Gli interventi per una Russia migliore

Il Presidente russo Vladimir Putin è intervenuto davanti all’Assemblea Federale per il consueto discorso di fine anno (Foto: Ria Novosti)

Il Presidente russo Vladimir Putin è intervenuto davanti all’Assemblea Federale per il consueto discorso di fine anno (Foto: Ria Novosti)

Lavoro, economia e imprese. Il Presidente russo Vladimir Putin traccia un bilancio dell'anno in occasione del suo consueto intervento davanti all’Assemblea Federale

Incrementare la produttività del lavoro. Introdurre nuove tecnologie. Avviare una "deoffshorizzazione" dell’economia. Sono questi alcuni degli obiettivi presentati dal Presidente russo Vladimir Putin in occasione del suo discorso di fine anno, riportato il 12 dicembre 2013 all’Assemblea Federale. Senza fare espliciti riferimenti, a inizio del suo intervento Putin ha lamentato la mancata attuazione di una serie di decreti volti a riformare la sfera sociale. Decreti da lui firmati nel giorno del suo insediamento, il 7 maggio 2012. “Dalla pubblicazione dei decreti è trascorso un anno e mezzo. E sapete cosa osservo? Che, o si fanno interventi che provocano reazioni negative nella società, oppure non si interviene in nessun modo”, ha detto il Presidente.

Da quando il tasso di crescita del Pil ha iniziato a calare, è la prima volta che Putin ammette che i problemi della Russia siano motivati perlopiù da fattori interni, e non esterni. Uno degli obiettivi centrali della politica economica del Paese indicati dal presidente, oltre all’incremento della produttività del lavoro e all’introduzione di nuove tecnologie, è infatti quello inedito della “deoffshorizzazione” dell’economia.

“I profitti delle imprese, che sono iscritte presso giurisdizioni off-shore, appartengono ai proprietari russi che ne sono i beneficiari finali e devono pertanto essere soggetti alle nostre regole fiscali, così come i pagamenti fiscali devono confluire nel bilancio russo. Occorre pertanto elaborare un sistema per requisire questo denaro”, ha dichiarato Putin.

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Le aziende iscritte presso giurisdizioni straniere dovranno, a detta del Presidente, essere private del sostegno statale ed escluse dai contratti statali.

Andrej Chernjavskij, ricercatore capo alla Scuola Superiore di Economia di Mosca, ritiene sensata l’iniziativa del Presidente, ammettendo, tuttavia, di non comprendere il meccanismo della sua applicazione. “Tale iniziativa la si può motivare col fatto che siamo entrati in un periodo di stagnazione in cui i bilanci federali e regionali versano in grandi difficoltà e hanno bisogno di essere sostenuti, anche ricorrendo a questi espedienti - afferma Chernjavskij -. Non si vuole aumentare la tassazione in Russia, ma si vuole almeno riportare ordine per incrementare gli introiti fiscali dalle imprese a partecipazione statale e da quelle che ricevono garanzie statali”.

Oltre ad affrontare il tema della deoffshorizzazione dell’economia, Putin nel suo discorso ha esortato a un “allargamento verso l’Oceano Pacifico”, proponendo la creazione, nell’Estremo Oriente russo e nella Siberia Orientale, di una rete di zone speciali con regole apposite per promuovere un’industria estrattiva non energetica.

Al contempo, ha esortato a rafforzare i controlli sull’immigrazione. Il Presidente ha proposto di introdurre una norma in base alla quale le persone giuridiche e gli imprenditori individuali potranno assumere un lavoratore straniero solo se in possesso di un permesso speciale che avrà validità effettiva unicamente nella regione dove è stato rilasciato e il cui costo sarà definito dall’ente della Federazione.

Un capitolo a parte affrontato dal capo di Stato è quello relativo al tema della “cosiddetta tolleranza asessuata e sterile” e della cancellazione dei valori tradizionali. A suo dire, oggi in molti Paesi si pretende dalla società “un riconoscimento del relativismo tra bene e male”. Putin ha definito la distruzione dei valori tradizionali come un processo antidemocratico messo in atto a dispetto della volontà della maggioranza del popolo.

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Il direttore del Centro di tecnologie politiche, Boris Makarenko, ha ammesso di non avere apprezzato nella sezione del discorso dedicata alla politica internazionale la parte introduttiva sui valori scritta, a suo avviso, “in una lingua che in Occidente non si parla più da decenni”.

Parlando di sfide che attendono la Russia nell’arena internazionale, Putin ha sottolineato che in un mondo globale dove si sta sempre più rafforzando la concorrenza sul terreno politico-militare, economico e dell’informazione, la Russia deve aspirare a essere uno dei leader nella difesa del diritto internazionale, perseguendo come obiettivo il rispetto della sovranità nazionale.

“Negli ultimi anni abbiamo assistito ai ripetuti tentativi di imporre agli altri stati il proprio modello di sviluppo come il più avanzato; tentativi che di fatto hanno portato a una barbarie regressiva e provocato grandi spargimenti di sangue” ha detto Putin, parlando dei fatti avvenuti in Medio Oriente e nell’Africa Settentrionale.

“Rispetto alla questione siriana la comunità internazionale si è vista costretta fatalmente a scegliere tra due alternative: una deriva verso un’ulteriore erosione dei fondamenti del diritto internazionale e quindi il trionfo del diritto alla forza – ossia del diritto del più forte – con la conseguente proliferazione del caos oppure un’assunzione di responsabilità e l’adozione di misure collettive”, ha dichiarato Putin.

Dal conflitto in Siria Putin è poi passato al programma nucleare iraniano, rilevando come il diritto dell’Iran allo sviluppo dell’energia nucleare sia inviolabile e come al contempo si debba garantire la sicurezza di tutti i Paesi della regione.

“Tra l’altro, il programma nucleare iraniano è servito a suo tempo da argomento forte a favore del dispiegamento del sistema europeo di difesa antimissile, ma ora la questione del nucleare iraniano sta passando in secondo piano, mentre quella del sistema europeo di difesa antimissile resta ed è foriera di sviluppi futuri”, ha osservato il Presidente.

A preoccupare Mosca, a detta di Putin, è anche lo sviluppo di nuove tecnologie militari. “Il rafforzamento nei Paesi stranieri del potenziale di armamenti strategici non nucleari, unito al potenziamento del sistema europeo di difesa antimissile, potrebbe vanificare tutti gli accordi fin qui raggiunti sulla riduzione delle armi nucleari strategiche”, ha concluso Putin.

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