Aria di crisi per l'opposizione?

La manifestazione organizzata a Mosca a difesa dei detenuti politici ha riscosso meno successo dei meeting precedenti. E la Russia si interroga sul futuro di questo fenomeno

A difesa dei detenuti politici, il 27 ottobre 2013, a Mosca, sono scese in strada circa 5.000-7.000 persone. Molte meno rispetto al 2012. Secondo alcuni esperti, il movimento di protesta nel Paese sta vivendo un momento di incertezza: la spaccatura al suo interno ha allontanato il fronte di sinistra e i nazionalisti.

L’ultima manifestazione è stata organizzata all’ultimo momento. Verso le due del pomeriggio (le 11 in Italia), secondo quanto riporta il giornale Moskovskij Komsomokets, nel punto di ritrovo ci sarebbero state circa 500 persone. Nel giro di un’ora, ovvero quando il corteo doveva mettersi in marcia, il numero è salito a 5.000.

Oltre ai soliti noti, tra i manifestanti sono spuntati anche due monaci buddisti. “Noi rappresentiamo l’ordine del Sutra del Loto, una corrente del buddismo. A Mosca siamo solamente in dieci. Ma nel mondo siamo in centinaia. Noi abbiamo partecipato a tutte le manifestazioni fin dai tempi della guerra in Cecenia”, ha detto uno dei due.

La protesta si è svolta senza incidenti. Anche i cori e gli slogan sono durati molto poco: dopo dieci minuti dall’inizio della marcia, il corteo ha proseguito praticamente in silenzio.

Il vice capo redattore della radio Eco di Mosca, Vladimir Varfolomeev, ha scritto su Twitter che 5.000 partecipanti sono un grande successo: simili manifestazioni, ha precisato, in passato non hanno riunito più di 2.000 persone. Anche se, confrontando i numeri dei meeting dell’ultimo anno e mezzo, queste sono cifre effettivamente più ridotte.

Secondo gli esperti, a causa di alcune circostanze, si è registrata una forte riduzione del movimento di protesta: “In primo luogo si sta evidenziando una stanchezza diffusa, perché la gente partecipa e avanza delle richieste. Ma queste richieste non vengono ascoltate – ha spiegato Ilia Konstantinov, direttore dell’Istituto per lo sviluppo della società civile -. In secondo luogo, l’opposizione si è spaccata. Alla manifestazione del 27 ottobre 2013, ad esempio, non hanno partecipato gli esponenti del fronte di sinistra, anche se hanno sempre ricoperto una parte considerevole della fetta dei manifestanti. Anche i nazionalisti non si sono visti”.

La sociologa Olga Kryshtanovskaya ha inoltre ipotizzato non solo una rottura, ma un vero e proprio cambiamento di struttura nel movimento di protesta. “Nell’ultimo periodo questo movimento è sembrato più contenuto e più vecchio. Prima l’età media dei partecipanti era di 35 anni. Ora è passata a 40 – ha spiegato Olga Kryshtanovskaya -. La novità di questo sentimento politico è sparita. Il numero di simili manifestazioni, poi, è aumentato, e la quantità di persone è diminuita. Chi è rimasto, appartiene a una parte radicale del movimento: una frangia piuttosto pericolosa. Si tratta di gruppi di ragazzi che hanno comportamenti aggressivi, talvolta atteggiamenti estremisti. La parte tranquilla dei manifestanti ormai se ne è andata”.

Secondo le previsioni del direttore dell’Istituto internazionale di perizie politiche, Evgeny Minchenko, attualmente sarebbero circa 100.000 le persone pronte a scendere in strada. Ma è indispensabile un valido pretesto.

“Ipoteticamente questo pretesto lo si poteva trovare nelle elezioni del sindaco di Mosca – ha concluso -. Ma si sono svolte in una maniera tale, per cui è risultato difficile organizzare delle proteste”.

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