Il ritorno di Khodorkovsky

Mikhail Khodorkovsky vorrebbe rilanciare il progetto “Russia aperta” (Foto: Reuters)

Mikhail Khodorkovsky vorrebbe rilanciare il progetto “Russia aperta” (Foto: Reuters)

L’ex magnate del petrolio si dice pronto a scendere nuovamente nell’arena politica russa. Sarà lui il prossimo candidato al Cremlino?

Mikhail Khodorkovsky torna in campo. L'ex oligarca ha espresso la sua intenzione di rilanciare il progetto “Russia aperta”. L’organizzazione aveva cessato la sua attività dopo l’arresto dell’ex magnate del petrolio a capo della Yukos e ora riprenderà a esistere in una nuova forma. “Condividiamo quelli che sono comunemente ritenuti ‘valori europei’ e non appoggiamo l’attuale linea politica che dichiara quei valori fourilegge”, ha detto Khodorkovsky al quotidiano Le Monde. Secondo Mikhail Khodorkovsky, “per un’opposizione effettiva occorre un partito che non si sia formato nella lotta per il potere e che non abbia una visione solo “in verticale”, bensì un’alleanza “orizzontale” tra gli innumerevoli “piccoli gruppi sociali” in grado di coalizzarsi per una serie di azioni comuni”.

“Russia aperta” è un’organizzazione sociale russa, istituita nel 2001 da azionisti della compagnia petrolifera Yukos e da un gruppo di privati a scopi filantropici, educativi e formativi. A rivestire la carica di presidente era Khodorkovsky, mentre del consiglio di amministrazione facevano parte Henry Kissinger e Jacob Rothschild. Negli anni 2004-2005 in diverse regioni del paese erano attive 50 filiali di “Russia aperta”.

 
Gli effetti del caso Yukos

Finanziamenti in denaro per la società civile

“Il successo di ‘Russia aperta’ dipende dai finanziamenti”, spiega a Rbth il direttore generale del Centro d’informazione politica, Alexei Mukhin. “A ben vedere, Mikhail Khodorkovsky prevede d’investire delle risorse personali, nella costruzione di quella che lui definisce la società civile. Ma a ben valutare la realtà concreta della Russia, questo denaro non dovrebbe bastare a lungo e occorrerà attrarre altre risorse dall’esterno, per esempio, dagli oligarchi emigrati o da altri stati”, ipotizza l’esperto.  

“‘Russia aperta’ non intende partecipare alle elezioni come forza politica indipendente, ma è pronta a offrire il proprio appoggio a candidati ‘degni’. In tal modo l’obiettivo principale dell’opposizione è di partecipare alle elezioni a tutti livelli, ma in primis, naturalmente, alle elezioni parlamentari nazionali che si terranno 2016”, ha precisato lo stesso Khodorkovsky.

Valery Solovey, ricercatore in Scienze storiche, e docente presso la Mgimo, l’Università statale di Mosca per le Relazioni internazionali, ha dichiarato a Rbth che “Russia aperta” dovrà affrontare delle difficoltà, in primo luogo a causa dell’opposizione delle autorità. “Si verificheranno pressioni da parte del potere amministrativo e politico e questo sarà il principale problema che si troverà a dover fronteggiare Russia aperta dopo il suo rinnovamento”, ha spiegato il politologo. Il secondo problema, a detta di Solovey, sarebbe quello di dover restituire un’immagine positiva all’organizzazione e anche allo stesso Khodorkovsky. “Attalmente la sua reputazione agli occhi dei russi e all’interno del movimento liberale è ben lungi dall’essere positiva”, ha sottolineato l’esperto.

Le ambizioni politiche

Va ricordato che la concessione della grazia per l’ex magnate del petrolio a capo della Yukos era stata annunciata il 19 dicembre 2013 dal presidente russo Vladimir Putin nel corso di una conferenza stampa. Subito dopo la sua liberazione, Khodorkovsky aveva manifestato l’intenzione di dedicarsi ad attività nel campo dei diritti umani.

A quanto sembra, da allora i piani di Khodorkovsky devono essere cambiati. Nell’intervista rilasciata a Le monde Khodorkovsky ha ricordato che dopo essere stato liberato aveva promesso “solo di rinunciare a occuparsi degli asset della Yukos e di non aver fatto altre promesse”. Ha puntualizzato che non aspira a occupare la poltrona presidenziale finché la Russia “non sarà diventata un paese normale”. E ha poi aggiunto: “Nel caso risultasse necessario per superare la crisi e avviare una riforma costituzionale, alla cui base ci sarebbe una redistribuzione dei poteri presidenziali a favore della magistratura, del parlamento e della società civile, sarei pronto ad assumermi questa parte di lavoro”. In un’intervista rilasciata al quotidiano Vedomosti l’ex magnate del petrolio si è detto anche pronto “a prendere le redini della crisi” qualora “la gente voglia sostituire l’attuale sistema di potere con uno più moderno e non solo Putin stesso”.

Le autorità del Cremlino non hanno trovato necessario commentare le dichiarazioni di Khodorkovsky. “Non c’è nessun motivo di commentarle”, ha dichiarato a Kommersant Fm, Dmitri Peskovportavoce del presidente della Federazione Russa. “Direi che attualmente Khodorkovsky sta cercando di sondare il terreno. Per lui è importante capire quali sono gli umori nel campo liberale, che a essere franchi, non sembra nella totalità entusiasmarsi per le sue intenzioni”, ha dichiarato a Rbth Valery Soloveydocente presso la Mgimo. A detta del politologo, Mikhail Khodorkovsky, oltre a tutto il resto, starebbe cercando di capire quanto è consistente quella parte dell’élite che potrebbe appoggiare un’alternativa a Vladimir Putin. “Così non si tratta per ora di una ricognizione sul campo, ma di un’esplorazione in mondi remoti”, ha puntualizzato l’esperto.

“Khodorkovsky sta ripetendo gli stessi errori commessi anche negli anni zero. Inaugurerà la sua carriera politica, o come la definisce adesso, la sua carriera sociale, con una menzogna. Ha ripetutamente dichiarato che non sarebbe sceso in politica, ma le circostanze l’hanno costretto. Non riuscirà ad adempiere alla sua promessa principale, vale a dire andare al ballottaggio alle presidenziali”, ha spiegato a Rbth Alexei Mukhin, direttore del Centro d’informazione politica. 

Mikhail Khodorkovsky non ha in realtà alcuna chance di occupare la poltrona presidenziale in un immediato futuro. Nel febbraio di quest’anno sono entrati in vigore i nuovi emendamenti alla legge sulle garanzie fondamentali dei diritti elettorali. Ora i cittadini condannati per reati gravi potranno essere eletti solo 10 anni dopo la cancellazione della condanna. Per Mikhail Khodorkovsky questo termine scadrà tra otto anni. O anche prima, se il tribunale dovesse emettere una sentenza allo scopo.

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