Al Forum Club Valdai la generazione di oggi e l'opposizione

Il deputato della Duma Ilya Ponomarev insieme alla conduttrice televisiva Ksenia Sobchak al Club Valdai (Foto: Anton Denisov / Ria Novosti)

Il deputato della Duma Ilya Ponomarev insieme alla conduttrice televisiva Ksenia Sobchak al Club Valdai (Foto: Anton Denisov / Ria Novosti)

Il summit degli intellettuali, al suo terzo giorno di lavori, ha optato per un pizzico di glamour con l’apparizione di Ksenia Sobchak: in agenda il confronto tra potere e antagonisti, la corruzione e la politica estera

Il Club Valdai, nel terzo giorno di incontri, il 18 settembre 2013, ha optato per un pizzico di glamour con l’apparizione di Ksenia Sobchak. Il dialogo tra opposizione e potere ha dominato la giornata insieme ai discorsi sulla corruzione e la politica estera.

I dibattiti sono iniziati col tintinnio delle tazzine di caffè sul tema un po’ generico e disorganico del “futuro dell’Asia”. Gli oratori, poco a loro agio con la lingua inglese, non hanno lasciato quasi impressione alcuna sul pubblico. Tanto più che tutti erano impazienti che iniziasse  la sessione successiva, il clou della quale doveva essere l’apparizione di Ksenia Sobchak.

E quest’ultima, infatti, non ha deluso le aspettative, né dal punto di vista del look (“Guarda, porta tacchi a spillo di 20 centimetri”, esclamavano i presenti), né nel prendere posizione con frasi scioccanti ben studiate. Il suo mestiere di giornalista televisiva le è tornato utile, rispetto alla maggioranza degli altri oratori del club Valdai, per lo più professori universitari. Ksenia Sobchak era l’invitata di punta di un dibattito dedicato alla “disparità di valori”.

Vi hanno preso parte tre membri dell’opposizione: Gennadi Gudkov e Ilya Ponomarev, ex deputati del partito Russia Giusta, e per l’appunto Ksenia Sobchak, la cui attività politica è nata con il movimento di protesta della fine del 2011. Abituata a essere messa alle corde per la sua precedente attività (animatrice di reality show televisivi), si è espressa in qualità di portavoce di “una generazione che non ha più paura del potere, che si sente indipendente, perché è stata abituata da sempre a fare affidamento soltanto su sé stessa”.

Idealizzando la generazione dai 20 ai 45 anni, Ksenia Sobchak ha affermato che “non soffriamo del complesso post-imperialista, e i problemi delle frontiere e delle zone di influenza ci annoiano. Non vogliamo più il paternalismo di Putin e il potere non rappresenta i nostri interessi”.

Proprio accanto, l’economista smaccatamente di sinistra Mikhail Delyagin, recitava com’è sua abitudine una litania di imprecazioni rivolte a un “governo di imbroglioni che trasformano il bene comune nel  bene privato di un pugno di eletti”. A suo dire, i valori che uniscono i russi sono “la propaganda delle televisioni di Stato, il ricordo del Kgb, il rublo e la lingua russa svilita dalla televisione”. Colpito dalla sua vicina, verso la quale lanciava occhiate di continuo, Delyagin non ha fatto parola del suo antiamericanismo dopo aver sentito Sobchak prenderlo in giro per questo.

Riportando il dibattito sui valori, il politologo Nikolai Zlobin è tornato a parlare di letteratura. “L’Europa è stata plasmata dai grandi filosofi, mentre la Russia non ne ha avuti e i suoi valori sono stati forgiati dai suoi grandi scrittori del XIX secolo”. Per lui è impensabile vivere senza un sistema di valori. “Occorre rimettere ordine nelle teste ed è precisamente questa la missione di Putin nel suo terzo mandato”, ha aggiunto.

Zlobin ha lanciato un sasso nello stagno di coloro che ripetono costantemente in modo trito e ritrito che la “Russia non è facile da capire” o la  favola di “una strada di sviluppo specificatamente russa”. Ilya Ponomarev la cui aura in seno all’opposizione si è indebolita con l’affermazione di Alexei Navalny, si è sforzato di relativizzare l’idealismo di Sobchak sulla generazione dei giovani russi (e in ciò  è stato appoggiato da due sociologi presenti al dibattito), sottolineando che una grande maggioranza di loro resta apolitica o condivide valori conservatori.

Le tre sessioni successive del Club Valdai del 18 settembre 2013 sono state nell’ordine gli interventi di Sergei Ivanov, direttore dell’amministrazione presidenziale; di Sergei Lavrov, ministro degli Affari esteri e, infine, di Viacheslav Volodin, vice di Ivanov incaricato di politica interna.

Gli oppositori presenti nel pubblico hanno fortemente attaccato Ivanov sul nepotismo e la corruzione che, secondo loro, sono il cancro del Paese.

Il grande successo del Club Valdai è stato quello di proporre un’occasione di discussione tra l’opposizione e il potere. Si è aperto così un primo confronto e Ivanov e Volodin hanno promesso che lo porteranno avanti.

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