Navalny promette di continuare la sua lotta

Alexei Navalny è alle prese con il processo d'appello per il "caso Kirovles" (Foto: RIA Novosti)

Alexei Navalny è alle prese con il processo d'appello per il "caso Kirovles" (Foto: RIA Novosti)

All'inizio del processo d'appello a suo carico, parla il leader dell'opposizione, che si dice convinto che i cittadini russi desiderino dei cambiamenti

Il 16 ottobre 2013 il tribunale esaminerà l’appello dell’attivista anti-Cremlino, Alexei Navalny, condannato a 5 anni di detenzione. La condanna gli era stata inflitta alla vigilia della campagna elettorale alla carica di sindaco di Mosca, dove Navalny si era presentato come candidato.

I guai giudiziari di Navalny

Il “caso Kirovles” è un processo penale istruito contro l’attivista politico Alexei Navalny, che nel 2009 è stato consigliere volontario del governatore di Kirov, e contro l’imprenditore Petr Ofitserov per appropriazione indebita di beni dell’azienda statale Kirovles. Il 18 luglio 2013 il tribunale regionale Leninsky della città di Kirov, dopo l’esame del caso, ha riconosciuto Navalny e Ofitserov colpevoli e li ha condannati rispettivamente a 5 e 4 anni di detenzione. I legali dei condannati hanno fatto ricorso in appello. Il caso ha suscitato un grande clamore nell’opinione pubblica russa

Secondo quanto scrive il giornale Moskovsky komsomolets, Alexei Navalny avrebbe annunciato la sua intenzione di contestare i risultati delle elezioni a sindaco di Mosca e di presentare querela nei tribunali provinciali della capitale, ma finora senza risultato. A rallegrarlo è però il fatto di aver conquistato il 27 per cento delle preferenze: tale è la percentuale di voti ottenuta da Navalny alle amministrative dell'8 settembre 2013.

“Guardiamo con soddisfazione ai risultati elettorali, perché hanno dimostrato a noi tutti, me compreso, che si può condurre una vera campagna elettorale senza aver accesso alle televisioni e senza disporre di risorse finanziarie e di partito, e neppure del sostegno di oligarchi. Anche la gente ha potuto accorgersi che questa linea paga. Fin qui ogni movimento politico spontaneo era stato recepito come un fenomeno positivo, ma senza alcun peso e valore”, afferma Navalny.

L’attivista russo è convinto che se fosse riuscito ad andare al secondo turno, sarebbe senza dubbio stato eletto come nuovo sindaco di Mosca. “La pratica politica ci insegna che un candidato favorito al primo turno il più delle volte risulta in minoranza al secondo. Al secondo turno il nostro elettorato si sarebbe mobilitato, entusiasmato e sarebbe andato in massa a votare. Avrei avuto i voti di tutti gli elettori dell’opposizione”, dichiara.

Navalny sottolinea che le autorità non possono ora ignorare i disordini esplosi a Sud di Mosca e le motivazioni dei cittadini che scendono in piazza per risolvere dei problemi concreti. Tuttavia, Navalny è certo che i moscoviti non si trasformeranno in nazionalisti. “L’84 per cento dei cittadini russi appoggiano il regime dei visti coi Paesi dell’Asia Centrale e del Caucaso. Non tutti sono dei nazionalisti. È una richiesta legittima”, afferma Navalny.

L’attivista anti-Cremlino intende partecipare alle elezioni della Duma municipale di Mosca che avranno luogo a settembre 2014, ma teme che la sentenza emessa dal tribunale riguardo al caso “Kirovles” possa privarlo di questa possibilità. “Il tribunale regionale di Kirov potrà condannarmi a un certo numero di anni, con o senza la condizionale, ma non mi concederà mai l’assoluzione. Tuttavia, parteciperò lo stesso alla campagna elettorale. Il nostro obiettivo è quello di privare Russia Unita, il partito al potere, della maggioranza alla Duma municipale di Mosca. I consensi per Russia Unita a Mosca vanno dal 24 al 35 per cento, ma i suoi esponenti nella Duma municipale occupano il 95 per cento delle cariche; questo è ingiusto, non deve essere così”, spiega l’attivista dell’opposizione.    

Navalny è convinto che la gente desideri dei cambiamenti e che quindi i nuovi movimenti abbiano delle chance. “Per me vincere significa fare in modo che la gente vada al potere; non è detto che debba andarci necessariamente io, per promuovere una riforma della giustizia e costringere tutti i ladri e gli imbroglioni alle loro responsabilità e sottoporli a giudizio. Significa anche battersi per l’indipendenza dei tribunali e perché i profitti del petrolio possano servire al benessere di tutti i cittadini del nostro Paese. È ininfluente che io diventi Presidente o primo ministro o che sia il leader di un partito”, ha sottolineato Navalny.

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