I servizi federali di sicurezza chiedono la registrazione delle comunicazioni via Internet

Gli utenti russi di Internet temono che l'iniziativa del Ministero della Comunicazione possa a una vigilanza onnipresente del governo (Foto: Aleksandr Kryazhev / RIA Novosti)

Gli utenti russi di Internet temono che l'iniziativa del Ministero della Comunicazione possa a una vigilanza onnipresente del governo (Foto: Aleksandr Kryazhev / RIA Novosti)

A pochi mesi da quando ha concesso asilo temporaneo a Edward Snowden, l’informatore che ha svelato le tecniche dell’Nsa Usa, la Russia si prepara a rendere operativo un sistema di sorveglianza che appare molto simile al famigerato Prism americano

Il quotidiano Kommersant ha reso noto che il ministro russo delle Comunicazioni ha redatto la bozza di un’ordinanza che imporrebbe ai server Internet di installare apparecchiature di controllo per dare all’Fsb (l'Ufficio federale di Sicurezza), i servizi di sicurezza del Paese, accesso a tutto il traffico che passa attraverso di loro.

Gli utenti russi di Internet hanno immediatamente espresso le loro preoccupazioni per l’iniziativa del Ministero, temendo che si possa arrivare a un’onnipresente vigilanza governativa, del genere di quella che Orwell ha descritto nel suo famoso romanzo “1984”.

Gli esperti, ciò nonostante, non ritengono ci debbano essere motivi di panico, perché i server Internet russi devono già ora dotarsi di simili apparecchiature se vogliono ottenere la licenza. In base alle leggi in vigore, infatti, i server di Internet e gli operatori delle telecomunicazioni sono tenuti a fornire informazioni ai servizi di sicurezza sui numeri di telefono dei clienti e sul loro recapito, ma non sono obbligati ad archiviare queste informazioni.

Secondo il quotidiano, il colosso russo delle telecomunicazioni VimpelCom proprietario del brand Beeline ha inviato una lettera di lamentele al Ministero che funge da ente di vigilanza delle telecomunicazioni, affermando che il documento viola le clausole sulla privacy garantite dalla Costituzione, in particolare quelle che  stabiliscono che nessuna comunicazione per posta, per telefono o con “altri” sistemi può essere controllata senza un’ordinanza del tribunale.

La bozza del disegno di legge del ministro delle Comunicazioni specifica che dal 1° luglio 2014 tutti i server Internet dovranno acquistare e installare apparecchiature in grado di registrare fino a 12 ore di traffico Internet, fornendo accesso diretto all'Fsb.

In base a questo nuovo progetto, tutti i nomi e gli account degli utenti ai servizi email come Gmail, Yahoo e Yandex, gli indirizzi Ip, i numeri di telefono e gli indirizzi degli utenti di Skype, Google Voice e altri sistemi di telefonia Voip (con protocollo Internet) rientreranno sotto il controllo delle autorità.

La decisione è arrivata a distanza di pochi giorni da quando il governo russo ha presentato alcuni emendamenti che concederebbero all’Fsb il diritto di svolgere indagini e combattere gli attacchi degli hacker, eventi o atti che possano “costituire una minaccia alla sicurezza delle informazioni del Paese”.

Il ministro delle Comunicazioni ha quindi cercato di tranquillizzare gli utenti russi che si sono scatenati, quando la notizia è balzata tra i titoli più importanti dei media. “Il sistema non costituisce una minaccia per i cittadini che rispettano le leggi, offre soltanto maggiore sicurezza”, si legge in una sua dichiarazione.

Il Presidente russo Vladimir Putin in precedenza aveva definito un provvedimento accettabile la vigilanza sui dati personali, a patto che ciò avvenga nei limiti di legge, aggiungendo che la sorveglianza “sta diventato un fenomeno globale nell’ambito della guerra al terrorismo internazionale” e che in Russia “non è consentito semplicemente intercettare le conversazioni telefoniche di qualcuno senza un’ordinanza del tribunale”.

La versione russa di Prism

L’esperto russo di tecnologia Eldar Murtazin ha detto che i servizi russi di sicurezza hanno accesso alle comunicazioni russe su Internet dal 2008, quando è stato introdotta una connessione obbligatoria ai flussi dati dei server per il sistema investigativo-operativo dell’Fsb.

“Adesso, l’Fsb procederà semplicemente a un upgrade del sistema esistente in collaborazione con il Ministero russo delle Comunicazioni. E mentre il volume delle informazioni continua a crescere in maniera esponenziale, i server dell’Fsb non riescono a gestire il flusso di dati”, ha scritto nel suo blog personale.

Proprio per questo motivo i servizi vogliono che le società delle telecomunicazioni conservino tutte le informazioni per 12 ore, così da poterle scaricare e archiviare in seguito. “Vogliono continuare a fare quello che stanno facendo, distribuendo però il carico di lavoro tra le aziende”, ha aggiunto Murtazin.

Andrei Soldatov, autore di alcuni libri sui servizi russi di sicurezza, ha detto che il sistema russo di sorveglianza è molto più avanzato del Prism dell’Nsa. “Di recente si è registrato anche un consistente aumento nella sua attività, dovuto in parte alle proteste dell’opposizione a Mosca… e ai cambiamenti nella situazione politica”, ha detto a The Moscow News.

Secondo Soldatov, il sistema di sorveglianza noto con l’acronimo Sorm (in russo sta per System for Operative Investigative Activities, sistema per le attività investigative e operative), era stato messo a punto dal predecessore dell’Fsb, il Kgb, già alla metà degli anni Ottanta, per tenere sotto controllo il traffico telefonico.

In seguito, il sistema si è sviluppato in tre rami: Sorm-1 monitora il traffico su Internet; Sorm-2 intercetta le comunicazioni su Internet, mentre Sorm-3 raccoglie informazioni da ogni tipologia  di supporto per le comunicazioni.

Il sistema è estremamente semplice: dopo l’ordinanza del giudice, l’Fsb impone al server Internet di acquistare e installare un dispositivo Sorm sui suoi network, provvedendo anche alla sua manutenzione.

In base alle leggi in vigore, l’Fsb non è tenuta a rivelare informazioni su chi sta controllando o perché, e nemmeno a mostrare l’ordinanza del giudice nei confronti del provider.

Negli Stati Uniti, invece, il governo non può evitare di passare attraverso i provider di servizi che fungono da intermediari.

Edward Snowden non ha voluto commentare queste notizie.

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