Nemtsov, tra versioni ufficiali e fuga di notizie

Manifestazione in memoria di Boris Nemtsov (Foto: Kirill Kallinikov / Ria Novosti)

Manifestazione in memoria di Boris Nemtsov (Foto: Kirill Kallinikov / Ria Novosti)

Quasi tutto ciò che è emerso sull’indagine è finito nei media grazie a fonti anonime. Ma, da quanto risulta, non tutte le informazioni appaiono attendibili

A distanza di un mese dall’assassinio dell’ex vice premier russo Boris Nemtsov, le notizie attendibili sull’andamento dell’indagine continuano a essere scarse. Gli inquirenti preferiscono non divulgare materiali sul caso benché i media continuino a pubblicare regolarmente notizie da “fonti vicine alle indagini”.

 
Parla il fratello di Dadayev

Un nuovo "vecchio" testimone

Per esempio, in precedenza era stato comunicato che il caso era stato riclassificato come omicidio determinato da motivi politici, nazionali o di odio religioso. In seguito gli avvocati dei sospettati hanno respinto l’imputazione, asserendo di non conoscere i motivi della riclassificazione. Che il capo d’imputazione non sia cambiato è confermato anche da Vadim Prokhorov, avvocato della famiglia Nemtsov. Una delle ultime “fughe” di notizie risale al 27 marzo. Il quotidiano Kommersant aveva scritto che la ragazza che si trovava in compagnia del politico assassinato, Anna Duritskaya, non sarebbe l’unica testimone del delitto. Esisterebbe un altro testimone, il manager Evgeny (il suo cognome non è stato rivelato) che in quel momento ascoltava della musica ad alto volume e osservava il suo smartphone e che perciò non sarebbe riuscito a vedere la dinamica dell’assassino, né a sentire nulla. Ma quando ha sollevato la testa avrebbe notato un uomo di “statura media, magro”presumibilmente il killer in fuga.

Nella testata si scrive che la descrizione non corrisponderebbe a quella di “Dadaev, poi sospettato dell’omicidio, un uomo di corporatura robusta, dall’aspetto atletico”. Gli avvocati dei nuovi testimoni pensano di utilizzare queste incongruenze nelle deposizioni per sostenere che i sospettati si sarebbero sbagliati. La reazione non si è fatta attendere: nei media sono comparsi dei commenti che demolirebbero per l’ennesima volta la versione degli inquirenti. Ma lo stesso giorno una testata dell’agenzia Rbc (RosBusinessConsulting) ha comunicato che già ventiquattr’ore dopo l’omicidio sarebbe stato interrogato approfonditamente un “nuovo” testimone il quale, in base al verbale dell’interrrogatorio (messo a disposizione della redazione), avrebbe dichiarato che “l’assassino poteva tutto sommato somigliare al sospettato Zaur Dadaev”.

“La dinamica operativa”

“Per una serie di ragioni, non ultima quella delle fonti a mia disposizione, non credo alle informazioni diffuse da Kommersant e non ritengo che la comparsa del “nuovo” testimone Evgeny possa cambiare il corso delle indagini” ha dichiarato a Rbth Vadim Prokhorov. L’ex capo dell’ufficio inquirente della sezione affari speciali  presso la Procura generale dell’Urss, Vladimir Kalinichenko, ha spiegato a Rbth che i giornalisti dovendo fare del sensazionalismo spesso utilizzano queste fughe di notizie per i propri scopi.

 
Come cambia il quadro politico

“Per questo caso vanno individuati dei mandanti e inevitabilmente si scoprirà la dinamica operativa del delitto” ha affermato Kalinichenko. “Ho l’impressione che le persone a cui sono state attribuite responsabilità penali provengano tutte dalla stessa repubblica del Sud [la Cecenia Rbth] e che godano di protezioni nelle alte sfere. A questo va ascritta anche a mio parere la comparsa nel caso di nuove figure” ritiene Prokhorov. Lunedì 30 marzo, Kommersant aveva accennato alla comparsa nel caso di un altro testimone, un uomo d’affari il cui nome non era stato rivelato alle dipendenze del quale avrebbe lavorato Zaur Dadaev a Mosca negli ultimi mesi prima del delitto.

Dove conduce la “pista cecena”

L’ipotesi che la “pista cecena” potesse ricondurre all’establishment ceceno era già stata fatta dai media fin dalla metà di marzo. Secondo i dati in possesso degli inquirenti, l’indagine coinvolgerebbe anche l’ex comandante del battaglione Nord Ruslan Geremeev; un parente di Geremeev risulterebbe membro del parlamento russo. La motivazione sarebbe stata fornita dalle deposizioni di Dadaev ed Eskerkhanov che avrebbero raccontato di un mediatore che risponde al soprannome di “Rusik” da cui avrebbero ricevuto il fucile e l’auto e che avrebbe promesso ai complici 5 milioni di rubli. Tuttavia, in seguito i sospettati avrebbero ritrattato le deposizioni e Ruslan Geremeev sarebbe stato interrogato come testimone. Sul risultato dell’interrogatorio gli inquirenti mantengono ancora il riserbo. Alla supposta presenza di un organizzatore nel caso Nemtsov il 30 marzo ha accennato anche Kommersant, parlando dell’esistenza di una nuova figura, per il momento non ancora coinvolta nelle indagini, su cui si starebbero raccogliendo delle prove, ma che sarebbe già stata identificata.

Secondo Vadim Prokhorov, sarebbe estremamente complesso individuare gli organizzatori e i mandanti in Cecenia dove la giurisdizione federale ha poteri limitati. “Di tutti i sospettati sono stati rintracciati in vita soltanto quelli che si trovano nel territorio dell’Inguscezia” osserva l’avvocato. “Mentre il sospettato che hanno cercato di fermare in Cecenia si è fatto saltare in aria con una granata. “Credo che sia morto, ma penso che durante l’arresto debbano essere insorti altri problemi” aggiunge. In precedenza era stato anche comunicato che tre dei cinque sospettati avrebbero già degli alibi (la loro verifica non è ancora stata effettuata) e il primo aprile il giudice potrebbe revocare il loro arresto a causa di un errore processuale: i loro casi avrebbero dovuto essere esaminati separatamente e non tutti insieme. Tuttavia gli interlocutori di Rbth invitano alla massima prudenza e a non cedere a nessuna forma  di sensazionalismo.

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