Le sfide più difficili per Putin

Il presidente Vladimir Putin durante la riunione del Consiglio di Sicurezza della Federazione (Foto: Itar Tass)

Il presidente Vladimir Putin durante la riunione del Consiglio di Sicurezza della Federazione (Foto: Itar Tass)

Fyodor Lukyanov, capo del Consiglio per la Politica estera e la Difesa, spiega ai lettori di Rbth le complessità dell'attuale fase politica

A distanza di vari giorni dall’abbattimento del Boeing malese in Ucraina orientale, alla sessione del 22 luglio del Consiglio di sicurezza russo il presidente russo Vladimir Putin ha sollevato la questione della sovranità russa e dell’integrità territoriale. Pur dichiarando di non percepire alcuna minaccia esterna diretta nei confronti della Russia, egli ha confermato che il paese reagirà di conseguenza qualora la Nato procedesse a rafforzare la propria presenza. In questa intervista “Russia Direct” discute dei punti più salienti del discorso di Putin al Consiglio di Sicurezza con Fyodor Lukyanov, Capo del Consiglio per la Politica estera e la Difesa.

A chi si è rivolto principalmente oggi Putin nel suo discorso, alla Russia o all’Occidente?

“Il discorso di Putin era rivolto a entrambi, anche se al momento di sicuro è più importante che sia l’Occidente a recepire il suo messaggio. Il presidente russo sta cercando di evidenziare i punti chiave più importanti per dimostrare che la Russia non è interessata a esasperare le tensioni o che si verifichi un’escalation politica e psicologica del conflitto [con l’Occidente e l’Ucraina]. A patto che l’Occidente dimostri buona volontà e flessibilità, la Russia è disposta a essere anch’essa flessibile e a dar prova della medesima buona volontà. Tuttavia, ciò è stato detto tra le righe, come dimostrava il tono del suo discorso”.

In ogni caso Putin ha anche detto che la Russia aumenterà le proprie capacità difensive e reagirà “adeguatamente” e “simmetricamente” al potenziamento della presenza della Nato nell’Europa orientale. Non si tratta di una contraddizione, rispetto a quando Putin rassicura dicendo che per la Russia non c’è in vista alcuna minaccia diretta esterna?

“In una situazione di questo tipo, un leader non fa dichiarazioni esplicite. Putin dice che non vi sono minacce dirette. Eppure, ciò non significa necessariamente che non ci sia alcun potenziale pericolo indiretto. Di conseguenza si procederà a un rafforzamento delle misure difensive del paese e a predisporre un’adeguata risposta per tener testa a eventuali minacce. Una cosa è tenersi pronti per questi pericoli come misura preventiva, e un’altra è dover far fronte a una minaccia reale per reagire immediatamente. Putin non ritiene possibile la seconda soluzione”.

È d’accordo con l’opinione secondo cui Putin si è intimorito come non mai?

“No. Non credo a chi dice che sia intimorito. Direi invece che Putin deve far fronte alle sfide più difficili del suo intero mandato alla presidenza. Essendo attivamene impegnata nella crisi ucraina da febbraio-marzo, la Russia si è assunta un rischio enorme in un gioco strategico iniziato a partire dall’adesione della Crimea alla Russia che ha innescato gli eventi successivi. E adesso stiamo assistendo alle conseguenze di questo gioco: abbiamo nemici molto seri, che stanno conducendo questa partita nello stesso modo, con sufficiente abilità. Essendo responsabile di questa partita, ed essendo colui che la dirige, Putin è bloccato in una posizione molto sfavorevole, e deve far fronte alle più forti pressioni esterne – psicologiche, economiche e politiche – e all’assenza di alleati dichiarati. Non è tanto questione se sia intimorito o meno, solo che Putin si trova a dover far fronte a una situazione molto difficile. Oltre tutto da una parte deve agire con estrema cautela, per superare le pressioni esterne senza scatenare un ulteriore isolamento da parte dell’Occidente, e dall’altra per onorare le aspettative che si sono palesate in Russia [dopo l’adesione della Crimea], per non deludere coloro che vogliono dare pieno supporto ai compatrioti [in Ucraina orientale], perché rappresentano una potente forza nel paese. Di conseguenza, Putin cerca di destreggiarsi”.

Riuscirà secondo lei ad avere influenza sui ribelli in Ucraina orientale per ridurre al minimo le conseguenze della crisi?

“Io penso che possa influenzare i ribelli. Tuttavia, non c’è motivo di ritenere che la sua influenza sia assoluta e potente. Tutto ciò che sta accadendo qui [in Ucraina orientale] è una conseguenza alquanto caotica, e ha una dinamica molto instabile. ‘L’influenza politica’ è per così dire un eufemismo. Ciò che l’Occidente esige dalla Russia è un passo molto concreto: bloccare i canali di sostegno e gli aiuti che arrivano dal territorio russo. E in questo caso, l’esercito ucraino sconfiggerà rapidamente i ribelli. È questo ciò a cui punta l’Occidente. Per Putin questo scenario è molto difficile e pericoloso, perché egli andrebbe incontro al rischio di deludere coloro che hanno combattuto in Ucraina orientale come pure i loro sostenitori russi che potrebbero considerare una sorta di tradimento il blocco degli aiuti. Quindi, ancora una volta, si tratta di una posizione molto vulnerabile".

Nel suo discorso Putin ha detto che la Russia doveva isolare la sua economia dai rischi politici e dell’estero. A quali provvedimenti economici si riferisce, dal suo punto di vista?

“Mi sembra di capire che si tratta di un insieme di misure da adottare che abbiano un modello economico più sostenibile. Può trattarsi di sostituire le importazioni, di cercare altri partner economici, come pure di ottimizzare le risorse interne. Al momento, in ogni caso è tutto ciò che si dovrebbe fare con l’economia, con o senza sanzioni. Non ci sono altre vie per migliorare il rendimento economico, perché la Russia non ha risorse tali da costringere qualcuno a non seguire le direttive degli Stati Uniti”.

Alcuni esperti credono che Putin dovrebbe ammettere i propri errori e chiedere di essere perdonato per le sue azioni. É plausibile aspettarci una cosa del genere da lui?

“No. Ammettere le proprie colpe è fuori questione. Putin non è un cittadino qualsiasi. È il volto stesso della Russia. In genere i governi ammettono le loro colpe con riluttanza, e assai di rado. O sono costretti a farlo dal ricorso alla forza militare (come è accaduto nel caso di Germania e Giappone, anche se quest’ultimo non ammise chiaramente la propria colpevolezza dopo la Seconda guerra mondiale), oppure lo si fa con enorme riluttanza. Così che quando infine ciò avviene è da molto tempo che lo si attende”. 

La versione originale dell'intervista è qui

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