"Subito al lavoro per la pace"

Aleksandr Vladimirovich Yakovenko (Foto: Reuters)

Aleksandr Vladimirovich Yakovenko (Foto: Reuters)

Aleksandr Vladimirovich Yakovenko, Ambasciatore della Federazione russa a Londra, parla a Rbth degli ultimi sviluppi del conflitto in Ucraina

Dall’inchiesta internazionale sul volo MH17 all’impegno della Russia accanto alle Nazioni Unite. Rbth ha intervistato l’Ambasciatore russo in Inghilterra, Aleksandr Vladimirovich Yakovenko.

Signor Ambasciatore, che tipo di collaborazione è pronta a fornire la Russia all'inchiesta internazionale che si sta conducendo sulla sciagura del Boeing?

La Russia è stata la prima a chiedere che venisse condotta un'indagine internazionale indipendente. La risoluzione numero 2166 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stata adottata grazie alla nostra attiva partecipazione. Nel corso del briefing al ministero della Difesa (che ha avuto luogo il 21 luglio – ndr), sono stati presentati i dati relativi ai mezzi tecnologici di controllo russi sullo sfondo di quanto è accaduto nello spazio aereo ucraino al momento della catastrofe del “Boeing” malese. Nell'occasione sono stati anche forniti i dati dell'intelligence e ci aspettavamo un analogo comportamento dalla controparte americana, ma sfortunatamente questo non è avvenuto.

In quanto tempo sarà possibile attuare quanto contemplato nella risoluzione dell’Onu rispetto alle sospensione delle azioni militari nella regione limitrofa al luogo della catastrofe? Chi controllerà che vengano eseguite le disposizioni?

L'esecuzione di queste disposizioni dipenderà interamente dalla volontà delle parti che partecipano al conflitto civile armato. Più di una volta i separatisti filorussi hanno chiesto il cessate il fuoco. Tuttavia Kiev, solo dopo il quarto giorno dalla catastrofe ha annunciato una tregua, che però non è stata osservata. Nei centri abitati della regione in cui è avvenuto l’incidente sono proseguiti i bombardamenti dell'artiglieria anche con l'impiego di granate anticarro. È naturale supporre che controlli sull’effettiva attuazione di queste disposizioni vengano svolti dagli osservatori dell'Osce che già si trovano nel territorio dell'Ucraina. Il loro mandato potrebbe essere di conseguenza ampliato. L'altra questione è come il potere ucraino, che rivendica la propria legittimità, sia pienamente responsabile della situazione in atto nel paese e di aver posto le basi della guerra civile, di un contesto in cui non poteva non avvenire la tragedia del jet di linea.

In che misura la catastrofe del Boeing ha influenzato la situazione politica tra la Russia e i paesi dell’Ue? Nuove sanzioni minacciano la Russia?

Purtroppo la catastrofe ha portato all'inasprimento della retorica contro la Russia daparte di alcuni paesi Ue. In aggiunta, sotto la pressione degli Usa, sono in atto tentativi per colpire la Russia con nuove sanzioni, anche in assenza - come mostrato nel corso di un briefing riservato dell’intelligence americana (che si è tenuto il 23 giugno – ndr), di prove  sulla responsabilità della Russia e dei separatisti filorussi a questa tragedia.

L'Europa si trasformerà adesso in un attore indipendente nell'arena internazionale o seguirà la scia politica americana? Quali fattori vi contribuiranno?

Auspicheremmo davvero che l'Europa, o meglio il Parlamento europeo, diventasse un attore indipendente nelle questioni internazionali. La Russia è pronta a essere parte attiva di questa Europa. Un'altra questione è riguarda la crisi ucraina, architettata quasi come se fosse un “progetto tecnico” dai burocrati di Bruxelles, che vogliono integrare l'Ucraina nell'Unione Europea, e che viene vista come un complotto contro l'indipendenza europea. È difficile ipotizzare quale sarà il ruolo direttivo deglo Usa, ma è possibile che, quando tutto andrà per il verso sbagliato, saranno pronti a premere qualche bottone. Beninteso, l'unicità della situazione attuale risalterà quando in una volta sola si produrranno tutti gli effetti dovuti alla “Guerra Fredda”. A mio avviso, si osserva una generale impreparazione dell'élite occidentale a un tale sviluppo degli avvenimenti, sia sul piano della relazioni politico-psicologiche, che intellettuali.

 Come reagirà nel lungo termine l'Occidente alla “resurgent Russia”?

Il termine stesso “resurgent Russia” disorienta. La Russia sta vivendo una fase di complessa trasformazione, cercando di diventare un paese normale. Le tappe più dolorose di questo processo sono ormai alle spalle. Per questo non c'è alcun presupposto per poter fare un confronto, tanto più a lungo termine, tra la Russia e l'Occidente. Inoltre, lo stesso concetto di “Occidente storico” è scomparso nel passato, assieme all'esperienza della guerra fredda. Per una previsione mi rifarei all'articolo di Robert Legold “Verso una nuova guerra fredda”, pubblicato nell'ultimo numero della rivista Foreign Affairs. L'importante, se una variante del genere è possibile, è che una follia simile non durerà molto a lungo.

Quanto tempo passerà prima che si riesca a superare l'inerzia della guerra fredda nei rapporti tra la Russia e l'Occidente? È necessario aspettare un ricambio generazionale dell'élite politica?

Ritengo che non ci toccherà aspettare il ricambio generazionale dell'élite politica: nessuno di questi paesi può permettersi di aspettare così a lungo. È assai probabile che in alcuni paesi si debba attendere la conclusione dei cicli elettorali, incluso quello americano con le elezioni di metà mandato che si terranno a novembre. Non va dimenticato che tutto nelle relazioni euro-atlantiche va nella direzione di un rafforzamento del pluralismo nella politica, nell'economia e nella finanza globale, dal momento che non è più possibile vivere nel proprio microcosmo angusto come avveniva un tempo: la globalizzazione, ormai, non lo permette.

Perché la Russia solidarizza con i separatisti della Dnr e della Lnr?

Solidarizziamo con la Dnr e la Lnr non solo perché si tratta di cittadini russofoni, con i quali per lungo tempo abbiamo convissuto all’interno di un unico Stato e ai quali siamo legati da molteplici rapporti sia di affinità, che di ordine storico ed economico. Semplicemente queste persone chiedono che l’Europa riconosca i loro diritti di minoranze, negati dalle attuali autorità ucraine. Desiderano soltanto che tutti questi problemi vengano risolti attraverso la via dei negoziati con Kiev. Se ci si avviasse verso un negoziato e Kiev rinunciasse al ricorso alla forza per reprimere la popolazione di queste regioni , non ci sarebbe nessuna guerra civile nell’Ucraina sud-orientale.

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