko, è rimasto ben poco spazio di manovra per quanto riguarda la situazione nel Donbass. “Esiste l'ipotesi che Poroshenko non abbia ottenuto un sostegno pieno, al 100% dai partner occidentali (all'incontro di Parigi). A giudicare da quanto è stato detto nel complesso, al Presidente ucraino è stato fatto comprendere che rompere gli accordi di Minsk, rispettandone una parte, violandone contemporaneamente un'altra senza volar toccare minimamente il processo politico, non è possibile”, ha detto Bratevsky.

Poroshenko e la crisi politica a Kiev

Il politologo ucraino, direttore dell'Istituto delle ricerche strategiche “Novaya Ukraina”, Andrey Ermolaev sottolinea che l'Europa costringe Poroshenko ad agire “persino al costo di veri e propri sconvolgimenti all'interno dell'Ucraina stessa”. Secondo la sua opinione, la realizzazione del piano di Parigi potrebbe condurre “ad una tregua più o meno permanente e alla diminuzione della presenza fisica russa nel Donbass”. Tutto questo però non cancellerebbe dall'agenda il processo “della futura autonomizzazione del Donbass”. “Non tutti i partecipanti dell'attuale coalizione di governo sono coinvolti in questo processo difficile e tormentato, sebbene di un processo di pace si tratti: esiste un “partito della guerra”, ci sono i sostenitori di “una piccola Ucraina” (l'Ucraina senza il Donbass)”, sostiene l'esperto.

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